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L'aiuto dell'uomo al bosco

Quando l’uomo interviene correttamente sulla natura.

In primo piano - 10 Aprile 2003, ore 10.30

Al giorno d’oggi, quando si affronta un argomento naturalistico, spesso si tende ad infarcirlo di luoghi comuni, che molto spesso non si rivelano esatti. Molto spesso, difatti, si identifica la mano dell’uomo come distruttrice di paesaggi incontaminati che, invece, la natura avrebbe voluto mantenere tali. Purtroppo, a volte, tutto ciò risponde a verità: la piaga degli incendi dolosi, la cementificazione dei nostri corsi d’acqua e il disboscamento “selvaggio” ne sono una triste testimonianza. Tuttavia vi sono parecchi casi in cui la mano dell’uomo interviene non per distruggere, ma per preservare ed eventualmente migliorare il paesaggio, anche se molto spesso non lo si crede. Quando passeggiamo in un bosco dell’Appennino di media montagna, a volte rimaniamo colpiti dalla notevole pulizia del sottobosco, nonostante le piante siano molto ravvicinate l’una all’altra. Altre volte, invece, i boschi risultano quasi impenetrabili, presentando alla base degli alberi spine e rovi. Quando un bosco risulta in equilibrio con l’ambiente in cui vive, ovvero in quel bosco ci sono le piante tipiche che devono nascere in quell’ambiente, il sottobosco risulta pulito. La mancanza di luce operata dagli alberi scoraggia qualsiasi forma vegetale in prossimità del suolo. Si dice che il terreno ha raggiunto il suo “climax” vegetale. Se invece qualche operatore del settore non bene informato, pretende di piantare alberi in un ambiente dove quel tipo di albero non può nascere spontaneamente, il bosco che ne scaturirà non sarà in equilibrio con l’ambiente stesso. Questo si tradurrà in una ricerca da parte del terreno di contrastare e soffocare gli alberi “intrusi”, con spine e rovi, che preparerebbero il terreno alle piante adatte a quel tipo di ambiente. Sarebbe come pretendere di far vivere un cammello al Polo Nord: l’animale, non essendo abituato al freddo, morirebbe di sicuro e verrebbe divorato dagli animali del posto. Anche i boschi definiti in equilibrio con l’ambiente, necessitano comunque di diverse “manutenzioni” da parte dell’uomo. Se un bosco viene lasciato al suo destino, questo invecchia e gli alberi possono schiantarsi al suolo alla prima perturbazione esterna. Per far si che ciò non accada, il bosco deve essere curato, con il taglio periodico degli esemplari più vecchi. In questo modo, da una parte si evitano eventuali schianti al suolo e dall’altra si contribuisce alla nascita di esemplari giovani, che contribuiscono a ringiovanire il bosco stesso. Questi boschi, soggetti al taglio periodico degli esemplari più vecchi da parte dell’uomo, vengono definiti “boschi cedui”. Molti boschi del nostro Appennino sono governati a ceduo. Tra questi spiccano i faggeti e i castagneti.

Autore : Paolo Bonino

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