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L'inverno dei record al contrario? Mai guardare solo al "proprio orticello"

Nevicate eccezionali, gelo super: dove è finito l'inverno dei record? Certamente non in Italia, probabilmente in nord America o nell'estremo est della Siberia. Nel mezzo c'è il Mediterraneo, con tutta la sua scia di temperature miti che sta alimentando il global warming, soprattutto psicologico.

In primo piano - 18 Febbraio 2014, ore 10.54

 Se c'è un errore frequente e molto comune riguardo i vari discorsi sull'andamento del clima planetario è quello della percezione locale. Molto spesso infatti si traspone il clima di casa nostra e lo si estende a tutto il mondo. Errore! Fortunatamente esistono le rilevazioni strumentali, i satelliti, i radar, che superano i facili abbagli delle sensazioni umane.

Non è difficle comprendere che, dopo il non inverno che stiamo vivendo, e che è ormai alle battute finali anche dal punto di vista meteorologico, rimane ancor più ferma in noi la convinzione che il clima ormai cambiato, sia molto più mite dei decenni scorsi. Possibile che la temperatura globale sia aumentata così tanto, 3,4,5 anche 10 gradi rispetto alla media degli scorsi decenni?

E qui casca l'asino. E' vero il clima rimane più caldo rispetto alla media degli ultimi 30 anni, ma la grande salita degli anni' 90 sembra essersi arrestata, ovvero il Pianeta si sta riscaldando meno, la curva tende ad appiattirsi. E questo lo dicono gli strumenti che, fortunatamente, sono arbitri imparziali, senza la deviazione delle precezioni umane.

E' stato dunque l'inverno dei record? Noi pensimo di si: in Italia abbiamo battuto i record di mitezza di piovosità e, sulle Alpi, anche di nevosità. Dall'altra parte del mondo, in America, è stato l'anno del gelo record, tre mesi con temperature da freezer quasi in pianta stabile. Qualcuno si chiederà che tutto ciò sia il rovescio di una stessa medaglia"?

Bingo! Ecco centrato il discorso, quello corretto, che supera le orticellistiche senzazioni umane ma che utilizza quanto di meglio possiamo disporre, il nostro cervello. Nel clima sono cambiati soprattutto i regimi di persistenza.La modifica della calotta polare, con meno ghiaccio e più neve, ha a sua volta modificato la distribuzione termica di mari e oceani.

Si sono modificati gli assetti delle correnti oceaniche e il loro impatto sul trasporto di umidità e calore. Trattasi di modifiche millesimali, non percepibili umanamente, ma incontrovertibili dal punto di vista strumentale e comunque determinanti. Gli equilibri assunti dei grandi centri di pressione rimangono stazionari per più tempo e causano lunghi periodi caratterizzati da tempo uguale. I minori gradienti di temperatura tra le alte e le medie latitudini tendono ad appiattire la circolazione emisferica in una o due sole grandi onde.

Quella che si è piazzata in Atlantico, tra noi e l'America, è stata una vasta onda depressionaria, un vero e proprio lobo del vortice polare. Il su asse ha diviso in due l'emisfero: a loro le correnti settentrionali e il gelo, a noi quelle meridionali e la mitezza. L'Atlantico infine, posto a monte delle correnti che giungono sull'Europa, ci ha aggiunto la sua umidità, ed ecco le piogge.

Inverno più mite in Italia vero, ma non andiamo oltre; cosa potrebbero rispondere infatti i cugini d'oltre oceano?


Autore : Luca Angelini

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