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L'Italia rovesciata, quando De Amicis scriveva: "ecco la prima NEVE, la grande amica dei ragazzi..."

Così De Amicis celebrò la neve in cuore nella Torino di fine 800, quanto è cambiato il clima da allora.

In primo piano - 26 Novembre 2015, ore 14.18

Come si sorprenderebbe De Amicis se vedesse quanto è cambiato il clima di Torino e del nord Italia. La neve era davvero un grande divertimento per i bambini, nonostante le case gelate di allora e i tantissimi poveri.

Oggi la neve virtuale spesso sostituisce quella reale, a meno che non si scenda al sud, dove quasi ogni anno, che l'inverno sia molto mite o solo mite, lì una nevicata non se la perdono quasi mai, soprattutto in Appennino. Invece le Alpi penano e le città padane non sanno più nemmeno cosa sia un periodo prolungato con la neve al suolo. Non che sia una novità degli ultimi 2 anni, negli anni 90 intendiamoci, andava anche peggio, ma la cosa non lascia indifferenti.

Senza neve d'inverno i ragazzi hanno perso qualcosa di veramente unico, che le poche volte che arriva non sanno più nemmeno apprezzare: la neve serve per sciare e per farci al massimo un pupazzo, un tempo con gli amici io ci passavo degli interi pomeriggi a scavar trincee e a lanciarci assalti all'arma bianca, che più bianca non si poteva.

Oggi la neve non attrae più perché è vista solo come un impiccio da molti genitori, in una vita sottoposta alla dittatura della fretta e dell'urgenza, la bianca visitatrice è diventata più che mai un fastidio del quale doversi liberare il prima possibile e tutto questo filtra e arriva al bambino, che non immagina nemmeno più come potesse essere bella la sua città bianca nel passato.

La lamentela dei cittadini è diventata così assordante che l'anticiclone li ha accontentati e ora devia la neve verso chi dimostra maggiore entusiasmo nel vederla. Che la neve se ne stia in montagna si dice al nord, il punto è che sempre più spesso diserta anche le Alpi e va ad abbracciare gli Appennini. 

Per immaginarla scendere non resta allora che riaprire le pagine del diario di Bottini, lo scolaro nel libro di De Amicis: "addio passeggiate a Rivoli, ecco la bella amica dei ragazzi, ecco la prima neve; fin da ieri sera, vien giù a fiocchi fitti e larghi come fiori di gelsomino. Era un piacere questa mattina alla scuola vederla venire contro le vetrate ad ammontarsi sui davanzali, anche il maestro guardava e si fregava le mani, e tutti erano contenti pensando a fare alle palle, e al ghiaccio che verrà dopo. Che bellezza, che festa fu all'uscita!

Tutti a scavallar per la strada, gridando e sbracciando, e a pigliar manate di neve. I parenti che aspettavano fuori avevano gli ombrelli bianchi, la guardia civica l'elmetto, tutti i nostri zaini in pochi momenti furono bianchi. Il calabrese che non aveva mai toccato neve se ne fece una pallottola e si mise a mangiarla come una pesca.

Eravamo una baldoria di scolari che festeggiava l'inverno." 

Ora dovremmo forse crearne la commemorazione...
 


Autore : Alessio Grosso

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