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In meteorologia la normalità è utopia

Facciamo uno sforzo per comprenderlo.

In primo piano - 5 Gennaio 2015, ore 14.00

La meteorologia resta ai primi posti tra gli argomenti preferiti dagli italiani, ma ci siamo mai chiesti come “ragioni” il tempo? Il tempo è un trasgressore che non vuole farsi prevedere. Il tempo non si ripete mai due volte nello stesso modo, talvolta sembra sornione, pigro e annoiato, per poi scatenarsi senza preavviso.

Lo studio del tempo atmosferico non dovrà mai ridursi ad una mera operazione di calcolo e non potrà mai prescindere da un’esperienza pratica di contatto diretto, vissuto, “morboso” con le nubi e le loro manifestazioni. Anche secoli di osservazioni non sono serviti a far luce pienamente sui meccanismi che regolano le variabili climatiche.

L’uomo sta certamente recitando un ruolo da protagonista nella storia del clima e dei suoi mutamenti ma siamo sicuri che il tempo non segua un filo conduttore più nobile per le sue “trasgressioni”? Per anni, dalla scuola materna fino a all’adolescenza, siamo stati abituati a pensare all’inverno come ad un susseguirsi di giornate fredde, piene di ghiaccio, neve e nebbia, la primavera è entrata nel nostro codice genetico con l’idea di un’esplosione di colori, di giornate luminose, profumate e piene di sole, con gli uccellini cinguettanti e i pollini svolazzanti.

Ancora oggi se il tempo esce da questi schemi ci sentiamo persi e subito agitiamo lo spettro dell’effetto serra che avvalori l’ipotesi di un tempo impazzito. Ma la vera miniera di informazioni meteorologiche non ce le ha fornite la scuola, ancora oggi assai carente e superficiale su questo punto, ma gli anziani.

La nonna con i suoi calli, lo zio con tutte le tipologie dei tramonti, fino al papà con la classica ed inflazionata espressione del “cielo a pecorelle”. Ora queste regole ataviche vengono spesso smentite da perturbazioni che non arrivano, da calli che dolgono anche durante lunghi periodi stabili e soleggiati. C’era addirittura una tradizione popolare, smentita nel corso degli anni proprio dalle trasgressioni di cui si parlava, quella del 15 agosto.

Mai prenotare al mare dopo Ferragosto: “arrivano i temporali!”. In effetti gli alberghi accusavano un calo di presenze. Il tempo ha presto rimediato a questo luogo comune proponendo finali di stagione spesso arroventati, magari con un bis di caldo africano a settembre.

Le stagioni sono cambiate? Verissimo e continueranno a farlo, facciamo uno sforzo per accettare questa variazione senza troppi traumi, impariamo a convivere con una lunga mezza stagione che parte da febbraio e arriva ai primi di giugno, una mezza stagione che talvolta assomiglia all’estate ma che può riservare qualche gelida sorpresa; prendiamo poi atto che l’unica stagione che ha ridotto la sua egemonia è l’inverno.

Prepariamoci a vivere altri periodi alluvionali, alternati ad altri siccitosi, ad essere dominati per mesi da anticicloni bloccanti, che trattengono i veleni nelle nostre città, a vedere la neve ad anni alterni e in modo irregolare. Il passato è pieno di questi episodi, la memoria storica sulla meteorologia è però decisamente corta.

Per capire quanto il clima stia davvero cambiando sarà prima opportuno eliminare il lamento ingiustificato di chi vede il tempo come un cameriere pronto ad esaudire ogni nostro desiderio.


Autore : Alessio Grosso

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