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IMPERDIBILE! Il "cuscino" freddo in Valpadana non sempre funziona: casistica...

Considerazioni pratiche sul freddo e la neve.

In primo piano - 14 Dicembre 2009, ore 09.31

La neve in Pianura Padana: -perchè talvolta cade abbondante in città, altre volte solo in periferia? -perchè alcune volte non cade proprio, anche in condizioni termicamente favorevoli? -perchè in una città nevica di più e in un'altra nevica meno? -E' tutta colpa dell'isola di calore? Casistica semplificata all'ennesima potenza, situazione ideale posta a metà inverno con 5 casi tipici ( ce ne sarebbero a decine): 1 -aria molto fredda di origine polare continentale affluisce diretta sul settentrione (è il caso della massa d'aria trasportata dall'anticiclone russo-siberiano), fenomeno sempre più raro. Risultato: a) all'arrivo della prima perturbazione consistente la neve è assicurata ovunque, anche in città, senza alcuna interferenza dell'isola di calore. b) arriva una debole perturbazione ed impiega molto tempo a forzare la resistenza dell'alta pressione, aria molto mite viene spinta in Valpadana davanti al fronte. Cuscino freddo eroso, neve soprattutto sul Piemonte, sull'ovest Lombardia, ma con possibile pioggia a Milano dove la debolezza delle correnti, l'invasione calda ed un cielo parzialmente nuvoloso rovinano il cuscino. Stessa cosa dicasi più ad est con ingresso dello Scirocco a Verona e Brescia, dove piove allegramente anzichè nevicare come ci si aspetterebbe. 2-aria polare marittima da nord segue sistema frontale, generale rasserenamento con freddo e gelate al mattino, aria più secca al nord-ovest con Favonio fresco. Risultato: a arriva un fronte mediterraneo che introduce aria mite, ancora neve nelle solite zone del Piemonte e dell'alta Lombardia, pioggia a Milano e verso est, valle dell'Adige se la gioca sul filo dei gradi. b arriva fronte freddo attivo con correnti che ruotano a SW, rovesci nevosi su Lombardia, est Piemonte, Val d'Adige, misti a pioggia sul resto delle città del nord, dove l'aria era più umida in partenza e dunque non si raffredderà molto. 3 aria molto fredda ristagna sulla Slovenia, fa abbastanza freddo anche sull'Italia del nord. Si assiste a due giorni sereni ma freddi con gelate. Arriva un peggioramento da ovest. Risultato: a ciclogenesi su alto Tirreno in movimento verso Triveneto ed Emilia-Romagna, aria fredda richiamata dalla porta della Bora, neve senza problemi su tutte le città del Triveneto e dell'Emilia. Secco al nord-ovest. Nulla l'influenza dell'isola di calore, l'aria fredda è sufficiente a far nevicare. b ciclogenesi che coinvolge tutto il nord sul Mar ligure, neve su tutto il nord, soprattutto se la corrente di Bora è tesa. 4 anticiclone europeo esteso all'Italia, situazione di nebbia al suolo con temperature vicine o prossime allo zero, inversione in quota con valori sopra lo zero, cede l'anticiclone, arriva un fronte da ovest con richiamo di aria molto mite da sud. Risultato: limite delle nevicate medio-alto, il rimescolamento dell'aria potrà far aumentare notevolmente la temperatura in città. Poca attinenza con l'isola di calore. 5 depressione che insiste per più giorni con valori sempre prossimi allo zero al suolo ma scarsa ventilazione. Risultato: enorme influenza dell'isola di calore, pioggia nel centro città e nell'immediata periferia, neve nelle campagne. Come vedete solo in un caso su 5 abbiamo trovato una netta influenza dell'isola di calore, per il resto è risultata meno importante in caso di ventilazione sostenuta. Ma cosa intendiamo per "cuscino freddo"? Trattasi di quello strato di aria fredda che persiste su una certa zona soprattutto nei bassi strati e alla media quota (più in alto si dà per scontato che si misurino temperature inferiori allo zero) dopo un'irruzione di aria fredda proveniente da quadranti settentrionali e/o orientali con caratteristiche termiche molto basse e con altrettanto basso tasso di umidita'. Quest'aria insiste al suolo anche durante il successivo scorrimento di aria mite ed umida così da permettere precipitazioni nevose sino al piano ("nevicata di