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La neve rossa? Non è così rara! Ecco l'episodio del 19-21 febbraio 2004

Dopo un periodo più mite della norma l'inverno decise di invertire la rotta irrompendo con una tre giorni memorabile.

In primo piano - 14 Gennaio 2015, ore 15.07

Quel febbraio del 2004 l'Africa spadroneggiava indisturbata sull'intero bacino centro-occidentale del Mediterraneo. La situazione appariva analoga a quella che stiamo vivendo attualmente, anzi il tepore primaverile si era presentato all'appello molto più incisivo e in anticipo e l'anticiclone ancora più tenace.

Dal giorno 18 però qualcosa di grosso si stava preparando sullo scacchiere europeo. L'anticiclone improvvisamente si destò dal suo letto italico e si proiettò con un guizzo inaspettato verso le regioni scandinave. L'inverno prese immediatamente la palla al balzo e inviò una possente saccatura retrograda dalla Scandinavia verso l'Europa centro-occidentale mirata giusto giusto sull'Italia. L'aria fredda superò senza grosse difficoltà l'ostacolo alpino reagendo con la formazione di un minimo depressionario centrato sul mar Ligure.

Una prima perturbazione sospinse l'avanguardia precipitativa sulle regioni centrali e al nord-est con qualche colpo di tuono sulla Toscana ma le nevicate, ancora moderate, erano confinate ai rilievi. La notte sul 19 febbraio un secondo corpo nuvoloso penetrò con maggiore decisione e rovesciò al suolo l'aria fredda presente in alta quota. La neve imbiancò magicamente tutto il nord ad eccezione delle riviere liguri. Notevoli gli accumuli sulla fascia prealpina, fino a 50 centimetri oltre i 500 metri di quota.

Manto bianco anche per Torino, Cuneo, Milano, Brescia e Parma. In alcuni casi si verificarono episodi intensi accompagnati da vento forte e cadute di neve sotto forma di rovescio o temporale, come accaduto a Biella. Difficile la viabilità su molte zone, soprattutto nelle vallate interne alpine e appenniniche. L'aeroporto di Torino Caselle chiuse parzialmente in mattinata per impraticabilità delle piste, mentre a Trieste la bora fece la sua comparsa con violenza raggiungendo i 104 km/h.

Tra il 20 e il 21 febbraio il vortice trasla lentamente verso il Tirreno determinando l'afflusso massiccio di miti correnti sciroccali pescate dal nord Africa su tutta la penisola. Le temperature tendono al rialzo e la pioggia guadagna subito terreno verso le montagne. Una terza perturbazione segue a ruota e fa il suo ingresso al centro-nord apportando una nuova recrudescenza dei fenomeni. La neve riesce ancora a cadere sulle pianure piemontesi e al mattino anche su Milano e sui rilievi dell'entroterra ligure di Ponente fino a quote molto basse. L'evento si fa poi spettacolare per l'apporto di grandi quantità di sabbia sahariana trasportata dallo scirocco e sospesa nelle masse nuvolose.

Su Alpi e Appennino settentrionale i fiocchi cadono abbondanti fino a quote prossime ai fondovalle e i paesaggi si tingono di una magica neve rossa dall'entroterra toscano fino a quello triestino. A Cuneo il manto supera i 50 centimetri mentre i Torinesi si trovano sotto 15 centimetri. I tratti appenninici delle autostrade Torino-Savona e della Milano-Genova vengono chiusi per diverse ore. Nel frattempo a Palermo lo scirocco raggiunge gli 80 km/h e la gran quantità di sabbia in sospensione nell'aria suggerisce la chiusura temporanea dell'aeroporto di Punta Raisi.

Sempre lo scirocco spingerà man mano la quota neve fin oltre i 1000 metri nel giorno successivo sulle Alpi centro-occidentali e fino a 1500 metri su quelle orientali. La pioggia cadrà battente per tutta la giornata del 22 febbraio sulle pianure del centro-nord impegnando con i maggiori accumuli Toscana e Friuli Venezia Giulia. L'evento in serata si attenua lasciando in tre giorni sul terreno circa 210 mm di pioggia sulle Alpi Apuane e 170 in provincia di Udine, senza dimenticare i 120-170 centimetri di neve fresca accumulati al di sopra dei 1000 metri sull'intera cerchia montuosa che racchiude la pianura Padana.


Autore : Luca Angelini, adattamento di Alessio Grosso

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