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L'ARTICO si scioglierà entro il 2040! Ma sarà proprio cosi?

Dalle ultime rivelazioni di scienziati americani emerge la possibilità che i ghiacci artici possano fondersi completamente entro i prossimi decenni.

In primo piano - 1 Giugno 2007, ore 11.40

Dai risultati di ricerca di un equipe di scienziati del National Center for Atmospheric Research, dell'Università di Washington, che hanno analizzato il trend negativo degli ultimi anni nell'estensione della banchisa polare artica, appare sempre più realistica l'ipotesi della scomparsa della calotta artica entro il 2040. Secondo quanto riportato sulla rivista "Geophysical Research Letters", le simulazioni effettuate dai modelli matematici mostrano che l'estensione della calotta artica ogni mese di settembre si riduce continuamente e con una velocità che entro 20 anni potrebbe quadruplicare rispetto a quella attuale. "Abbiamo già documentato l'enorme perdita di ghiaccio artico, ma la nostra ricerca suggerisce che nei prossimi decenni potrebbe raggiungere livelli ancora più elevati", ha spiegato Marika Holland dell'NCAR. Il ghiaccio marino artico si è ritirato con un ritmo crescente nel corso degli ultimi anni, specialmente nella tarda estate, quando lo spessore e l'estensione della copertura raggiungono il loro minimo stagionale. Per analizzare in che modo il riscaldamento globale influisca sul ghiaccio, il gruppo ha studiato una serie di sette simulazioni con il Community Climate System Model dell'NCAR, uno dei più avanzati strumenti per lo studio dei cambiamenti climatici. Il modello è stato utilizzato dapprima per simulare le fluttuazioni delle coperture glaciali a partire dal 1870, incluse due significativi arretramenti, uno della tarda estate del 1979 e uno del 2005. Le simulazioni sono risultate in buon accordo con le osservazioni, un segno, questo, che il modello è in grado di riprodurre in modo accurato l'attuale variabilità climatica nell'Artico. Il gruppo ha così provato a simulare le perdite di ghiaccio per il futuro: se l'aumento della temperatura globale continuerà, la copertura di ghiacci andrà incontro a periodi di relativa stabilità seguiti da un improvviso ritiro. In una simulazione del modello entro il 2040 rimarrà solo una piccola regione di ghiacci perenni lungo le coste della Groenlandia e del Canada. Ma sarà proprio questo il destino delle regioni polari? Purtroppo, nell'infallibile modello matematico utilizzato per la suddetta ricerca, sembra non siano stati inseriti i dati sulle variazioni nei flussi delle correnti oceaniche indotte dal consistente apporto di acqua dolce dell'oceano artico con una conseguente corposa fluttuazioni del tasso di salinità idrica. Non considerando così gli effetti di un possibile inceppamento della Corrente del Golfo, il famoso flusso oceanico che partendo dal Golfo del Messico, trasporta l'acqua calda tropicale dalla sponda americana dell'Oceano Atlantico fino ad approdare alle coste dell'Europa nord-occidentale, mitigando sensibilmente gli inverni di regioni poste fino a latitudini sub-polari sul settore atlantico nord-orientale. Tale blocco potrebbe arrestare il ritiro dei ghiacci artici ben prima che essi possano totalmente estinguersi e senza troppi scrupoli potrebbe invertire rapidamente l'attuale tendenza climatica verso il caldo, inizialmente sul il settore artico e il nord Europa, innescando in un secondo tempo una reazione a catena che si potrebbe ripercuotere su scala planetaria con un arresto del famigerato "riscaldamento globale" e una conseguente sensibile flessione termica che porterebbe ad una nuova avanzata glaciale. Insomma potremmo trovarci nel giro di pochi anni da un estremo all'altro, a fare i conti con il nuovo problema del "raffreddamento globale", con il pericolo dell'avanzata dei ghiacci sino a lambire le nostre grandi città nord-europee, sconvolgimenti climatici, ed estinzioni di intere specie animali; ma non c'è da stupirsi di fronte a tali oscillazioni e tali evoluzioni, del resto è ciò che accade da miliardi di anni sul nostro caro Pianeta.

Autore : Luca Savorani

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