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La depressione d’Islanda è in grande forma

Una delle figure bariche più conosciute nel nostro Paese sta vivendo un periodo di attività notevole; quali sono le conseguenze di un fenomeno simile sul tempo in Italia?

In primo piano - 30 Ottobre 2002, ore 11.41

Quella che stiamo vivendo in questi giorni sembra finalmente una stagione normale, senza grosse anomalie e senza la persistenza di fenomeni intensi sulle stesse aree geografiche per giorni e giorni. Parte della responsabilità di un autunno simile possono essere attribuite alla depressione d’Islanda, una figura barica che normalmente si colloca con il suo minimo in prossimità dell’Isola, ed abbraccia estese porzioni di oceano. In questi giorni la sua configurazione principale assume proprio le caratteristiche descritte, anche se in alcune fasi della sua “travagliata” esistenza il corpo del vortice tende a spostarsi più decisamente verso la Groenlandia, dove trova maggiori quantità di carburante (in termini di aria fredda) a disposizione. Ma a cosa è dovuta la vitalità della depressione? Alle alte quote la corrente a getto polare in questo periodo è particolarmente vivace, e presenta dei picchi di velocità superiori ai 200 km/h: come sappiamo questo si traduce nel notevole approfondimento di numerosi minimi depressionari a nord di esso (fra i quali la depressione d’Islanda stessa) ed oltretutto nella trasmissione al suolo di venti molto intensi in corrispondenza del “nastro” principale. Quello descritto è anche uno dei motivi scatenanti della violenta tempesta di vento dei giorni scorsi sull’Europa centrale; in quel caso la corrente a getto polare ha raggiunto picchi di 230 km/h su una fascia di 60 chilometri di larghezza nei pressi del Mare del Nord…….tutto ciò non può che generare notevoli quantità di energia da mettere in gioco e da dissipare sotto forma di violente correnti a partire dall’Inghilterra. In queste situazioni le precipitazioni associate alle perturbazioni pilotate direttamente dalla depressione non possono essere molto durature, per tre motivi principalmente: - con moti così rapidi attorno ad una depressione così profonda il sistema frontale associato si occlude molto velocemente e quindi i fenomeni precipitativi diventano deboli o di scarsa consistenza - le nubi si spostano troppo velocemente, perciò anche quelle più estese insistono su uno stesso luogo per poco tempo - i venti più intensi sono associati al settore della depressione che segue il fronte, e quindi a zone dove a causa della presenza di aria più fredda alle quote medio-alte, si sviluppano cumuli e cumulonembi, che per loro natura occupano aree poco estese Se l’aria fredda riesce in parte a sfuggire al “mulino” principale per deviare verso sud allora si possono creare situazioni diverse, con minimi di pressione secondari che si dirigono verso latitudini inferiori, dove i venti sia in quota che al suolo sono più calmi; la conseguenza principale è una insistenza maggiore delle precipitazioni in uno stesso luogo. La difficoltà della previsione del tempo di questi giorni sta tutta qui: non è assolutamente facile per i modelli matematici capire quanta aria fredda riuscirà a sfuggire alla depressione “madre” e magari, una volta che si è creato un minimo secondario, capire dove questo si sposterà, dato che non è più legato al motore principale, ma va ad interagire con correnti di tutt’altra natura. Ecco che allora all’improvviso il piccolo centro di bassa pressione si colma o devia in una direzione ancora diversa da quella prevista poche ore prima. In definitiva la depressione d’Islanda ci sta portando nell’autunno più classico, ma dal punto di vista previsionale ci sta mettendo in grosse difficoltà.

Autore : Lorenzo Catania

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