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L'autunno in montagna: patate, speck e un buon bicchiere di rosso, aspettando la prima neve

La tradizione nel cuore delle Alpi e il fenomeno del Toerggelen.

In primo piano - 11 Ottobre 2010, ore 12.14

Anche se poco o nulla conta la bellezza della natura nelle difficoltà del vivere quotidiano, credo non vi sia, nemmeno per chi vive in montagna, stagione più seducente e tanto ricca di contrasti quanto l'autunno.

A sancire la fine dell'estate secondo i contadini è la prima neve sulle alture nel giorno di San Bartolomeo, a fine agosto, ma questa volta i primi fiocchi si sono visti molto più tardi, ad ottobre, quando la gran massa dei turisti aveva ormai abbandonato da tempo la valle, riconsegnandola ai suoi abitanti. Anche le rondini hanno fatto le valigie.

Di giorno in giorno l'aria del mattino si è fatta più frizzante, e la natura ha risposto indossando gradualmente i colori più consoni alla stagione, sui quali spicca l'inebriante tonalità di giallo dei larici. I ritmi di lavoro cominciano a rallentare. Ora è tempo di spargere il letame sui campi, mentre i fienili diventano buii, riempiti sin sotto il tetto. Dalle finestre scompaiono gerani e petunie. Non è più stagione di fiori.

Sono ormai lontani i tempi del ritorno dalle malghe del bestiame inghirlandato. I suoni dei campanacci non si odono più. Un basso fuoco autunnale diffonde una sottile foschia sopra la vallata. Qualcuno sta cuocendo le patate appena dissotterrate, mentre la stalla rigurgita nuovamente di vita, di rumori, di odore. La geometria dei campi coltivati, la legna perfettamente disposta accanto ad ogni casa, gli oggetti del lavoro contadino di ieri, inchiodati con orgoglio sulle pareti delle case, testimoniano quanto sia importante per questo popolo che tutto sia perfettamente in armonia con il paesaggio, in una sorta di museo all'aperto permanente.

Nelle vallate superiori altoatesine la tradizione del Toerggelen non è radicata come nell'area intorno a Bolzano ma, soprattutto negli ultimi anni, si è diffusa quasi ovunque in regione. Il nome deriva dal latino "torquere" ovvero pigiare, pressare l'uva dopo la vendemmia, chi aiutava il contadino in questo lavoro riceveva in cambio un piatto di canederli, una salsiccia, un po' di speck, caldarroste, noci, spagnolette, krapfen, straubn (frittelle con marmellata) e un buon bicchiere di vino. Nella notte una spruzzata di neve sulle cime ha ricordato a tutti che se c'è ancora qualcosa da fare è meglio farla subito, poi sarà tempo di raccogliersi intorno alla stube a godersi un po' di meritato riposo osservando dalla finestra del maso la prima vera nevicata. Per l'autunno è tempo di congedarsi, è di scena l'inverno.


Autore : Alessio Grosso

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