addolcimento"). L'80-90% delle precipitazioni nevose della pianura padana centro occidentale sono dovute a questo schema e l'importanza del "cuscino freddo" è fondamentale non solo per la possibilita' che la precipitazione avvenga sotto carattere nevoso, ma anche per determinarne l'intensita' e i relativi accumuli. Completamente diverso e' il modo in cui le precipitazioni avvengono nella parte centro-orientale della pianura padana. Qui il cuscino freddo non gode di alcuna protezione naturale (l'arco appennico per la bassa pianura occidentale) e i caldi venti di libeccio e scirocco invadono velocemente la pianura alzando la temperatura e trasformando la neve in acqua. C'è poi la nevicata da avvezione fredda che interessa la zona del Triveneto, l'est Lombardia e l'Emilia-Romagna. In questo caso la neve entra dalla porta orientale sospinta dai freddi venti di grecale e le nevicate non hanno quasi mai nulla di "dolce", bensi' sono spesso spinte da furiosi venti che le trasformano in vere e proprie bufere. In questo quadro geografico-climatico, la citta' di Piacenza rappresenta il punto di incontro e snodo tra i due differenti modi di "interpretare" la neve. Se nevica a Nord-ovest di Piacenza siamo quasi certamente in presenza di una nevicata "dolce", se nevica a Sud-est di questa citta' ci dobbiamo attendere ben altre caratteristiche. Inoltre quando le nevicate toccano la parte centro occidentale della pianura, la parte orientale vede cadere generalmente pioggia (salvo casi eccezionali di persistenza del cuscino oltre i suoi "confini naturali") mentre le regioni emiliane e romagnole si trovano a volte in ombra pluviometrica ; nel secondo caso invece i contrasti sono ancora piu' forti': e' frequente partire da Milano con un sole leggermente offuscato ed essere colti da un'improvvisa violenta nevicata subito dopo Fiorenzuola, nevicata che via via si intensifica verso Parma e Bologna. Torniamo ora al "nostro cuscino freddo". Pur in anni di grandi difficolta' per la neve esso e' sempre stato abbastanza presente e distribuito omogeneamente in tutta la pianura occidentale, anche se diverse volte e' risultato vano per la mancanza di precipitazioni, partendo dai piedi della catena alpina piemontese per arrivare almeno a Bergamo, Milano, Piacenza (in un ideale linea nord-sud) . In questa area le precipitazioni non sono certo uguali per consistenza ed intensita', ma se non altro riescono ad essere omogenee per "carattere" (nevoso). Negli ultimi anni vi sono stati tuttavia dei cambiamenti. Citiamo alcune date del 2003 per portare esempi concreti. Il 28 dicembre 2003, dopo alcuni giorni di gelo intenso (-7 la minima a Pavia il 25 dicembre) giunge la prima consistente precipitazione della stagione. Cadono numerosi cm di neve a Torino e in tutto il Piemonte, nonche ' nella parte settentrionale della Lombardia (prima paralisi nevosa a malpensa) ma da Saronno in giu' domina la pioggia, solo saltuariamente mista a neve. A sud Ovest di Milano il confine e' rappresentato dalla Lomellina in cui cadono 15 cm a Mortara, ma solo pochi fiocchi a Vigevano e nessuno a Pavia. Una settimana dopo si replica. Stesse condizioni, stessi risultati. Neve su tutto il Piemonte, pioggia o al massimo pioggia mista a neve in lombardia. L'unica omogeneita' si rileva nella precipitazione nevosa di gennaio, quella del 26-27 gennaio. qui la precipitazione riguarda tutta la pianura centro occidentale, ma la sua debolezza (1-2 cm gli accumuli piu' significativi) la fanno passare in secondo piano. Qui tuttavia non siamo di fronte ad una vera nevicata di addolcimento, in quanto l'aria fredda e' entrata in concomitanza con l'arrivo del fronte, grazie ad un minimo formatosi sul nord tirreno in grado di richiamare aria fredda da est, E lo stesso schema si e' piu' o meno ripetuto a febbraio, nell'ultima decade con nevicate che hanno visto comunque nuovamente una diffrenzazione marcata tra area occidentale (Piemonte, entroterra ligure) e Lombardia con piu' o meno la stessa linea di demarcazione registrata a dicembre.

Autore : Alessio Grosso, Roberto Valdata

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