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L'inverno 2006-2007: un bilancio tragico, per non dimenticare!

Le temperature particolarmente miti a tutte le quote, hanno condizionato la tipologia delle precipitazioni, con piogge invernali anche fino a 3000 m di quota.

In primo piano - 10 Febbraio 2016, ore 11.53

L’inverno meteorologico (dicembre- gennaio-febbraio) è stato su gran parte delle Alpi, il più mite dal 1920.

Le temperature miti hanno determinato frequenti episodi di fusione anticipata del manto nevoso tanto che, in alcune aree campione la permanenza della neve al suolo è stata di 30-45 giorni inferiore alla media, rimarcando un trend negativo in atto già dalla fine degli anni ‘80.

La mancanza di neve è stata importante soprattutto nei mesi autunnali e di inizio inverno (novembre -90% di precipitazione nevosa rispetto alla media, dicembre -25/-60%) e nel mese di aprile (-80%).

Il mese di gennaio è risultato avaro di nevicate specie nelle Alpi occidentali mentre il mese di marzo è stato nevoso su tutto il versante sud delle Alpi ed in particolare sulle Alpi orientali.

Questa diversità di precipitazione ha determinato anche un bilancio pluviometrico (pioggia + neve fusa) particolarmente negativo sulle Alpi occidentali e normale o positivo per alcune aree (Dolomiti) nelle Alpi orientali.

Il deficit di precipitazione nevosa, oltre che ad avere una caratterizzazione mensile, ha avuto anche una caratterizzazione altimetrica, con deficit superiori al 40% fino a 1800 m di quota nelle Alpi occidentali e centrali e del 25% oltre i 2100 m in tutti i settori.

L’unica zona con un deficit contenuto sono state le Dolomiti, dove le precipitazioni di gennaio, marzo e del mese di maggio, hanno contenuto il debito totale di fine stagione. Tuttavia anche in questa area, come nel resto delle Alpi, la mancanza della neve autunnale e di inizio inverno, non ha permesso la formazione di una copertura nevosa continua, con ripercussioni sulle attività sportive dello sci e in primavera sulla disponibilità della risorsa idrica.

Infine, le particolari configurazioni bariche che si sono susseguite sull’arco alpino durante l’inverno, hanno determinato, specie dopo le nevicate, forti venti con una generale re-distribuzione della neve e formazione di ampie zone erose e venti di föhn nei fondovalle con la fusione della neve residua.

RIASSUNTO METEOROLOGICO

I primi giorni del mese di novembre sono stati caratterizzati da correnti di origine artica che hanno provocato deboli precipitazioni lungo la cresta di confine, forti venti con locali episodi di föhn, le prime gelate e un marcato abbassamento delle temperature (Monte Marmolada, q. 3300, -19°C di media giornaliera). Nella seconda e terza decade del mese di novembre, il bel tempo è stato influenzato dalla estensione dell’anticlone delle Azzorre sul Mediterraneo, interrotto solo da una depressione di origine atlantica che, fra il 18 e il 22 novembre, ha determinato una debole nevicata su gran parte delle Alpi meridionali.

Le configurazioni anticicloniche di matrice subtropicale, con afflusso di aria calda alle alte quote sono state la caratteristica invece del mese di dicembre. Tuttavia un fronte freddo attivo ha determinato diffuse precipitazioni fra il 6 e il 9 dicembre con nevicate, verso la fine dell’episodio, anche a quote inferiori ai 1000 m su tutte le Alpi. Deboli nevicate sono state osservate in occasione della perturbazione che ha interessato l’arco alpino fra il 17 e il 19 dicembre 2006. In seguito un vasto anticiclone centrato sulle Isole Britanniche ha determinato ancora bel tempo con zero termico fino oltre i 2500 m di quota. Negli ultimi giorni dell’anno l’anticiclone si esaurisce lasciando spazio a nuvolosità variabile e a locali deboli precipitazioni lungo la cresta di confine delle Alpi orientali.

Il mese di gennaio è stato contraddistinto da una alternanza di promontori di anticicloni e dal passaggio di perturbazioni associate a forti correnti nord occidentali che hanno determinato deboli precipitazioni, a volte piovose fino quasi a 3000 m di quota, sempre seguite da forti venti con föhn nei fondovalle. In particolare fra il primo e il 3 di gennaio 2007 forti correnti settentrionali hanno interessato le Alpi occidentali, con nevicate fino a 900 m di quota (35 cm di neve a 2000 m). Il giorno 12 una perturbazione da nordovest, accompagnata da venti con raffiche maggiori di 120 km/h (stazione di Beltovo, q. 3325 m), ha portato lungo la cresta di confine delle Alpi Orientali 10 cm di neve. Dopo il 21 di gennaio, l’approfondimento sul Mediterraneo occidentale di una saccatura proveniente dal nord Europa, ha determinato forti correnti di scirocco con diffuse precipitazioni nevose fino a 1000 m di quota nelle Dolomiti e a quote inferiori in Alto Adige (600 m), nelle Prealpi Lombarde e in Valle d’Aosta (800 m). Successivamente le temperature sono diminuite e i venti sono diventati ancora forti settentrionali.

