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L'Africa è vicina...

Così vince il catastrofismo...

In primo piano - 4 Dicembre 2004, ore 10.41

L'Africa è più vicina all'Italia di quanto non lo sia la Scandinavia, è risaputo, eppure abbiamo tanta nostalgia del vero inverno, quello intimo rappresentato magicamente dai quadri naif. Quel tipo d'inverno cercano di ricrearlo a tutti i costi i nostri centri commerciali con le loro vetrine che riproducono scenari siberiani, con neve spruzzata in ogni dove come nella dacia del Dottor Zivago. C'è poi il cinema a mostrarci le città sovente imbiancate degli States, anche se non dimentichiamo che, prima di girare "Mamma ho perso l'aereo", il registra Chris Columbus fece trasportare in quel quartiere di Chicago tonnellate di neve. Le pubblicità indugiano sulle famiglie riunite davanti alla tavola imbandita mentre fuori cade incessante la neve. Logico che un bambino di Palermo che osserva tutto questo e poi viene messo di fronte ad una realtà cittadina di 24°C con la gente in maglietta, pensa di vivere nel film sbagliato o ipotizza che, forse, tutta quella neve la vedranno magari i bambini di Trento o Milano. E invece sbaglia perchè anche nel nord le giornate invernali tendono a ridursi sempre di più. Nel dicembre italiano del 2004 tutto sembra congiurare contro l'inverno: stiamo subendo l'azione di ben due depressioni africane. Il tempo appare alleato di chi sta bombardando la popolazione con il catastrofismo serrista fine e a se stesso. "Fa sempre più caldo, è colpa vostra, pentitevi! Il clima è impazzito...Il mondo va alla deriva, entro il 2100 guadagneremo 5.8°C, eccone la riprova!". Ed è inutile che tu dica: ma non potrebbe venire freddo più avanti? "Si, potrebbe ma sarebbe anche quello un segnale di riscaldamento, è un evento estremo, che annuncia la fornace del Pianeta". Ammettiamo invece serenamente che il clima è cambiato rispetto agli anni che sono trascorsi dal dopoguerra ad oggi, ma non facciamogliene una colpa, nè necessariamente attribuiamogli una patologia. Adattiamoci e rassegniamoci a questo cambiamento. Nevicherà meno d'inverno, farà più caldo d'estate? Pazienza! Che l'uomo inquini è fuor di dubbio, che possa esservi il nostro zampino è altrettanto condivisibile, ma pensiamo per un attimo che le alte pressioni a cuore caldo, la latitanza delle correnti fredde ed altre congiunture bariche possano far parte delle normali oscillazioni climatiche e cerchiamo di vivere in modo più sereno, pensando certamente ad inquinare il meno possibile ma anche a non lanciare profezie degne di Cassandra. Lasciando stare per un attimo la sfortunata coincidenza delle depressioni africane e ragioniamo sul fatto che questo è il periodo di massima attività del Vortice Polare e che dunque gli scambi termici meridiani risultano in parte inibiti o meno accentuati. Aspettiamo allora almeno la metà del mese prima di parlare di un dicembre da guinness dei primati...

Autore : Alessio Grosso

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