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Inverno 2004-05: ma perché a Roma non è nevicato?

Analisi, commenti e opinioni sulla grande stagione fredda di quest'anno, che purtuttavia continua a non voler sfatare il tabù della neve sulla Capitale. Proviamo a darci qualche risposta...

In primo piano - 7 Marzo 2005, ore 11.31

Questa lunga stagione invernale ne ha lasciati di spunti di cronaca e di riflessione, ovviamente in senso positivo, con poche eccezioni. Volendo generalizzare (e senza voler rivangare le eccezioni che hanno confermato la regola), eravamo stati abituati, dalle stagioni fredde degli ultimi vent'anni, a parlare di esse come di invernate nel complesso troppo brevi, tiepide o secche, con la neve che si era concessa con molto risparmio su collina e pianura, specie sul settore tirrenico, nonostante un innevamento a volte (ma non sempre) discreto in montagna. Quest'anno, in linea con quanto già parzialmente accaduto dodici mesi orsono, è arrivato il puntuale riscatto, a ricordarci l'inverno d'un tempo, quello della generazione passata, con la neve che si è fatta trovare pronta ad interessare anche la pianura e a ricolmare i rilievi già a partire da quote collinari. Dunque, la neve ha fatto la sua ricomparsa anche a Roma? E beh, qui viene il bello... La Capitale, seppur fredda con un'assiduità tale da passare alla storia dell'ultimo trentennio, ha ricevuto gli ormai soliti "rovescetti" sparsi da neve granulosa, molto spesso mista ad acqua, capaci di interessare alternativamente ora un quartiere, ora un altro, ma senza una precipitazione diffusa e coinvolgente che le avesse conferito, seppur per qualche ora, quell'alone di città nordica come invece era accaduto in passato. A Roma oggi succede così: nevica (si fa per dire) in un quartiere, mentre nell'altro c'è già il sole. La precipitazione, poi, non dura che una manciata di minuti; e l'accumulo al suolo, conseguentemente, è poca cosa. Vien da chiedersi: come mai? Proviamo a darci una risposta... A Roma succede che il problema numero uno sia la temperatura: spesso e volentieri piove con +3°C, anche quando le previsioni danno neve con +1°C. Effetti -indesiderati- dell'isola di calore, capace di cambiare il volto ad una previsione anche quando tutto sembra convergere verso la soluzione nevosa. Temperatura, dunque; ed è giusto, ma non sempre. Questa stagione ha dimostrato infatti come il problema per la Città Eterna possa essere anche di diversa natura, ed ha anzi dimostrato quante variabili entrino in gioco nella determinazione di quelle condizioni che si rendono necessarie affinché possa nevicare in città. Abbiamo visto come, con valori termici prossimi allo zero, non si riesca comunque ad avere una precipitazione dignitosa e diffusa, tale da determinare l'evento nevoso per tutta la città. Coma mai? Facciamo un esempio: se prendiamo in considerazione gli ultimi fatti in sede atmosferica, è chiaro come a mancare sia stata una decente avvezione di aria fredda da EST nei bassi strati tale da mantenere almeno per due giornate consecutive la temperatura bassa e il cielo sereno per poi vedere l'afflusso di aria più tiepida ed umida, condizioni -queste- in grado di portare neve in maniera diffusa, come accaduto per esempio in Valpadana qualche giorno fa. A Roma l'aria fredda è arrivata dall'alto, rovesciandosi al suolo in prossimità dei rilievi (effetto combinato allo sbarramento della catena appenninica) o nella cornice di frequenti temporali marini. Il tutto si è risolto con precipitazioni intense e a macchia di leopardo sul litorale e un po' più continue (per lo stau) sulla fascia anti e pre-appenninica, con neve e rovesci di gragnola su Colli Albani, Monti Prenestini, Circeo e litorale pontino. Conseguenze dell'ingresso piuttosto disorganizzato dell'aria fredda, che però, sulla Capitale, non ha portato a fenomeni di rilievo, fatte salve "improvvisazioni locali". Poi, una volta preso possesso della città, il freddo (sembra strano a dirlo) ha impedito ulteriormente la neve in città per via della disposizione a nord-est delle correnti al suolo, tipicamente secche per un microclima complicato come quello dell'Agro Romano. Conseguenza: cielo affollato di nubi ma precipitazioni solo a partire dai 300 metri, fatta eccezione per le immancabili pioviggini. Minimi secondari, troppo "ballerini", scarsamente profondi ed incisivi, quanto mai rapidi nell'evolvere verso sud-est, hanno poi dato il colpo di grazia -assieme ad altre concomitanti coincidenze sfavorevoli- alle speranze di chi nutriva forte il desiderio della neve su Roma. Che di fatto rimane una specie di utopia, relegata nei fanciulleschi ricordi di molti di noi, sottile ironia dell'amaro destino di chi continua ad invocarla, malinconicamente, magari nella calza della prossima Befana...

Autore : Emanuele Latini

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