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IMPERDIBILE! CLIMA che cambia e MANTO NEVOSO: l'anno chiave è il 1987!

Nel V rapporto AR5 del WGI dell’IPCC di Stoccolma è stato ribadito che l’estensione della copertura nevosa dell’Emisfero Nord è in diminuzione e che nei mesi di marzo e aprile sussiste un’elevata correlazione fra questa diminuzione e l’anomalia delle temperature.

In primo piano - 24 Luglio 2015, ore 08.00

Sulle Alpi italiane l’estensione della copertura nevosa e il cumulo di neve fresca sono in diminuzione, specie nei mesi di marzo e aprile e alle quote fra gli 800 e i 1500 m.
Nel presente lavoro sono stati analizzati i dati di temperatura, precipitazione nevosa e durata del manto nevoso con spessore superiore ai 30 cm (neve sciabile) del periodo 1930-2013.

Le analisi condotte hanno evidenziato, nel periodo 1987-1988, un cambiamento di regime di tutti e tre i parametri analizzati.
Inoltre nel periodo 1991- 2000 il deficit è stato più importante che negli ultimi 10 anni.

Nel periodo 2004-2013 si osserva un minor incremento della temperatura nei mesi
di dicembre-febbraio rispetto alla media 1961-1990 e una precipitazione nevosa quasi
nella norma.

Invece, nei mesi di marzo – aprile, le temperature sono in netto aumento e il deficit della
precipitazione nevosa è importante (-30% circa) specie alle basse quote, con conseguente minor durata del manto nevoso al suolo.

Per quanto riguarda la linea della neve sciabile (LAN), la quota si è innalzata di oltre 300m a fronte di un aumento stagionale della temperatura di 0.7 °C, pari ad un innalzamento maggiore di quello indicato in altri studi di 150m per 1.0°C.

Infine, nel periodo 1961-2013, sussiste un’elevata correlazione fra l’andamento delle
temperature in primavera con il cumulo di neve fresca (R=0.30) e con la permanenza
della neve con spessore superiore ai 30 cm (R=0.90).

La diminuzione dell’estensione della copertura
nevosa
nell’emisfero nord (NH) è ben dimostrata da diversi lavori come anche ribadito nel V rapporto AR5 WGI dell‘IPCC approvato a Stoccolma il 28
settembre 2013 Infatti, i dati da satellite indicano, nel periodo 1967-2012, una diminuzione dell’estensione annuale della copertura nevosa, specie nei mesi di marzo – aprile(MA) (IPCC-WGI 4.52, 2013).

Nei mesi di marzo e aprile la riduzione media per decennio nel periodo 1922-2012 è stata dello 0.82%, nel periodo 1967-2012 del 1,59% e nel periodo più recente, 1979-
2012, ancora più elevata e pari a 2.24% (IPCC-WGI 4.52, 2013).
Inoltre, sempre nei mesi MA, nelle aree fra i 40°N-60°N del NH, è stata dimostrata un’elevata correlazione lineare (R=0.76) (Brow e Robinson, 2011) tra l’anomalia della temperatura della superficie dell’NH (Jones et al., 2012) e l’innevamento (Snow Covered Area).

Questa diminuzione della copertura nevosa è stata dimostrata anche per le regioni alpine (Micu 2009; Ke et al., 2009; Morin et al., 2008; Xuet al., 2008), e in particolare per le Alpi Europee (Wielke et al.2004; Hantel e Hirtl-Wielke, 2007; Schoner et al,. 2009; Valt e Cianfarra, 2010).

Una diminuzione delle altezze massime di neve al suolo sono state evidenziate
sia sul versante nord delle Alpi (Marty e Blanchet 2012) che sul versante sud (Valt
et al., 2009).

Diversi studi hanno dimostrato che l'altezza media della neve e i giorni di neve
sono diminuiti nelle Alpi negli ultimi 20 anni
(Marty, 2008; Durand et al., 2009;
Valt e Cianfarra, 2010), soprattutto ad altitudini inferiori a 1500 m (Laternser e
Schneebeli, 2003; Scherrer et al., 2004).

