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L'ARTICO fonde? Il vero problema è che si crei un circolo opposto a quello dato in pasto alla gente dai media

Lo scriviamo da anni e lo ribadiamo anche oggi, sostenuti anche da autentiche bandiere dell'effetto serra.

In primo piano - 16 Maggio 2006, ore 09.52

L'annuncio del del NSIDC, centro nazionale dati su nevi e ghiacci non ci ha colto di sorpresa. Confermano semplicemente il trend degli ultimi 4 anni. Prima del 2080 se si dovesse continuare a questo ritmo non ci sarebbe più ghiaccio sulla calotta artica. Il punto è che le cose non andranno così, o meglio è molto difficile che vadano così, perchè la natura molto probabilmente innescherà un meccanismo di retroazione. Più caldo nella zona artica? Bene, allora anche più nubi, più umidità, più precipitazioni, più neve, più riflessione, più freddo: è il meccanismo conosciuto come FEEDBACK, RETROAZIONE negativa, che si innescherà probabilmente se la fusione dei ghiacci dovesse continuare in modo inesorabile così come ci dicono molti esperti. Non dobbiamo dunque chiederci se finiremo sommersi dalle acque, così assai difficile se non dovesse contemporaneamente sciogliersi anche l'Antartide, dove i dati sono molti diversi e in qualche caso contraddittori. Poi bisogna capire come cambierebbe il Pianeta senza il peso della calotta artica sulla testa, non è quindi il caso di fare previsioni nefaste di una Terra infuocata ed agonizzante. L'artico al momento sembrerebbe perdere l'8% della sua massa ogni 10 anni e la situazione è peggiorata dal 1980 ad oggi. Curiosamente non ci vengono mai proposti dati sul periodo 1920-1960, per capire se il trend di riscaldamento in quegli anni, dopo la fine della piccola età glaciale fosse il medesimo, prima dell'effimero raffreddamento fra il 1960 e il 78-79. In ogni caso l'inceppamento della Corrente del Golfo, dovuto allo scaricamento in mare dell'acqua dolce dall'Artico e dalla Groenlandia avrebbe come risultato quasi immediato un raffreddamento della Scandinavia e un temporaneo aumento degli uragani nell'area caraibica, su questo non ci sono dubbi. Lo stesso teorico dell'effetto setra, il grande scienziato Stephen Schneider ha ipotizzato questa evoluzione fredda dopo un temporaneo ulteriore surriscaldamento, in uno speciale dettagliato on-line il 25 maggio tratterò tutti questi argomenti.

Autore : Alessio Grosso

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