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L’aridità del terreno, uno stress per le piante?

L’estate deve ancora cominciare e già in alcune zone d’Italia si risente di un certo deficit idrico, indotto dalle scarse piogge di questi ultimi mesi.

In primo piano - 27 Maggio 2003, ore 10.56

E’ ormai risaputo che la primavera in questione si stia rivelando una delle più secche degli ultimi anni. Se le regioni meridionali hanno beneficiato delle piogge invernali e della neve, al nord le ultime piogge vere, che tra l’altro hanno causato anche dei danni, risalgono al novembre scorso. La nostra Penisola è abituata all’alternanza di periodi secchi e piovosi, anche se i primi molto difficilmente si manifestano nelle stagioni intermedie, come la primavera. Di conseguenza anche i vegetali si sono adattati a far fronte all’alternanza secco-pioggia, pur che questi due fenomeni non tendano ad esasperarsi nel tempo. Sulle regioni settentrionali è abbastanza normale che in inverno piova poco, soprattutto sulle regioni alpine. Con ciò non si vuole intendere che la regola sia una mancanza completa di precipitazioni come quest’anno. Tuttavia se analizziamo il grado di sofferenza dei vegetali nel periodo invernale, si nota che questo è minimo, anche in condizioni di estrema aridità del terreno. Il sole non risulta forte e l’evaporazione della poca acqua rimasta negli interstizi del suolo fatica a manifestarsi. Inoltre anche i periodi secchi hanno una loro importanza, in quanto limitano il diffondersi di un certo tipo di parassiti che vivono in condizioni di alta umidità. Quand’è, allora, che la mancanza di pioggia diventa un problema? Quando le piante necessitano di un maggiore assorbimento di acqua dal terreno per controbilanciare la traspirazione che si manifesta anche attraverso le foglie. Questo avviene quando il sole comincia a scaldare, ovvero in primavera e in estate. Se la traspirazione di una pianta risulta maggiore dell’assorbimento di acqua da parte degli apparati radicali, la pianta stessa può andare in stress, con conseguente appassimento delle foglie. Questo è il motivo per cui la pioggia nel periodo primaverile è di vitale importanza. Nel trimestre aprile-giugno le precipitazioni dovrebbero essere abbondanti e consentire al terreno di inumidirsi a dovere, in attesa della siccità estiva. Quest’anno, a patto che le piogge non intervengano nel mese di giugno, si rischia di cominciare il trimestre estivo con il terreno già secco. In questo modo se l’estate che ci aspetta fosse contraddistinta da alte temperature e poca pioggia, vi sarebbero seri problemi per la salute delle piante, che verrebbero messe a dura prova.

Autore : Paolo Bonino

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