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L'autunno è in ritardo per il troppo "caldo" al Polo Nord?

Il serbatoio del grande freddo, vero motore delle piogge alle nostre latitudini, sembra ancora piuttosto scarico. Di qui probabilmente la debolezza delle correnti atlantiche che non riescono, al momento, a scendere più a sud del 50° parallelo.

In primo piano - 5 Ottobre 2004, ore 09.28

Sul calendario l'autunno è già iniziato da un paio di settimane, per la meteorologia addirittura da più di un mese ma, eccetto 2 episodi isolati di maltempo che hanno avuto il merito di liberarci dalla canicola opprimente, le grandi piogge, su cui praticamente poggia il nostro benessere, stentano ancora a farsi vedere sulla Penisola. Anche le carte e le proiezioni a breve e medio termine non mostrano segni di cambiamento; forse qualcosa sembra muoversi per il lungo termine ma è troppo presto per parlarne. Dunque se ancora si rifiuta la parola "crisi", poco ci manca. Perché siamo incappati in questo nocivo prolungamento dell'estate? Che fine ha fatto l'autunno? Si potrebbe discutere per ore sul fatto che la colpa risieda sulle attività umane che intensificano l'effetto serra, oppure che si tratti di anomalie cicliche da sempre in atto sul nostro Pianeta... Per ora focalizziamo la nostra attenzione su alcuni dati: affinché una perturbazione (atlantica) entri con decisione sul Mediterraneo e porti piogge importanti con una certa uniformità è necessaria la spinta della corrente a getto polare (un fiume impetuoso di aria fredda che scorre in alta quota e, semplificando le cose, segna un po' il confine tra gli anticicloni e le depressioni). Generalmente, con l'avanzare dell'autunno, accade che le temperature inizino a diminuire nettamente sul Polo Nord e quindi sull'artico e che aria sempre più fredda si ammassi alle alte latitudini. Col passare dei giorni, il flusso freddo tende a scendere sempre più verso sud, rallentando e ondulando vistosamente. Questo genera i contrasti con l'aria più calda delle medie latitudini (le nostre), dunque le perturbazioni e le precipitazioni; nonché l'alternarsi di risalite d'aria caldo-umida e irruzioni più fredde e secche. Questa era la norma negli anni passati, quando già di questi tempi, tranne qualche rara eccezione, l'Atlantico dettava legge sul Mediterraneo. Questo è anche il meccanismo geniale con cui la natura compensa lo squilibrio energetico che viene a crearsi tra Equatore e Polo Nord durante il semestre freddo. Alla luce di queste considerazioni, andiamo ad osservare cosa succede alle alte quote atmosferiche del nostro emisfero: salendo prima verso i 1500m e poi più in alto fino ai 5000-5500m notiamo subito una situazione anomala per questo periodo dell'anno in cui il giorno e la notte hanno grosso modo la stessa durata a tutte le latitudini. Al Polo Nord fa ancora poco freddo: -16° a 1500m contro, ad esempio, i -35° del Polo Sud. La massa totale di aria fredda a disposizione appare ancora piuttosto limitata. La corrente a getto scorre molto a nord e sebbene oscilli vistosamente proprio tra l'Atlantico e l'Europa, i contrasti maggiori e le piogge organizzate non riescono a scendere al di sotto del 50° parallelo. Di qui gli alti geopotenziali su buona parte del nostro Continente e il dominio anticiclonico. Il Vortice Polare? Ancora troppo debole, muove i suoi primi e incerti passi sul Mar Glaciale Artico, lambendo appena le coste russe più settentrionali. Sugli Stati Uniti la situazione è analoga anche se gli stati più meridionali stanno ancora contando i danni degli ultimi uragani. Stesso discorso per l'est europeo e per il Giappone. Dunque potrebbe essere proprio questa una delle cause per il ritardo della stagione autunnale? Per forza di cose, nel corso delle prossime settimane l'aria fredda e dunque i contrasti termici tenderanno a guadagnare terreno verso di noi, pertanto è impensabile che questa situazione non si sblocchi. Ci auguriamo però che, stante la presenza di molto vapor acqueo e l'alta temperatura superficiale dei nostri mari (che si aggira ancora mediamente sui 22-23°) quando arriveranno le piogge non siano troppo violente...

Autore : Simone Maio

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