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Inverno difficile sul Polo ma i ghiacci artici non mollano

Le misurazioni satellitari confermano una sostanziale tenuta dell'estensione glaciale della banchisa nonostante i frequenti disturbi al vortice polare non abbiano agevolato un ispessimento più consistente.

In primo piano - 23 Febbraio 2009, ore 09.39

Dovevano irrimediabilmente sciogliersi alla fine della scorsa estate secondo i calcoli di qualche cattivo imitatore di Nostradamus. E invece siamo ancora qui a parlarne. Naturalmente ogni estate i ghiacci che ricoprono l'oceano Artico vanno incontro a scioglimenti quasi totali ma la notizia era stata data in pasto alla gente come fatto eccezionale, il che evidentemente non era. Dopo la mancata "cassandrata" però nulla è stato ribattuto e ciò rende ancor più pesante l'atmosfera che aleggia su queste argomentazioni, su quest informazione pilotata, stretta tra la morsa contraria dei dati reali e di quelli che qualcuno vorrebbe far credere. Tutto questo nuoce gravemente alla scienza. Abbandonando gli sproloqui e ponendo l'attenzione invece ai numeri, notiamo che i nostri ghiacci hanno egregiamente sopravvissuto al depauperamento post-estivo e hanno ripreso la loro confacente estensione, pur sempre entro quell'anomalia che, rispetto alla media degli ultimi 30 anni, vede ancora un ammanco di circa 550 mila kmq. D'altro canto però quest'inverno la lunghissima notte polare non ha fruttato così bene come avrebbe potuto. In particolare i frequenti disturbi occorsi al vortice polare, non ultimi quelli conseguenti al potente riscaldamento stratosferico di fine gennaio che ha causato lo spargimento delle riserve di gelo verso le medie latitudini, non hanno permesso alle temperature in sede artica di scendere su valori che avrebbero potuto permettere una ripresa estinsiva più evidente e soddisfacente. Paragonando i dati attuali con quelli dell medesimo periodo del 2008 notiamo infatti una sostanziale tenuta ma nessun incremento: agli attuali 13 milioni e 500 mila kmq circa facevano sponda nel 2008 13 milioni e 350 mila kmq circa. L'anomalia trentennale dunque rimane pressochè invariata, tuttavia per l'elaborazione dei dati occorre tenere presente quanto riferitoci dallo NSIDC dell'Università del Colorado. Alcune apparechiature sensoriali satellitari che misurano l'andamento dei ghiacci hanno subìto un guasto fin dai primi giorni di gennaio 2009, guasto che però è stato scoperto solo il 16 febbraio scorso. In quel lasso di tempo dati errati hanno continuato ad essere elaborati e hanno contribuito ad alterare i grafici reali i quali risulterebbero pertanto sottostimati di circa 500 mila kmq da gennaio e di 193 mila kmq da metà febbraio. Va da sè che con i dati non falsati ci troveremmo di fronte ad un Artico che, nonostante l'inverno un po' sfavorevole, risulterebbe complessivamente in buono stato di salute rispetto ai dati del 2008, stato di salute che andrebbe ancora a rosicchiare qualche kmq a quella antipatica ma non certo insormontabile anomalia trentennale.

Autore : Luca Angelini

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