Anche il mese di febbraio è stato caratterizzato da temperature miti ma il tempo è stato spesso variabile a causa di prevalenti correnti atlantiche che hanno fatto affluire sull’Europa masse d’aria miti e umide senza determinare importanti precipitazioni sull’arco alpino meridionale. Solo il fra l’11 e il 13 di febbraio una perturbazione nord atlantica ha determinato una moderata nevicata nella Dolomiti e nella zona dell’Ortles e al suo seguito, forti venti con locali fenomeni di föhn, hanno interessato tutto l’arco alpino orientale. Nelle Alpi occidentali (zona Monte Bianco e Gran San Bernardo) dal giorno 24 e fino ai primi giorni di marzo, una vasta area depressionaria centrata sulle isole Britanniche favorisce il passaggio di alcune perturbazioni con apporti nevosi fino a 100 cm a 2000 m di quota.

La prima parte del mese di marzo è stata caratterizzata da tempo buono e da temperature miti. Solo fra il 6 e il 7 di marzo un flusso da Sud Ovest ha determinato precipitazioni nevose localmente oltre i 1500 con apporti di 20-30 cm di neve. Dal 19 una irruzione di aria fredda polare ha portato un deciso cambiamento del tempo con abbassamento delle temperature e alcune intese nevicate, specie nelle Prealpi venete, Alpi Retiche e nelle Alpi occidentali al confine tra Valle d’Aosta e Piemonte, con apporti complessivi di 50-80 cm di neve fresca anche a 1600 m di quota nelle Alpi orientali.

Nel mese di aprile, dopo un episodio perturbato che ha interessato tutte le Alpi con 50-80 cm di neve a 2000 m, le situazioni anticicloniche hanno dominato la scena Europea con scarsità di precipitazioni e temperature miti che hanno favorito la fusione anticipata del manto nevoso soprattutto alle quote medie. Nel mese di maggio alcuni episodi hanno terminato importanti apporti di neve sulle vette delle alpi: fra il 14 e il 15 di maggio la neve ricompare oltre i 1500 m di quota nelle Alpi orientali e oltre i 2000 m nelle Alpi occidentali. Nuove nevicate anche negli ultimi giorni del mese di maggio con limite della neve nelle Dolomiti e Alpi Centrali a 1400 - 1700 m e a quote inferiori nelle Alpi occidentali (Monte Rosa e Gran Paradiso), con apporti anche di 80-100 di neve fresca oltre i 3000 m di quota .

LE TEMPERATURE I primi 6 mesi del 2007 sono stati contraddistinte da condizioni meteorologiche particolarmente estreme quali inondazioni, freddo eccezionale e ondate di calore. Secondo i primi calcoli preliminari del WMO, le temperature della superficie terrestre nei mesi di gennaio e aprile 2007 hanno toccato valori mai registrati dal 1880 ad oggi, con un aumento di 1,89°C sulla media del mese di gennaio e di 1,37°C ad aprile.

In particolare tutto l’arco alpino è stato caratterizzato da temperature miti soprattutto nel trimestre dicembre-febbraio, che è stato il più mite dall’inizio delle misure meteorologiche con valori, nelle Alpi occidentali di +2,5/4°C rispetto alla norma. In molte regioni della Svizzera l'inverno meteorologico 2006-2007 (dicembre - febbraio) è stato il più mite da quando esistono i rilevamenti sistematici (1864). Fanno eccezione alcune valli intralpine ma comunque, riferendosi anche alle serie lunghe di Basilea e di Ginevra e limitatamente a quella del Gran San Bernardo, in Svizzera l'inverno 2006-2007 è stato il più mite dal 1753.

Anche nelle Alpi orientali la stagione invernale è stata caratterizzata da temperature superiori ai valori medi sia a fondovalle che in quota. Questa situazione climatica ha avuto ripercussioni, sulla produzione autunnale della neve artificiale, nella tipologia delle precipitazioni che più volte, anche nei mesi tradizionalmente freddi, sono state a carattere piovoso fino in quota e sulla fusione anticipata del manto nevoso.

Solo in occasione di alcuni episodi perturbati delle Alpi orientali (III decade di gennaio) o di irruzione di aria fredda da nord (I decade di novembre e la III di marzo) le temperature sono state prossime ai valori di riferimento o inferiori.

Sono da rilevare i forti contrasti termici della II e III decade del mese di gennaio:

• la seconda decade è stata particolarmente mite, con medie giornaliere di +6,0°C il 13 a Monti Alti di Ornella e di +5,0°C il giorno 20 (dopo il passaggio della violenta depressione “Kyrill” sull’Europa centrale) e rispettivamente di +8,7°C e +11,0°C a Monte Lisser; • nella terza decade invece si misurano le temperature medie giornaliere più basse dell’inverno con -12,5°C a Monti Alti di Ornella il 25 e con -6,3°C il 26.


Autore : A cura dell'Aineva, adattamento e riduzione di Alessio Grosso

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