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Inverni con tante perturbazioni? Ci sono stati, ma così miti solo un paio di volte dal 51

Non deve stupire più di tanto questa eccezionale sequenza perturbata.

In primo piano - 4 Febbraio 2014, ore 09.12

Che il clima si stia riscaldando, specie nell'area mediterranea, non lo scopriamo certo oggi, ma i sostenitori della forzante antropica non possono certo prendere ad esempio questa stagione per rendere più efficaci le loro argomentazioni.

Infatti la "bibbia" dei cosiddetti serristi recita che gli eventi estremi sarebbero arrivati dopo lunghe fasi asciutte, siccitose, al limite della desertificazione, mentre sull'Italia l'abbondanza e la frequenza delle piogge degli ultimi 14 anni sovrasta ampiamente le fasi con scarsità di precipitazioni, allontanando il temuto e sopravvalutato spettro della desertificazione.

Gli eventi estremi in realtà stanno diventando la norma, ma non è che in passato non sia siano mai verificati. Se sono diventati più frequenti può certamente essere colpa del cambiamento climatico, ma anche e soprattutto di un aumento della superficie sfruttata ed assassinata dall'uomo, che porta a conseguenze spesso drammatiche, che risalterebbero molto meno se nelle aree interessate ci fosse spazio solo ed esclusivamente per la natura.

Quanto alla frequenza delle perturbazioni invernali, beh, ci sono state stagioni altrettanto generose in termini di precipitazioni, come ad esempio la stagione 2000-2001 e quella del 2008-2009 tanto per fare qualche esempio. Quanto alla mitezza solo due volte invece si sono raggiunti in pieno inverno, a gennaio, medie termiche tanto alte, nel 1951 e nel 2007.

Eravamo più che altro abituati ad inverni secchi, più freddi mediamente perchè anticiclonici e caratterizzati da pesanti inversioni termiche, oppure si parlava di Italia rovesciata con l'Appennino bianco e le Alpi brulle. C'era un grande e peraltro giustificato piagnisteo per l'assenza di neve sulle Alpi, che difatto era quasi diventata la norma a cavallo tra la fine degli anni 80 e la fine degli anni 90 e che si era riproposta anche in qualche annata dall'inizio del nuovo secolo, ora che nevica tanto sulle Alpi non va bene nemmeno quello perchè tanto i ghiacciai si sciolgono lo stesso.

In realtà nell'altalena climatica il riequilibrio termico, il famoso effetto "feedback" cioè di retroazione, comincia proprio con abbondanti nevicate alle latitudini della Scandinavia, che determinano un consistente effetto albedo. La neve fresca cioè riflette la radiazione solare e comincia a raffreddare i territori.

Dunque non disperiamo; in ogni caso è sempre meglio un ghiacciaio molto innevato pur in un contesto termico mite, che uno "povero" di neve nel medesimo contesto.


Autore : Alessio Grosso

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