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L'Antartide non è mica il Titanic!

Ennesima propaganda apocalittica del giornalismo pseudo-scientifico o presunto tale.

In primo piano - 21 Aprile 2005, ore 11.41

Con il fiato sospeso qualcuno ha seguito, dai satelliti via internet, dalla Tv via cavo, l'immane scontro che tutti hanno giurato essere uno degli avvenimenti più straordinari che l'uomo moderno abbia mai potuto osservare. Già, l'uomo moderno, colui che impara ogni cosa con una velocità incredibile, ma che con rapidità assai maggiore dimentica il suo passato più recente e che, nella foga di vedere con gli occhi, smette di vedere con il cervello. Il reality della natura non è cosa nostra però, non è facile capire e giudicare così come si fa con uno show televisivo; se non per qualcuno che per anni vi dedica, oltre che il lavoro, anche il suo tempo migliore, ossia quello libero. Ma lo spettacolo televisivo ha i suoi tempi e il povero ricercatore ha pochi minuti, se non secondi, per riassumere un concetto o semplicemente un'ipotesi, frutto di tutti quegli anni di studi ed osservazioni. I giornalisti pseudo-"varie cose", captano qualcosa, a volte all'inizio, a volte alla fine, spesso nel mezzo del discorso ed ecco il risultato: Lo scontro cambierà il clima del pianeta! L'Antartide si scioglierà! Un'iceberg grande quanto una nazione! Un impatto gigantesco che cambierà il volto della Terra! L'iceberg è poco più di 3000 km2, ed è in realtà uno dei quattro pezzi (il più grosso, a rigor di cronaca) in cui si è frammentato un lastrone di banchisa polare alla deriva da più di un anno. Non è una montagna di ghiaccio, ma una lastra; molto spessa certo (qualche decina di metri), ma lungi dall'immaginario collettivo che ci riporta alla tragedia del Titanic. Lo scontro, con la velocità di crociera è di poco più di 1km/h, è avvenuto nella banchisa ghiacciata del Mare di Ross (il piccolo analogo antartico della banchisa polare artica che occupa un esteso golfo del continente australe), la stessa da cui si è staccato tempo prima. Ora accendiamo il cervello e scopriamo che qualcosa del genere avviene quasi tutti gli anni, tra Gennaio e Marzo, ossia nel bel mezzo dell'estate antartica; che un pezzo così grosso, seppure piuttosto raro, si "scontrò" con la banchisa antartica agli inizi degli anni '70, quando la maggioranza degli scienziati, per altri motivi ancora poco conosciuti, minacciava l'inizio di una nuova era glaciale. Non bisogna poi dimenticare che un ghiacciaio "vivo", come quello che forma la calotta Antartica, siccome alimentato più o meno continuamente a monte, per via del suo stesso peso "scorre" molto lentamente verso quote più basse (l'oceano in questo caso) e scarica il surplus in "cubetti" più o meno grossi, come nel caso di questo gigantesco iceberg. Quegli immensi crolli di pareti ghiacciate che di solito fanno da sfondo ai proclami giornalistici dell'imminente apocalisse climatica dovuta all'Effetto Serra sono solo il segnale del buono stato di salute dei ghiacciai polari, in termini scientifici, del loro stato di equilibrio: tanto ghiaccio si forma a monte, tanto se ne scioglie a valle (l'ablazione può considerarsi trascurabile per gli spessori tipici dei ghiaccia di calotta). Qualche piccolo cambiamento questo iceberg in zona lo produrrà, forse anche di natura climatica, si tratta però del micro-clima locale, lungi dall'avere conseguenze serie ed immediate sul clima globale; ci vuole ben altro. Purtroppo degli effetti negativi qualcuno li subirà e saranno quei pochi gruppi di pinguini, alla deriva con il "gigante", che per loro disgrazia (o fortuna!) non hanno mai avuto, né mai avranno, accesso ai nostri satelliti! Insomma se volete osservare uno vero scontro titanico ed irripetibile, di quelli che l'uomo non ha mai visto prima e che si ripeterà solo dopo un numero di anni con molti zeri, cercate le immagini dell'impatto della cometa Schoemaker-Levy su Giove di una decina di anni fa; quella si che è una "bomba" in tutti i sensi. Se fosse capitato alla Terra, tanto per capirsi, sarebbe stato paragonabile all'ipotetico impatto che liquidò definitivamente Dinosauri & Co.

Autore : Giuseppe Tito

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