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IMPERDIBILE: 2 righe sulla NEVE

La neve; tra disagi e disinformazione. Una meteora comune nell’inverno italiano, molto più che sui tavoli della politica e degli organi informativi e decisionali.

In primo piano - 27 Novembre 2008, ore 16.22

Tanto ricercata e amata dai vacanzieri e dai bambini, quanto disprezzata e temuta da chi lavora e chi viaggia; della neve sappiamo poco, ma ne parliamo troppo. Se ne discute tanto: quando non c’è, non arriva, l’inverno passa e… nemmeno un fiocco; ma soprattutto quando c’è, quando ormai ammanta colli e città, e purtroppo le strade. Nell’Età della gomma, come quella che stiamo vivendo, quella in cui tutti si spostano con il proprio o l’altrui mezzo (leggasi pubblico), diviene fondamentale conoscere questo fenomeno, tanto affascinante, quanto gravido di pericoli. Come scriveva giorni fa il mio collega, la gente vorrebbe la neve solo in montagna; magari solo quando va in vacanza e, perché no, con il sole e le strade sgombre e ripulite. Eh già il disagio pesa per tutti, figuriamoci se bisogna sopportarlo quando si è in ferie, quando non si è pagati per muoversi, ma si paga. Ci sono poi i tipici ragionamenti fatti di sufficienza e farciti di supponenza e ignoranza geografica e climatologica elementari. “L’Italia non è un paese da neve! La neve è tipica del nord Europa!” Magari anche dell’Inghilterra o della Francia; dove in realtà è più rara che da noi. “…E poi lì, si che sono attrezzati e sanno come comportarsi!” Nessuno lo mette in dubbio, ma che dire della complicata orografia italiana, dove file di colline e catene di montagne tagliano in più parti quasi tutte le regioni. È tutto un valico o un sella, un altopiano o una pendenza. Le neve in Italia è molto frequente, più di quanto si possa immaginare; più abbondante che in molti altri paesi. Spesso è mal distribuita e anche a distanza di poche decine di km si osservano differenze sostanziali. Tra le meteore è decisamente la più difficile da prevedere, per motivi tecnico-scientifici già spiegati in altre sedi dai miei bravissimi colleghi; sia nella possibilità che si verifichi, sia nell’altitudine alla quale può scendere. La questione non è se nevica, se finalmente potremo goderci qualche nota coreografica del mirabile concerto della natura; ma quel che più conta e sui disagi che questa può arrecare: dove, a che altezza e su quali strade. E la differenza talvolta è minima; anche questione di pochi km. Si fa un gran parlare delle ore perse, da questa o quella categoria, per motivi legati a scioperi o astensioni dal lavoro. Ore non lavorate e danni per aziende e cittadini. Ma quante ore di lavoro vengono perse da chi viaggia, da chi come pendolare, si trova paralizzato da una nevicata imprevista o prevista male; peggio ancora non considerata da chi di dovere. Quante persone il 24 novembre 2008, come tanti altri giorni simili, sono arrivate in ritardo per i motivi legati alle spruzzate di neve di questo inizio d’inverno. Quante ore non lavorate, perse perché partiti inconsapevoli di ciò che li attendeva, tra la finestra appannata e la nebbia che avvolge la strada verso il valico. Si è fatto un gran parlare del blocco dei tir e delle sue conseguenze sull’economia; ma quanti tir e per quante ore sono stati bloccati qua e là su metà della rete stradale e autostradale, paralizzati dai controlli e dagli avvisi dell’ultimo momento. Il vaccino si somministra in modo preventivo, non a malattia già allo stato epidemico. Quanti saranno alla fine dei conti, i danni per l’economia? Io mi chiedo quante volte è accaduto, e accadrà ancora, che una nevicata, più spesso in forma di spruzzata, per un totale di qualche cm, della durata di alcune decine di minuti e con temperature vicine allo 0°C, ha creato e creerà così tanti disagi? Alle 8 del mattino del 24 novembre, sulla viabilità ordinaria (le ex SS) tra Firenze e il Mugello, non c’era ancora un mezzo spartineve o spargisale, ma solo centinaia di autovetture e camion di pendolari che procedevano a passo d’uomo su mezzo cm di neve. Quanta gente soccorsa sull’Autosole, con kit di emergenza freddo, bloccati per ore da qualche tir di traverso passato poco tempo prima che scattassero i controlli. È auspicabile agire in modo preventivo, in modo da bloccare chi non è in regola e agevolare chi lo è. Le catene da neve vanno montate durante la scuola guida e non quando ormai si è usciti fuori strada o si è tentata la sorte sulla strada di tutti giorni, che come gli altri giorni non lo è più. Finalmente, dopo anni di stupore in cui io regolarmente ne facevo uso, vedo che la gente comincia a montare gli pneumatici da neve, le cosiddette “gomme termiche”. Elemento di sicurezza che in altri paesi è di uso comune da decenni; ma che in Italia fa ancora fatica ad essere conosciuto ed utilizzato. Se lo fosse, soprattutto da chi si sposta frequentemente o per lavoro, diventerebbe uno strumento di ulteriore prevenzione e sicurezza di guida. È auspicabile inoltre intervenire presto e in modo preventivo, specie per le prime ore del mattino; ore notoriamente trafficate di pendolari, di gente che lavora, produce, secondo una mentalità corrente. Se la neve è prevista a 800m, data la complicata attendibilità del dato, occorrerebbe farsi trovare pronti già 300m più in basso. Se la neve è prevista nella notte o primo mattino; occorrerebbe spostare mezzi e uomini il giorno prima. Lo spargisale o lo spartineve li devo incrociare salendo verso il valico, non fargli spazio per essere superato, perché io in mezzo a mille difficoltà e rischi, ci sono arrivato un’ora prima. L’Italia, alla fine dei conti, non è un vero e proprio paese da neve; dopo poche ore, un po’ di sole e temperature più dolci, il tutto scema verso la normalità. E questo è vero quasi sempre! L’Italia è invece un paese di pazienza, di casi eccezionali, di paralisi e calamità e, quando fa comodo, anche uragani e parossismi vari. È bene che i nostri politici e governanti di ogni parte ritornino nelle scuole, non solo per vederne lo stato di insicurezza in cui versano; ma anche allo scopo di studiare e capire che la mancata prevenzione delle emergenze è peggio della loro cattiva gestione; che elementari situazioni di disagio e insicurezza vanno a danno di tante persone e indirettamente di tutti, e non solo dal punto di vista economico. E se una previsione risulta sovrastimata, in fatto di disagi o quant’altro, non prendiamocela con i meteorologi, ma solo con la benevolenza della natura; perché quando si tratta di neve, è sempre meglio e più conveniente essere prudenti.

Autore : Dott. Giuseppe Tito

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