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L’inverno in alta montagna: bufere di vento e neve, valanghe

Sono molti i rischi ai quali può andare incontro un escursionista se non è a conoscenza delle condizioni del tempo e del manto nevoso ad alta quota.

In primo piano - 11 Febbraio 2010, ore 13.14

Durante l’inverno in alta montagna il clima si fa spesso rigido; in qualche caso addirittura non è quasi possibile uscire all’aperto, a causa delle condizioni meteorologiche avverse. Tuttavia molti spesso si avventurano in scalate, scarpinate, sciate fuori pista e quant’altro, correndo rischi molto seri; per questo serve una adeguata informazione sulle condizioni meteorologiche prima di organizzare gite impegnative e pericolose. Innanzitutto occorrerebbe informarsi sui venti d’alta quota, quelli che soffiano dai 3000 metri in su; soprattutto quando le grandi correnti a getto a 9-10 km di altezza scorrono da nord verso sud sulla barriera alpina, i venti in alta montagna rinforzano rapidamente, raggiungendo in certe situazioni anche i 150 km/h sui crinali più esposti. E' allora chiaro che l'eventuale alpinista che si trovi a scalare una parete rocciosa con queste condizioni meteo può innanzitutto vedersi "sbattere" ripetutamente contro le rocce, ma soprattutto rischia l'assideramento. Comunque tornando alle peculiarità meteorologiche, in caso di forti correnti a getto in alta quota si hanno nevicate abbondanti sul versante estero dell’arco alpino, che rendono la vita degli escursionisti ancora più difficile; al contrario condizioni di cielo sereno si riscontrano sulle Prealpi. Ma solitamente prima di partire come si fa a capire se in alta quota il vento è forte? Se le montagne sono almeno in parte innevate si nota un “pennacchio” bianco (neve polverosa) che si solleva dalle cime per poi scorrere orizzontalmente nella direzione lungo la quale soffia il vento; in caso contrario bisogna affidarsi alle nubi, in particolare agli altocumuli lenticolari, che normalmente in caso di correnti a getto vicine al luogo di osservazione si notano molto bene nel cielo. Purtroppo questo non è l’unico rischio che corrono coloro che amano l’alta montagna; l’altro pericolo di un certo rilievo riguarda le valanghe, presenti in tutte le stagioni sulle Alpi, soprattutto d’inverno sull’Appennino. Sono veramente tante le possibili condizioni che si possono creare sul manto nevoso che ricopre un crinale; addirittura non è detto che un aumento della temperatura faciliti il distacco delle slavine, come invece saremmo indotti a pensare. Al contrario un repentino abbassamento dei valori termici può creare lastroni di ghiaccio mobili sulla superficie del manto nevoso, e rendere rischioso qualsiasi movimento nelle vicinanze dello stesso. Chiaramente alcuni comportamenti, come il “taglio” orizzontale sugli sci lungo un canalone innevato, possono facilitare lo sviluppo delle valanghe, mentre altri movimenti non comportano rischi di sorta. Il nostro consiglio comunque rimane sempre lo stesso: se non conoscete a fondo la montagna che andate a scalare (magari perché non siete nati in zona), se non siete a conoscenza delle possibili evoluzioni della condizione del tempo nelle ore successive a quelle della vostra partenza, se non siete provetti sciatori e non conoscete appieno tutte le “regole” che occorre seguire per sciare in alta quota e fuori pista, non avventuratevi in escursioni inutilmente rischiose.

Autore : Lorenzo Catania

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