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L'attecchimento della neve: quanta sofferenza...

Un conto è veder nevicare, un altro veder attecchire la neve al suolo.

In primo piano - 11 Febbraio 2013, ore 14.38

Quante volte osservando il passaggio di una piovosa perturbazione invernale intensa abbiamo ripetuto: "pensa se questa fosse stata tutta neve!".

In effetti la neve molto spesso delude le nostre aspettative, almeno in città. Qualche volta però la delusione arriva anche in montagna. Immaginate un limite delle nevicate sui 1500 m e una località posta proprio a quella quota. Sulla parte più alta del paese i fiocchi bianchi sono generosi, quantunque bagnati, poco più a valle piove a dirotto oppure cade una pioggia mista a neve beffarda che non serve a nessuno e che magari si mangia tutta la neve caduta in precedenza. In città ne succedono di tutti i colori, o meglio di tutti i fiocchi.

Arriva il fronte caldo? C'è un compartimento stagno di aria fredda? Benissimo: ecco la neve! Poniamo di partire con -2°C al suolo e valori termici quasi analoghi fino ai 1500 m, poi appena più freddo. La nevicata è asciutta, sfarfalla nell'aria, le macchine la sollevano come fosse farina, la neve penetra ovunque e si deposita senza troppi complimenti. Intanto la temperatura in quota aumenta, in città si resta a -2°C perchè l'evaporazione in aria non ancora totalmente satura provoca un leggero calo termico.

La neve continua a cadere e tende ad intensificarsi. Poniamo che l'ingresso dell'aria calda in quota sia repentino. Dopo qualche ora in altitudine siamo attorno allo zero, al suolo sui -1°C, è ancora neve.

Nella notte entra lo Scirocco in quota: tragedia, la neve si umidifica molto con +1°C a 1500 m ma resiste ancora per via degli strati più freddi che incontra al di sotto, può anche verificarsi un episodio di "graupel", è l'agonia. Entro pochi minuti un ulteriore rialzo termico in quota trasforma la neve in pioggia anche se al suolo resiste un -0°C.

La pioggia si congela al contatto con gli oggetti e crea notevoli problemi. Il suolo è ancora gelato ma dura poco. Il mattino seguente il fronte è transitato e l'aria calda entra rapidamente anche in pianura, disgelo rapidissimo e neve sciolta ovunque. In situazioni meno perentorie, l'aria calda può anche non entrare al suolo e non essere sufficiente in quota per provocare il passaggio di stato.

Diversa la situazione da fronte freddo: la città è calda, si parte da 5°C ma l'aria fredda genera nubi cumuliformi che generano rovesci in grado di abbassare la temperatura. Generalmente i fiocchi invadono prima la periferia cittadina, poi il raffreddamento si ramifica tra i quartieri, accelera grazie all'effetto Venturi nelle zone più esposte e in poco tempo si può avere un calo termico sufficiente alla trasformazione della pioggia in neve, uno dei momenti di estasi più forte che pervadono l'appassionato. Si tratta di fiocchi generalmente enormi, che prima riescono a fermarsi sul parabrezza delle auto, (vetro e lamiera freddi), poi puntano ai prati e agli ombrelli, ai tetti e agli alberi. Se la precipitazione è forte ma la temperatura è sul +1.5° sull'asfalto si crea una specie di "polpa di mela" che non piace a nessuno, una patina quasi invisibile esteticamente orrenda.

Ma basta un mezzo grado in meno e già le cose cambiano: fiocchi più asciutti piombano con grande tenacia sull'asfalto; li guardi e vedi che resistono, poi ecco i rinforzi, cala ancora la temperatura, peggiora la visibilità, la neve si offre generosa, siamo a +0.3, e appena la città offre uno spazio aperto o si procede verso la periferia si nota che la neve ha già cambiato volto al paesaggio. Il fronte freddo però non può durare oltre le 6-10 ore e così il fenomeno va lentamente attenuandosi. Le nevicate da cuscinetto insomma sono tra le più redditizie ma anche le più sofferte.


Autore : Alessio Grosso

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