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In viaggio tra le catastrofi ecologiche di casa nostra: nessun colpevole per il disastro del fiume Lambro

La gravissima situazione del Golfo del Messico ci ricorda quella, nelle rispettive proporzioni, altrettanto grave avvenuta alcuni mesi orsono in una tra le zone più popolate d'Italia e d'Europa, la Lombardia.

In primo piano - 9 Luglio 2010, ore 09.15

Nell'era delle auto Euro 5, della raccolta differenziata, delle limitazioni imposte alle emissioni di CO2, delle lampadine da spegnere o degli elettrodomestici in classe A+++, il tutto pagato a caro prezzo da ogni cittadino, ci sono vere e proprie catastrofi che passano invece inosservate o, peggio ancora finiscono addirittura nel dimenticatoio.

Chi si ricorda del disastro ecologico avvenuto il 23 febbraio 2010 nel fiume Lambro? Eppure quella notte sciagurata da una ex raffineria con sede a pochi passi da Monza, la Lombarda Petroli, finivano nel fiume di Milano migliaia di metri cubi di olio combustibile.

L'onda nera attraversa la Lombardia, passa anche per i quartieri orientali di Milano, sotto gli occhi di milioni di persone. Vengono lanciate le allerte, intervengono ARPA e Forze dell'Ordine. I dipendenti della ditta, ormai trasformata solo in un deposito, oppongono resistenza e ritardano gli accertamenti. Qualcuno ventila addirittura che il versamento degli idrocarburi sia solo la facciata per celare il rilascio di un mix di sostanze ancor più tossiche e nocive.

Interviene anche la Protezione Civile: viene accertato il dolo, intanto il disastro sfila indisturbato per i comuni del Lodigiano, del Cremonese e finisce nel Po. 40 chilometri di petrolio in un fiume lasciati scorrere senza colpo ferire, ma non solo: dopo una settimana di quelle 50 mila tonnellate di oli versati alla faccia dell'ecologia e dell'ambiente finiscono insabbiati, non  materialmente, ma nei misteri della macchinosa macchina amministrativa del nostro Paese. Un solo indagato: il legale rappresentante della ditta. Tutto il resto è silenzio. E' ma possibile che uno scaldalo di tali proporzioni non generi la stesso eco di un iceberg che crolla in Antartide?

Solo ora, a diversi mesi di distanza dal disastro, emergono i primi seri segnali tesi alla riqualificazione del fiume-fogna: fondi stanziati dalla Regione Lombardia, 20 milioni di Euro subito, 100 mila nei giro dei prossimi 5 anni. Anche il Governo ha mosso i suoi passi: stanziati rimborsi per un totale di 3 milioni di Euro alle regioni Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, attraversante dall'onda nera.

Rimane ora la cicatrice insanabile di una regione ferita nell'orgoglio, rimane anche la scia di morte che ha decimato la fauna e alterato gli ecosistemi già messi a dura prova, in una tra le zone più sfruttate d'Italia, ma rimane anche un mistero inquietante: le carcasse degli animali recuperate lungo il fiume sono state analizzate e la causa di morte degli animali non dipende dall'avvelenamento da idrocarburi. E cos'altro ha avvelenato allora quei poveri animali? La risposta (forse) ai... posteri.


Autore : Luca Angelini

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