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L'influenza A è "solo" una normale influenza, parola di biologo

Da qualsiasi angolazione la si voglia vedere, questa campagna mediatica terroristica sulla nuova influenza è comunque da condannare. Qualche precisazione in più è assolutamente necessaria e doverosa.

In primo piano - 11 Novembre 2009, ore 11.39

Sia chiaro, l’influenza è di per sé una malattia benigna, ma spesso sottovalutata, presenta un suo quadro clinico ben preciso e la sintomatologia, molto variabile da caso a caso perché dipende dalla reazione dell’ospite, spesso può essere anche importante e quindi deve sempre essere gestita con una certa attenzione, non è un semplice raffreddore con due linee di febbre. Detto questo, l’influenza AH1N1, chiamata anche influenza suina, come una normale influenza è una malattia causata da un virus a RNA appartenente alla famiglia degli orthomyxovirus. Questi si dividono in 3 tipi: A, B e C. Quasi tutti i virus circolanti ad ogni stagione appartengono al tipo A, H ed N stanno ad indicare gli antigeni superficiali (H=emoagglutinina e N=neuraminidasi), gli unici importanti agli effetti dell’immunità, il numero che segue è una sorta di codice che stabilisce una divisione in sottotipi determinata da varianti geniche più o meno importanti, subite da questi due antigeni. Del tutto fuori luogo la denominazione di influenza suina, tutti i virus influenzali umani possono derivare anche da ricombinazioni geniche (deriva antigenica) con alcuni virus animali. Quella di quest’anno quindi dal punto di vista biologico, è una normale influenza, come quella di tutti gli altri anni, l’unica differenza è che le varianti antigeniche che il virus presenta sono tali da renderlo quasi sconosciuto al nostro sistema immunitario che non ha memoria anticorpale adeguata. Questa caratteristica aumenta così la sua infettività e cioè la sua capacità, una volta a contatto con l’ospite (contagiosità elevata come per tutte le influenze) di penetrare nell’organismo superando le difese e di moltiplicarsi causando malattia (in pratica si ammaleranno più persone). Per virulenza si intende invece una misura della sua capacità di “fare danni” essenzialmente espressa con la gravità del decorso clinico della malattia, in questo caso sembra che questo virus sia addirittura meno virulento di altri delle passate stagioni (ma questo lo potremo dire solo a fine epidemia). La mortalità invece è un’altra cosa ancora, i dati che i media con vergognosa enfasi ci snocciolano ogni giorno come fosse un bollettino di guerra, sono i dati di mortalità assoluta, 30, 40, quello che interessa invece a fini epidemiologici è la mortalità relativa, in questo caso stando ai dati riportati finora otteniamo valori di circa 1 decesso su 25000 casi, un tasso al momento molto più basso di altre normali epidemie influenzali annuali, peraltro nella maggior parte dei casi si tratta di decessi costituiti da individui purtroppo già minati da importanti patologie croniche di base. Il virus AH1N1 inoltre non è una novità assoluta, altri virus antigenicamente imparentati, hanno già circolato in passato, per esempio tra il 1946 e il 1957, poi dal 1977 con il virus russo e infine (forse quasi nessuno lo sa) ancora negli ultimi anni visto che tale sottotipo è presente anche nei vaccini influenzali stagionali almeno dal 2006 con i nomi prima di A/Salomon Islands/3/2006 (H1N1) e poi come A/Brisbane/59/2007 (H1N1). Sul fatto poi della sicurezza o meno dei vaccini, tema spinoso e controverso, non è comunque ammissibile che qualche sedicente esperto, liquidi questa importante domanda che tutti si fanno dicendo che il vaccino per l’ influenza AH1N1 è sicuro come gli altri per i virus stagionali in uso da anni, questa infatti non è una risposta, ma è solo uno spostare il problema, che rimane tuttora irrisolto. Infatti dal punto di vista strettamente scientifico, non si può dire con certezza nè che il vaccino sia completamente sicuro, nè che provochi danni dimostrati a medio e lungo termine, mentre ci sono casi documentati di gravi reazioni avverse, in parte dichiarati anche dalle stesse aziende farmaceutiche. Di certo si può dire che in medicina non esiste il rischio zero, e che ogni farmaco può dare effetti collaterali anche gravi, soprattutto se come in questo caso viene iniettato direttamente senza passare per vie di entrata se vogliamo più “naturali”. Di sicuro il vaccino contiene questo adiuvante di cui tanto si parla contenente squalene ed eccipienti vari (ad esempio un conservante), a fronte di un’efficacia dimostrata solo parzialmente, sia come quantità della risposta anticorpale indotta, sia come risposta specifica al ceppo di virus effettivamente in circolazione che spesso non corrisponde esattamente a quelli contenuti nei vaccini. Solo una attenta e doverosa valutazione del rapporto rischio-beneficio dei vaccini influenzali, caso per caso, libera da psicosi collettive ingiustificate, potrà darci qualche indicazione utile su chi effettivamente è meglio che si vaccini, in genere si tratterà di persone con gravi malattie croniche (es. cardiopatici, diabetici, soggetti con gravi malattie renali o broncopneumopatie croniche), potenzialmente aggravabili in caso di infezione da virus influenzale. Tutti invece possiamo imparare e mettere in pratica alcune semplici azioni di profilassi igienico-sanitaria (prevenzione primaria) sicuramente utili per la prevenzione di tutte le malattie a trasmissione aerea, come lavarsi spesso le mani, non toccarsi mai con le mani il naso e la bocca, starnutire e tossire nell’incavo del braccio e non sulla mano e ai primi sintomi influenzali, in genere con febbre che compare all’improvviso con brividi e malessere generale rimanere a casa e curarsi, questo accorgimento può ridurre per noi il rischio di complicazioni e sovrainfezioni batteriche e per gli altri il rischio concreto di contagio.

Autore : Fabio Vomiero

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