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La neve romana del 5 marzo 1971

L'eccezionale nevicata su Roma della sera del 5 Marzo 1971 nei ricordi di un nevofilo tredicenne.

In primo piano - 10 Febbraio 2009, ore 07.04

Ormai è dal 1986 che a Roma non si può parlare di una nevicata degna di questo nome. Avevo tredici anni quel 5 Marzo del 1971 e, nelle prime ore di un pomeriggio piovoso e freddo, decisi di piazzarmi in fondo al balcone della mia casa dalle parti delle Fosse Ardeatine. Munito di un termometro di un tavolino e di una sedia, misi su quello che definii il "Centro Nevicativo". Mia madre doveva essere ben preoccupata per quel ragazzino che se ne stava all'aperto con quel freddo per giunta convinto di aspettare qualcosa che a Roma è estremamente raro in gennaio (figuriamoci a Marzo). Non so se a preoccuparla fosse di più la mia salute fisica o quella mentale, certo è che io di rientrare in casa non volevo saperne. Nei giorni precedenti aveva fatto molto freddo. Con il cielo sereno la notte fra il 3 ed il 4 Marzo la temperatura era arrivata a - 5 (ricordo le foto delle fontane con i ghiaccioli) ed il mitico Bernacca, nel far vedere nella carta prevista un graziosissimo minimo secondario sul Mar Ligure (allora la "carta" era una lavagna con impressa la carta d' Europa su cui lui disegnava isobare e perturbazioni con il gesso), aveva pronosticato "nevicate a bassa quota, localmente anche in pianura, sulle regioni centrali tirreniche". Era quanto bastava per la mia fede. E così eccomi a fare la spola tra dentro e fuori per tutto il pomeriggio, incurante dei rimproveri. Si annuvola, si fa notte, dal cielo arriva solo pioggia. Ma io non perdo la fiducia e verso le 20 sono ricompensato. La temperatura è intorno ai 5 gradi quando, improvvisamente, alla gocce di pioggia si cominciano a mescolare grossi fiocchi di neve bagnata. Li vedo chiaramente biancheggiare in mezzo al nero della pioggia, illuminati dalle luci della strada. Tengo d'occhio il termometro, la temperatura scende rapidamente. Nel giro di pochi minuti arriva a 2°, poi a O°. Intanto la neve viene giù a fiocconi, fittissima, della pioggia non c'è più traccia. Eccoci tutti sul marciapiede a fare a palle di neve mentre una macchina tenta inutilmente di imboccare la salita di via dell'Annunziatella, sotto casa mia: inizia a slittare, non può far altro che tornare indietro. L'automobilista è costretto a rinunciare ed a lasciare lì in mezzo la vettura. La stessa scena si ripeterà su molte strade in pendenza della "città dei sette colli" ma a noi ragazzi la cosa non preoccupava davvero. La mattina dopo, sabato, niente scuola, ricordo un bel sole praticamente caldo che scioglieva la neve a gran velocità. Spettacolare passeggiare per il mio quartiere, con tra i raggi caldi e l'aria frizzante a godermi lo spettacolo di quegli alberi stracarichi di neve. La sera della neve era rimasto ben poco. Resta invece, fino ad oggi, il ricordo di quella specie di stazione meteo detta "Centro Nevicativo" che segnò il punto di svolta della mia passione per il tempo. Dall' emozione bambinesca all' "approccio scientifico". Inoltre, nel ricordo di quella mitica serata, la "temperatura della speranza" è rimasta per sempre fissata a 5 gradi. Come quella volta la neve iniziò a cadere con una temperatura del genere, così adesso ogni volta che piove e ci sono 5 gradi un filo di speranza si insinua dentro di me.

Autore : Alberto Capeccioni

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