La temperatura media della superficie della Terra, è aumentata di circa 0.89 °C nel periodo 1901-2012 e di circa 0.72 °C solo nel periodo 1951-2012. Comunque,
in particolare per le Alpi, l’elevata variabilità interannuale delle precipitazioni e
l’impatto del NAO hanno creato difficoltà a quantificare l’impatto dell’incremento
delle temperature sul manto nevoso. La variazione della durata del manto nevoso
al suolo, incluse le sue variazioni annuali, hanno un notevole impatto sulle
regioni alpine, non solo dal punto di vista idrologico, geologico e glaciologico ma
anche socio-economico per il turismo invernale.

E’ stato stimato che un aumento di 1°C della temperatura media dell’aria determina un innalzamento del limite della neve sicura di 150 m con conseguenze dirette sul turismo invernale.

I risultati preliminari dell’andamento della temperatura media dell’aria, per il versante
sud delle Alpi, indicano un aumento della temperatura di 0.6-0.7 °C (DJFMA)
negli ultimi 30 anni.
L’anno più probabile di discontinuità climatica individuato sulla media mobile di
11 anni della serie storica è il 1987.

A livello sinottico tale discontinuità coincide con il netto cambiamento di fase della
circolazione atlantica evidenziato dall’indice NAO
(Werner et al. 2000).
Proprio dal 1987 in poi, la temperatura media è stata sempre superiore al valore
di riferimento 1961-1990, eccetto nelle stagioni invernali 1991, 2005, 2006,
2010 e 2013.

Tuttavia negli ultimi 10 anni (2004-2013) sono state ben 4 le stagioni invernali più
“fredde” della media ma anche 3 le stagioni invernali con una temperatura “molto
mite” (ora è da considerare molto mite ma eccezionalmente nevoso quello del 2014 N.d.R).

Come anche per le temperature, le tendenze più importanti sono nel periodo
marzo-aprile del ciclo 2004-2013 e nel caso della precipitazione nevosa, in modo più marcato nella fascia altimetrica 800-1500m.
Laternser e Schneebeli (2003) hanno individuato a 1300 m la quota minima delle
aree sciabili (LAN) in Svizzera.

Questo limite altimetrico è riferito alla quota dove si hanno almeno 100 giorni
con una altezza delle neve naturale al suolo di 30 cm nel periodo dicembre-aprile.
Questa quota non è fissa ma varia nel tempo e geograficamente in funzione delle aree climatiche.

Ad esempio Wielke et al. (2004), ha comparato la durata del manto nevoso fra Austria e Svizzera e ha individuato una quota di 1050 m per Austria orientale. Questa
differenza altimetrica è da attribuire alla transizione fra il clima atlantico marittimo
della Svizzera occidentale e il continentale dell’Austria orientale.

Oltre ad una variazione ovest – est della quota della neve sciabile, Marty (2008) ha
evidenziato una variazione fra il versante nord e sud delle Alpi Svizzere.

Utilizzando un livello minimo di altezza neve di 50 cm, ha riscontrato una diminuzione
di circa il 20% di giornate sul versante sud, rispetto al versante nord
delle Alpi.

Questo indica che la quota della neve sciabile sul versante meridionale delle Alpi, influenzato dal clima mediterraneo, è più elevata rispetto al versante settentrionale delle Alpi.
Sulle Alpi italiane le analisi condotte hanno evidenziato nel periodo 1987-1988 un cambiamento di regime di tutti e tre i parametri analizzati e nel periodo 1991- 2000 il deficit è stato più importante che nei periodi successivi.

Nel periodo recente, 2004-2013, si osserva un minor incremento della temperatura
nel periodo dicembre-febbraio rispetto alla media 1961-1990 e precipitazioni
nevose quasi nella norma. Invece, nel periodo marzo aprile, le temperature sono in netto aumento e il deficit della precipitazione nevosa rimane importante
(-30% circa) specie alle basse quote con conseguente minor durata del manto nevoso
al suolo. Per quanto riguarda la linea della neve sciabile (LAN), la quota si è innalzata
di oltre 300 m a fronte di un aumento stagionale della temperatura di 0.7 °C.

In sintesi, molti parametri analizzati nel presente lavoro seguono gli stessi andamenti
di quanto succede nel NH e sembra che negli ultimi 10 anni ci sia una
variazione delle tendenze generali in atto ascrivibili per ora alla variabilità climatica
ma che forse, i ghiacciai del versante meridionale delle Alpi, abbiano già iniziato
a risentirne.


Autore : A cura dell'Aineva (Valt e Clanfarra), adattamento e riduzione di Alessio Grosso

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