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ISLANDA: viaggio tra sbalzi termici, nevicate estive, piogge monsoniche, ventaccio e geyser!

L'esperienza islandese: un viaggio straordinario.

In primo piano - 29 Marzo 2016, ore 10.21

Pecore, pecore, vento, vento, tempesta! Inizia così il nuovo tour di MeteoLive in Islanda. Siamo ad Egilstadir e prima del cambio di circolazione atmosferica, facciamo in tempo ad osservare un ultimo fantastico rovescio di neve. In piena notte (giorno), arriva lo Scirocco e la temperatura sale rapidamente da 4 a 11°C.

Dopo un centinaio di km di deserto e di strade non sempre asfaltate, la cittadina di Egilstadir ci mostra una popolazione particolarmente vivace.

Due squadre si affrontano sino a tarda notte sul campetto di calcio circondato da una piccola foresta, una delle poche incontrate in tutta l'isola. Si riparte verso sud ed ecco l'impressionante strada che porta verso i fiordi: non asfaltata e con una pendenza del 17%. Finalmente ecco l'Atlantico, ritroviamo il verde, l'asfalto e un bellissimo faro.

Giungiamo ad Hofn prima di mezzogiorno e apprezziamo un notevole rinforzo del vento, nubi basse, ma anche le prime lingue del ghiacciaio Vatnajokull. Un pieno di benzina e via verso la laguna dei ghiacci, Jokulsarlon, dove sono state girate anche alcune scene di un film di James Bond. Il ghiacciaio qui non si è propriamente ritirato a causa del riscaldamento globale: fino a circa 40 anni fa una lingua di terra separava il mare dal ghiacciaio che arrivava ad alcune centinaia di metri dalla spiaggia.

Successivamente l'avanzamento del ghiacciaio nella sua parte sotterranea ha formato un accesso al mare. L'acqua salata, che ha un punto di congelamento di circa -4 °C ha incominciato ad "erodere" il ghiaccio formando la laguna che non ghiaccia mai, neanche in inverno. In questo modo si formano gli icebergs che impiegano anche 10 anni per sciogliersi completamente. Attualmente la laguna sfocia in mare con un torrente.**

Facciamo una piccola crocierina stile Titanic di 45 minuti in mezzo a questi gioielli, e poi riprendiamo il cammino verso il parco di Skaftafell. Dopo la sosta notturna la mattinata si ripresenta con la consueta caratteristica: il vento! E che raffiche, siamo a 100 kmh, la macchina spesso sbanda paurosamente, cè un ciclone 500 km più ad ovest ci avvertono, meglio rallentare la marcia. Grazie ad un parziale effetto favonico che investe la vallata del Sandur nel contesto del parco di Skaftafell, riusciamo a visitare la cascata di Svartifoss, per poi dirigerci verso Vik, famosa per la sua scogliera a picco sul mare.

Qui il vento ci impedisce di uscire dalla macchina, a stento riusciamo ad entrare in un market per fare le scorte, qualche bandiera si stacca dai pennoni e prende il volo. Finalmente il vento ci concede una tregua e visitiamo una fattoria tipica, una chiesetta bianca con il tetto rosso e la cascata di Skogafoss. Eccoci al vecchio parlamento islandese, Pingvellir, laddove passa anche la linea di frattura della dorsale medio-atlantica. Fa specie vedere un Parlamento in mezzo alla brughiera, ma questo per gli Islandesi è un vero simbolo nazionale di cui andare orgogliosi.

Un'altra oretta di strada ci porta all'ennesimo momento di grande suggestione: la visione del Geyser, qui detto Strokkur per differenziarlo dal grande Geyser che non ribolle più. Ogni cinque-sette minuti parte il getto, alto fino a 20-25 metri e se si sbaglia il posizionamento per immortalare la foto ricordo, ti fai una bella doccia calda. Non si può abbandonare la natura senza aver visto l'ultima cascata: quella di Gullfoss e di aver reso omaggio alla casa Hofdi che ha ospitato il famoso, sia pur fallimentare, summit antinucleare tra Reagan e Gorbacev nell'ottobre 1986.

E' una bellissima casa bianca poco distante dall'oceano che sorge isolata e fa mostra di sè a tutti i turisti. Ultime ore in Islanda: decidiamo che dopo una settimana di agnello (lamb), è giunto il momento di una buona pizza al ristorante Italia di Reykjavik: l'ambiente è splendido, c'è anche il chitarrista napoletano ma per due pizze e un gelato arriviamo a spendere 50 Euro.

Non importa, è il nostro modo di festeggiare la conclusione di un viaggio memorabile! **Si ringrazia Marco Panvini per la precisazione su Jokulsarlon


Autore : Alessio Grosso

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