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La disgrazia del Monte Bianco: il caldo non c'entra

Impressionante incidente in montagna lungo una delle vie normali che conducono alla vetta del Monte Bianco. Il percorso che parte dal rifugio Cosmiques all'Aiguille du Midi, in territorio francese, ha nel tratto che porta al Colle di Mont Maudit, il tratto più impegnativo. E proprio qui è avvenuta la tragica fatalità.

In primo piano - 13 Luglio 2012, ore 10.10

 Prima il silenzio assoluto, con la notte che fa girare le stelle nel cielo, poi un impressionante, improvviso fragore alle prime luci dell'alba e dopo ancora il silenzio, questa volta ancora più pesante, quello della morte. Lassù sul gigante bianco almeno 9 persone hanno perso la vita, investite dal crollo di un seracco che incombeva su una delle vie normali francesi alla vetta del Monte Bianco 4810 metri, e che passa poco sotto quella del Mont Maudit 4468 metri.

Il monte maledetto, così lo hanno chiamato i Francesi, anche per la fama sinistra che nutre per la sua posizione isolata, severa e particolarmente esposta al maltempo che rende difficile l'intervento di eventuali soccorsi. Questa volta però il maltempo non c'entra e neanche il bel tempo se proprio vogliamo dirla tutta.

Da più parti la causa del crollo è stata addebitata al caldo africano. Peccato che lungo le Alpi, e in particolare sul tratto valdostano particolarmente esposto alle correnti da ovest, il caldo africano proprio non c'era. Da giorni sono infatti attive fresche correnti atlantiche e infatti l'alba dell'incidente era piuttosto ventosa. Lo dimostra anche il fatto che lo zero termico al momento dell'incidente era a 3200 metri e lo stesso luogo faceva registrare una temperatura di circa -5°C.

E allora cosa ha causato il disastroso distacco nevoso? Anzitutto occorre precisare che il crollo di un seracco non è una valanga di neve soffice, ma il distacco di una porzione di ghiacciaio. Già questo spiega che la consistenza della massa glaciale può aver subito una sollecitazione indipendente dalla temperatura esterna che comunque, come abbiamo visto, era ottimale.

Solitamente i seracchi crollano per via delle tensioni che si creano all'interno del ghiacciaio sottoposto alla forza di gravità. Se immaginiamo un ghiacciaio come un fiume quasi pietrificato non ci risulta difficile comprendere che lungo i profili a maggior pendenza si creano enormi crepe (crepacci), le quali poi possono accumularsi e creare blocchi di ghiaccio sospesi (seracchi) pronti a scaricare valanghe di ghiaccio.

Studi di settore hanno appurato che il crollo dei seracchi avviene ciclicamente e rispetta tempi abbastanza regolari. Alcuni seracchi hanno tempi di caduta di secoli, e si riconoscono per la loro forma tozza, arrotondata dagli elementi atmosferici e la loro conformazione di ghiaccio scuro, altri crollano mediamente ogni 20 anni, altri ogni 10, altri ogni 5. La loro forma è più aguzza e frastagliata e la loro conformazione è bianca e denota la natura giovane del seracco e quindi il suo ciclo vitale più rapido. 

Insomma un disastro non certo addebiltabile alle condizioni meteorologiche, nè alla cattiva condotta degli alpinisti impegnati nell'ascesa del tratto più impegnativo dell'intero percorso, ma ad una tragica e imprevedibile fatalità.

 


Autore : Luca Angelini

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