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Indici al setaccio, scoviamo quello che l'autunno ci riserverà a novembre

La situazione risulta tutt'altro che chiara. Alcuni capisaldi teleconnettivi ci permettono però di formulare alcune considerazioni sui probabili risvolti che l'autunno ha in serbo per noi fino alla prima metà di novembre.

In primo piano - 27 Ottobre 2009, ore 11.18

Le carte a medio e lungo raggio si sono impaludate in una strada senza uscita. Ciò sta a significare che l'assetto circolatorio per i giorni a venire risulta al momento tutt'altro che chiaro e affidabile. Fortunatamente abbiamo a nostra disposizione altri strumenti utili per aggirare tale ostacolo e permettere dunque di by-passare il problema dell'impasse modellistica : si chiamano "indici teleconnettivi". Essi rappresentano le connessioni climatiche a distanza tra diversi patterns (ossia configurazioni) a carattere semi-permanente e oscillatorio in vari settori del globo che ci permettono di legare in modo compiuto e continuativo l'andamento della circolazione generale dell'atmosfera da un capo all'altro del nostro Pianeta. Tra la giungla di sigle e siglette, alcune anche di poca importanza e di dubbio significato, siamo andati a scrutare gli indici che hanno un peso a livello planetario o almeno emisferico. Di grande importanza risultano le anomalie delle temperature superficiali degli oceani. L'Altantico un particolare ci mostra un importante dipolo termico con acque più calde della norma sul suo settore settentrionale (di concerto con l'andamento positivo dell'indice a oscillazione multidecennale AMO). Sotto l'equatore ritroviamo invece acque più fredde, soprattutto nella zona del golfo di Guinea, settore importante in quanto in questa zona si attiva il piccolo monsone capace di regolare l'andamento della convergenza equatoriale. A cosa interessa a noi sapere cosa accade all'equatore? Serve essenzialmente a inquadrare se la banda degli anticicloni subtropicali sia in grado o meno di invadere il nostro Mediterraneo. Ebbene, dopo essere rimasta ben sotto i suoi livelli, ora questo indice della convergenza equatoriale, noto come ITCZ, ha risalito la china verso il nostro emisfero, causando come risposta immediata l'inalberata anticiclonica che stiamo vivendo. Il tutto si incastra perfettamente con l'andamento del vortice polare che, dall'altra sponda, è partito a razzo disponendo così il passaggio di energia e dunque il rinforzo tra le depressioni delle alte latitudini e appunto la risalita dell'alta subtropicale. Ma perchè proprio quel campanone tra il vicino Alantico e il Mediterraneo occidentale? Qui entano in gioco ancora una volta le SST, ossia le temperature superficiali dei rispettivi bacini marittimi: l'Atlantico più caldo della norma nel suo settore centrale favorisce la deviazione della corrente a getto verso le alte latitudini, permettendo all'anticiclone di gonfiarsi coinvolgendo anche l'Italia, soprattutto quella centro-settentrionale. Il Mediterraneo un po' più fresco favorisce invece l'inserimento di aria più fredda dai quadranti nord-orientali a lambire il nostro meridione. Tale situazione rimarrà invariata fino al termine di ottobre. Con novembre entrerà in gioco l'onda convettiva equatoriale nota come Oscillazione di Madden e Julian, ripartita nel frattempo in fase 1 e con una magnitudo prevista in significativa ripresa. Essa, con complesse manovre teleconnettive a effetto domino, agevolerà lo sprofondamento di una saccatura nord-atlantica verso l'Europa centro-occidentale. Il Mediterraneo potrebbe agganciare tale flusso proponendo un peggioramento delle condizioni atmosferiche a più riprese entro lo scadere della prima decade di novembre. Esiste però anche una seconda alternativa: se l'alta pressione riuscisse a reggere, nonostante l'indebolimento del vortice polare, il tutto sfilerebbe quel tanto più ad est da finire sui Balcani e di ritorno, anche sulle nostre regioni centro-meridionali, lasciando fuori il nord e le regioni tirreniche. Al momento la prima ipotesi và per la maggiore, con un bel 60-65% di probablità di successo, alla seconda rimane al massimo il 40%. Un'ultima cosa sembra importante puntualizzare: l'eccesso di portanza del nostro anticiclone, condurrà la bolla di aria calda ad isolarsi alle latitudini medio alte, con focus sulla regione scandinava. La manovra potrebbe permettere a flussi di aria fredda di origine artica di portarsi verso l'Europa mediterranea entro lo scadere della prima metà di novembre, sovvertendo in tal modo ancora una volta i piani di questo autunno molto indeciso e anche un po' pasticcione.

Autore : Luca Angelini

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