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Kaos clima: gli studi sul riscaldamento del Pianeta spesso si contraddicono

E' davvero spassoso assistere a questi siparietti scientifici.

In primo piano - 16 Ottobre 2013, ore 16.09

Vi sparo subito la notizia calda prima che si raffreddi con l'era glaciale imminente. Sto scherzando ovviamente, ma non troppo...

E' arrivato Mister Scott Power dell'ufficio meteorologico australiano a dirci oggi che con il riscaldamento globale si rafforzeranno gli episodi di El Niño nell’Oceano Pacifico, con conseguenti situazioni siccitose, specie sul Pacifico occidentale, alluvioni, caldo intenso sull'Europa mediterranea in estate.

Il punto è che fino a ieri si faceva notare che con il modesto ciclo solare 24 sarebbero certamente prevalsi gli episodi raffreddanti di Niña a scapito di quelli del Niño e il clima avrebbe potuto continuare, sia pure temporaneamente a raffreddarsi. Come vedete la confusione sui cambiamenti climatici è totale e sempre più "schierata".

Chi è convinto del ruolo fondamentale della CO2 sembra voler portare ogni giorno uno studio nuovo che comprovi la sua teoria di riscaldamento senza fine, chi invece è convinto del contrario naturalmente fa valere tutto quanto sposti l'ago della bilancia verso il freddo.

Peccato che scienziati statunitensi e tedeschi del National Center for Atmospheric Research (NCAR) a Boulder, in Colorado, siano riusciti a dimostrare lo stresso legame tra attività solare e cambiamenti climatici. Quando il sole risulta più attivo nella troposfera tropicale si verificano molti cambiamenti: aumenta l'intensità degli alisei, aumenta l'evaporazine nella zona equatoriale ed aumentano parimenti anche le precipitazioni e l'attività solare influisce significativamente sugli episodi di Nino e Nina.
C'è poi la tormentata questione dei raggi cosmici: se l'attività solare risulta intensa, la copertura nuvolosa sulla Terra diminuisce in quanto i raggi cosmici vengono deviati dal vento solare, così il Pianeta si scalda maggiormente. Nel caso di bassa attività solare i raggi cosmici raggiungono la Terra favorendo la formazione di nuvolosità bassa raffreddante.  

Dunque nel riscaldamento che si è verificato tra gli anni 80 ed il 2000 c'è evidentemente il ruolo importante della forte attività solare, probabilmente molto più di quello della CO2, ma dal 1998 le cose sono cambiate. Con un sole in fase di quiete le temperature hanno smesso gradualmente di salire e se questo ciclo solare 24, a parte qualche effimero sussulto, si dimostrasse del tutto modesto e il 25 addirittura non si verificasse, il clima della Terra potrebbe davvero ulteriormente raffreddarsi, spiazzando ogni più catastrofica previsione dei serristi sull'antropic global warming. 

A dimostrare che è il sole il vero regista del clima ci pensa un dato oggettivo: dal 1998 ad oggi abbiamo sparato nell'aria almeno un terzo dell'anidride emessa dall'inizio della rivoluzione industriale, eppure le temperature non sono più salite. Certo, ci hanno detto che è grazie alla capacità di assorbimento del calore da parte degli oceani che il riscaldamento si è attenuato.

Ci hanno detto che questo è accaduto perché gli oceani hanno assorbito il calore in eccesso, eppure il riscaldamento degli oceani non è fatto aumentato nell'ultimo mezzo secolo ed oltretutto cicloni ed uragani non sono nè aumentati di numero, nè tantomeno di potenza nell'ultimo mezzo secolo. Un altro segnale della drammaticità del riscaldamento globale avrebbe dovuto essere l'innalzamento del livello dei mari: mentre il dato relativo all'ultimo ventennio ha letto un innalzamento di pochi mm, talmente modesto da far sorridere.

La verità è che la bassa attività solare potrebbe durare a fasi alterne almeno sino al 2030 e sino ad allora il clima potrebbe ulteriormente raffreddarsi. Questo non significa necessariamente che sperimenteremo sull'Italia inverni sempre più freddi ed estati più fresche, ma che globalmente questo potrà quasi sicuramente succedere.


Autore : Alessio Grosso

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