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Inverni già visti, ma ora è importante raffreddare il mare

L'inverno in cantina ci costa molto.

In primo piano - 11 Dicembre 2014, ore 10.03

Si ha di nuovo l'impressione di poter vivere un inverno sottotono, timido, nascosto, incapace di piazzare una vera zampata in ambito mediterraneo.

Si dà la colpa a termiche nettamente più alte del passato, ad una netta diminuzione degli scambi meridiani tra masse d'aria, ad un vortice polare compatto che funziona a ciclo continuo, senza mai prendersi una pausa, al riscaldamento globale che impera e sta spingendo sull'acceleratore.

Di inverni così, intendiamoci, ne abbiamo visti tanti, ma almeno le termiche erano più basse, c'erano le inversioni termiche, gli anticicloni portavano freddo e nebbie nei bassi strati e anche sul mare, raffreddandolo.

Ora la nebbia sembra scomparsa (insieme agli anticicloni coriacei) e con lei anche tutto il freddo pellicolare che abbiamo sopportato in molte stagioni degli anni 90.

Resta ancora gennaio per definire più chiaramente questa stagione; si perchè a febbraio, o ci piazza l'ondata di gelo severa, oppure spesso ci mostra una nuova versione dell'autunno.

Gennaio insomma potrebbe essere davvero la chiave di volta stagionale, ma l'artico deve affondare nel Mediterraneo da nord con qualcosa di serio, altrimenti le carte si porteranno su posizioni "atlantiste" cioè ancora caratterizzate da correnti da ovest, alternate a sbuffi freddi da nord-ovest e a parziali rimonte anticicloniche.

La preoccupazione è quella già espressa l'anno scorso e che ha trovato conferma nei fatti: un non inverno bis avrebbe come risultato quello di "surriscaldare" ulteriormente il mare, più di quanto non sia già "brodo" ora, con conseguenze catastrofiche per le zone costiere, forse già dalla tarda primavera, con altri nubifragi che poi minerebbero anche la stabilità estiva e che infine non mancherebbero di avere ripercussioni anche nell'autunno del 2015, in termini di alluvioni e piovosità ancora da record.

Altro che desertificazione: il Mediterraneo centrale potrebbe diventare una polveriera pronta ad esplodere al minimo inserimento di aria fresca ed instabile. Una situazione che preoccupa e non poco gli addetti ai lavori, ma che dovrebbe preoccupare anche chi ci governa.
Qui un altro approfondimento del collega Paolo Bonino in merito:
http://meteolive.leonardo.it/news/In-primo-piano/2/ecco-perch-la-liguria-e-il-tirreno-sono-spesso-preda-di-temporali-intensi/48306/

Per questo è necessario che almeno gennaio e, se possibile anche febbraio (ma sarà dura) riservino all'Italia almeno un'intensa ondata di gelo. Non crediamo di credere troppo all'inverno.


Autore : Alessio Grosso

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