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La NEBBIA: ecco quando arriva e quando invece non ce la fa...

Un leggero vento la diffonde, anche una parziale nuvolosità in alta quota la ostacola.

In primo piano - 4 Novembre 2015, ore 14.13

La nebbia arriva con il vento.
No, non avete preso un abbaglio e non si tratta di un refuso. La nebbia si propaga molto spesso grazie ad un vento leggero che non deve superare i 5 nodi.

In questo modo i banchi possono abbandonare il campo che li ha generati ed estendersi orizzontalmente fino ad invadere interi quartieri. La calma anticiclonica, l'elevata umidità negli strati prossimi al suolo e la serenità del cielo favoriscono la formazione della nebbia.

L'aria fredda che ristagna quasi immobile su un prato genera un lievissimo scarto pressorio con l'adiacente zona abitata più calda e con pressione leggermente inferiore. Sarà proprio questo scarto a generare la ventilazione di compensazione utile a diffondere la nebbia.

L'aria calda però può contenere maggiore umidità relativa e pertanto la saturazione deve essere aiutata da una diminuzione della temperatura.

Se la notte rimane stellata e il cielo non si copre di nubi stratiformi, in grado cioè di ridurre notevolmente il raffreddamento restituendo al terreno il calore che cercava di fuggire verso l'alto, la "fabbrica" della nebbia continuerà il suo paziente lavoro e al risveglio saremo immersi in un unico strato nebbioso organizzato ad altezza variabile.

Venti superiori ai 5-6 nodi disperdono rapidamente la nebbia poichè generano scambi verticali che rimescolano le masse d'aria.
Se è vero che i cirri notturni riducono la nebbia, la loro presenza durante il giorno attenua la luce solare e permette allo strato nebbioso maggiore di conservarsi più facilmente.

Non sempre la nebbia interessa gli strati prossimi al suolo, talvolta risulta alta, cioè coinvolge quote comprese tra 300 e 500-600m, altre volte è prossima al suolo e non supera i 200m di altezza.

Se la nebbia di notte resta prossima al suolo e il cielo appena sopra è sereno il raffreddamento notturno può risultare molto più importante con formazione di brina e galaverna, poi la nebbia si alzerà un po' a rendere nuvoloso il cielo durante il giorno, favorendo una classica giornata di ghiaccio.
 
Gli episodi che abbiamo descritto sono legati al tipo di nebbia definita di "irraggiamento", diverso il discorso valido invece per le nebbie di avvezione, laddove una massa d'aria mite ed umida, che generalmente precede un fronte caldo, scorre su una porzione di territorio più freddo.

In questo caso sarà l'ulteriore raffreddamento a far condensare l'umidità in stratificazioni nebbiose, il cielo tenderà poi a coprirsi e, con l'arrivo delle precipitazioni, diverrà solo una densa foschia diffusa.


Autore : Alessio Grosso

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