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Intervista all'Esperto: Uragani o perturbazioni subtropicali?

Consueta chiacchierata con Luca Savorani.

In primo piano - 8 Agosto 2006, ore 14.15

REDAZIONE: Gli uragani sono sempre così devastanti? SAVORANI: Certamente! Gli uragani sono le più grandi e pericolose perturbazioni del nostro Pianeta. Nel corso della storia recente questi pericolosi cicloni hanno causato ingenti danni sia in termini fisici che in termini economici su molte zone del Globo. Solo nel 2005 il Mar dei Caraibi è stato messo a dura prova da ben 28 tempeste tropicali, 14 delle quali si sono trasformati in uragani. Di questi ultimi, ben 3 di massima categoria, hanno investito le coste degli USA. REDAZIONE: Ma dove e come si formano queste tempeste? SAVORANI: Innanzitutto il luogo di nascita delle perturbazioni tropicali è solitamente sito tra il 5° e il 15° grado di latitudine Nord e Sud negli oceani tropicali. Qui, infatti, si trovano i fattori necessari allo sviluppo di tali perturbazioni e cioè la temperatura elevata delle acque superficiali sopra i 26°C e l'assenza di vento. Il forte riscaldamento degli strati bassi dell'atmosfera favorisce la convezione dell'aria, cioè il suo moto verticale verso l'alto, la quale poi raffreddandosi produce la condensazione liberando grandi quantità di calore latente. Per innescare invece la rotazione di tale massa d'aria interviene la forza di Coriolis, che rende possibile la rotazione in senso antiorario nel nostro emisfero. Una volta innescata la rotazione entrano in gioco due nuove forze: quella di gradiente e quella centrifuga. Durante questa fase la pressione al centro del vortice è in continua diminuzione. La pressione a questo punto crolla e i venti accelerano rapidamente superando i 150 Km/h. Raggiunta la maturità, la pressione cessa di calare mentre aumenta l'area interessata da forti piogge e battuta dai venti che può raggiungere anche un raggio di 400 Km. Dal momento in cui l'uragano si sposta sulla terraferma diminuisce d'intensità, rimane in un certo senso a secco di carburante, trasformandoti prima in tempesta tropicale, per poi trasformarsi in una semplice perturbazione extratropicale che a volte, dopo aver risalito tutta la costa americana, giunge in Europa, passando per l'Atlantico-Europeo. REDAZIONE: Come prevedere in tempo utile la formazione di queste pericolose perturbazioni, e quali sono gli ultimi risultati della Ricerca scientifica? SAVORANI: Per approfondire le conoscenze e prevedere gli sviluppi di questi immensi vortici, la NASA ha da poco aderito ad una nuova campagna di ricerca internazionale denominata AMMA, volta a monitorare proprio le zone dove nascono gli uragani. L'incubatrice di tali sistemi si trova sulle coste atlantiche dell'Africa centro-settentrionale. Si tratta di capire le condizioni atmosferiche e gli elementi principali responsabili della trasformazione, di una normale perturbazione subtropicale, in tempesta tropicale e alla possibile degenerazione in uragano. Vi sono al vaglio molte affascinanti ipotesi in merito alla genesi di tali fenomeni. Dalle ultime ricerche è emerso che oltre alle alte temperature dei mari, notoriamente considerate come il carburante delle perturbazioni, l'aria secca del deserto, le tempeste di sabbia, sono risultati gli elementi chiave che contribuirebbero ad indebolire le perturbazioni atlantiche, scongiurando la formazione di nuovi candidati uragani. In sintesi il possibile aumento dell'attività delle tempeste atlantiche e degli uragani, potrebbe non aver stretti legami con il così detto Riscaldamento Globale ma potrebbe essere una diretta conseguenza della variazione nella disposizione delle figure bariche e delle correnti dominanti sull'Atlantico orientale e sul continente africano.

Autore : Redazione

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