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La corda del Getto: tesa od ondulata, ipotesi a confronto

Punti di vista inizialmente diversi da parte della modellistica vanno poi a convergere con un flusso occidentale sempre troppo teso che non permette adeguati scambi meridiani e quindi una sostanziale svolta del tempo. Ecco il trucco per capirne di più

In primo piano - 28 Dicembre 2011, ore 12.05

 Fosse tutta questione di saper leggere e intepretare i modelli di simulazione non sarebbe poi così difficile stendere una previsione. Basterebbe familiarizzare con le nostre belle cartine colorate, un pizzico di esperienza e una ricostruzione mentale che traduca visivamente quanto racchiuso nei simboli ed è fatta.

In realtà il procedimento è decisamente più ampio e complesso, oltretutto il lavoro portato a termine con una particolare corsa modellistica va comparato con altre corse, spesso anche molto diverse tra loro se non addirittura antitetiche. Il caso della situazione contingente ne è un esempio lampante. 

Diversi scenari prospettano sul lungo termine una svolta nell'evoluzione delle correnti portanti e in particolare nella struttura della Corrente a Getto, la cui corda, più o meno tesa, è elemento determinante per comprendere a cosa andremo incontro. Chi la vede più tesa, con l'alta pressione che risponde rimanendo abbracciata all'Europa occidentale e chi invece la vede più ondulata, con le saccature artiche che tentano la via d'uscita dal Circolo Polare alla volta delle medie latitudini. Chi avrà ragione?

Al momento gli scenari che vedono la corda del Getto ben tesa e veloce hanno sempre avuto ragione, piegando miseramente anche gli scenari invernali più spinti. Veloci perturbazioni che scorrono alle alte latitudini e che di volta in volta lasciano passare a fatica un corpo nuvoloso per volta verso il Mediterraneo centro-orientale. Gli assi di queste piccole saccature fanno perno sul grande anticiclone quasi stazionario sul vicino Atlantico e vanno poi a finire sul nostro meridione con un lungo giro che ne sottrae il poteziale energetico iniziale. Eppure finora questo è stato l'unico modo per poter parlare di inverno sulla nostra Italia.

Le prospettive per il prossimo futuro rimangono ancora in bilico su questo burrone, una vera e propria trappola per noi che quotidianamente dobbiamo interpretare cum grano salis le varie corse modellistiche, guizzando tra quelle più estreme, che a volte vi proponiamo a puro titolo esemplificativo (vedi immagine qui a fianco), e quelle piatte che più piatte non si può ma che finora si sono rivelate pura realtà.

Il metodo prognostico fortunatamente ha anche altre possibilità per venirne a capo, uscendo dal labirinto dei modelli deterministici, e addentrandosi invece nel campo minato ma affascinante delle teleconnessioni. Solo scrutando nel suo insieme gli uni e gli altri abbiamo la possibilità di andare oltre, di arrivare prima degli altri per farvi sapere di che morte morirà l'inverno o se sarà il momento di preparare invece la pala. 


Autore : Luca Angelini

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