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L'effetto delle perturbazioni sul nord Italia al variare delle stagioni

Passano le perturbazioni, ma gli effetti cambiano a seconda delle stagioni. Cerchiamo di capire come mai...

In primo piano - 17 Maggio 2017, ore 12.03

Ogni volta che transita un fronte nuvoloso, questo viene preceduto al suolo da venti di Scirocco. In quota prevale solitamente una componente più occidentale e le correnti si presentano da SW.

L’impatto che tali correnti hanno sulla superficie del Mar Ligure e sui rilievi retrostanti è in stretta correlazione al periodo che si sta attraversando. In altre parole, se la perturbazione passa in autunno, le zone soggette a maggior precipitazione saranno diverse da quelle che si avrebbero se lo stesso fronte transitasse in primavera inoltrata o in estate.

Capire il motivo non è facile: cerchiamo di spiegarlo in breve. Per prima cosa l’Italia (tutta) è un paese dalla morfologia molto complessa. Basti pensare alla notevole presenza di montagne che in qualche caso si ergono maestose a poche chilometri dal mare.

Un fronte nuvoloso che transita sulla Francia e distribuisce piogge in modo regolare, da noi viene distorto dall’orografia molto complessa e le precipitazioni possono variare molto anche in punti relativamente vicini.

Ma perché le stagioni fanno la differenza sulla distribuzione delle piogge? Il nocciolo del problema richiede qualche nozione di termodinamica. In una giornata molto calda estiva, la terraferma, appena il sole sorge, si scalda immediatamente raggiungendo un massimo nelle ore pomeridiane.

Il calore è energia in transito e viene convertita, se le condizioni lo permettono, in energia meccanica. Ecco la causa dei temporali che molto spesso avvengono nei pomeriggi soleggiati nelle zone interne e possono essere anche violenti.

La superficie dell’acqua risulta invece meno soggetta alle variazioni diurne indotte dall’insolazione; il suo potere riscaldante e molto più lento rispetto a quello della terraferma. In sostanza, se per aumentare la temperatura della terraferma di 1° bastano poche ore, per la superficie marina possono occorrere giorni o settimana.

L'accumulo di energia utile per creare temporali o fenomeni intensi nel periodo estivo o tardo primaverile si collocherà quindi in zone lontane dall’influenza del mare. Di conseguenza una perturbazione che transita in questo periodo troverà sulla sua strada molta più energia sulle zone di terra (vedi Pianura Padana ) e in queste zone i fenomeni risulteranno inevitabilmente più intensi.

Sul mare, la medesima massa d’aria si troverà a scorrere su una superficie ancora fredda e di conseguenza mancherà l’energia sufficiente a creare forti contrasti. Le nubi inevitabilmente non potranno avere un grande spessore e le eventuali piogge saranno deboli e isolate.

Nel periodo autunnale il discorso si ribalta. Con l’arrivo dei primi freddi, la terraferma perde molto rapidamente il calore accumulato nei mesi estivi, anzi basta una giornata rigida che subito si raffredda.

Il mare ha invece una latenza termica molto più lunga; impiega molto tempo per scaldarsi, ma quando si scalda mantiene il calore anche per mesi; ne consegue che la temperatura del mare nel mese di ottobre non è molto dissimile da quella di agosto.

Con una situazione simile è logico  attendersi un surplus di energia in prossimità delle coste liguri pronto a trasformarsi in fenomeni temporaleschi anche intensi. Ecco spiegato l’accanirsi delle piogge e dei rovesci nel periodo autunnale sul capoluogo ligure e non solo. Questi fenomeni quando arrivano sulla terra, non ricevono nessuna alimentazione dal basso dato che il terreno oramai è freddo.

Riassumendo: nel periodo estivo il mare risulta una preziosa fonte di stabilità, mentre nel periodo autunnale una fucina di temporali.


Autore : Paolo Bonino

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