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Il VERO AMBIENTALISMO: cerchiamo di capire se la neve artificiale è davvero pericolosa...rischio SNOMAX

Gli estremi si toccano sempre: cosa ci unisce al Manifesto.

In primo piano - 30 Marzo 2010, ore 10.00

MeteoLive riporta stamane un articolo pubblicato nel 2004 da Gabriella Zipoli su "Il Manifesto" che mette sotto accusa l'innevamento artificiale. Lo facciamo perchè siamo davvero degli ambientalisti nel senso più autentico della parola e vorremmo capire insieme ai lettori e agli esperti (che invitiamo a scriverci) se davvero esiste il pericolo di un danno naturalistico irreversibile nell'uso di additivi per l'innevamento artificiale. La Zipoli parla di "batteri sotto gli sci", di "un additivo che usato nella produzione di neve artificiale facilita la moltiplicazione di batteri d'ogni tipo, che restano poi nel terreno e sulla vegetazione". Abbiamo scelto i passi salienti, quelli avulsi dalle solite considerazioni su un clima ormai alla deriva per colpa dell'uomo e della civiltà occidentale in primis. "Già nel 1990" si afferma "una ricerca, finanziata dal ministero francese del turismo e dell'ambiente, aveva evidenziato nella neve artificiale la presenza di goccioline d'olio lubrificante, provenienti dalle macchine usate per produrla; ovviamente, nei fiocchi di neve che dalle nubi volteggiano fino a terra l'olio non c'è, e quindi la neve artificiale si era rivelata un facile veicolo per inquinanti". Dal 90 però di passi avanti nel perfezionamento di queste macchine se ne sono fatti molti. Continua così l'articolo: "Nel 2004 un gruppo di ricercatori dell'Università di Torino in collaborazione con il Cemagref (un ente pubblico francese di ricerca scientifica e tecnica, che si occupa dell'ambiente montano e di quello rurale) ha studiato l'impatto ambientale di un additivo, lo snomax: prodotto e commercializzato da una ditta statunitense, si usa sui campi da sci da circa vent'anni. Finora nessuno aveva mai analizzato gli effetti sull'ambiente di questo prodotto, autorizzato in alcuni paesi (in Svizzera, ad esempio), regolamentato o vietato in altri (come in due provincie austriache"0). Interessante quanto segue: " Lo snomax si ottiene dalla coltura del batterio Pseudomonas syringae , che normalmente si trova sulle foglie di moltissime piante e solo raramente è libero nel suolo, ed è una proteina della parete cellulare in grado di accelerare la cristallizzazione della goccia d'acqua. Le cellule batteriche vengono liofilizzate e commercializzate in pellets, che vengono disciolti nell'acqua destinata alla produzione della neve artificiale. La «proteina che fabbrica il ghiaccio» raggiunge il suo effetto a temperature più alte del solito (circa -3° invece dei normali -6°): in questo modo si risparmia energia, perché non è necessario raffreddare tanto l'acqua per trasformarla in neve. La ricerca ha voluto verificare che non ci fosse traccia dei batteri né nella neve prodotta né nella vegetazione e nel suolo al disgelo; e per questo ha monitorato, in tre stagioni invernali consecutive, due località innevate artificialmente: Antagnod in Val d'Aosta e Valloire nella Savoia francese. Nessuna traccia di Pseudomonas nella neve, anche se piccole differenze rilevate nella vegetazione estiva hanno portato i ricercatori «a non poter escludere deboli effetti a lungo termine»." MA...c'è sempre un ma. Infatti: "si è osservata la presenza, sia nella neve artificiale che nei cannoni impiegati per produrla, di batteri fecali in quantità superiore al normale". Più avanti si legge: "il problema non è la presenza di questi microrganismi, che si trovano normalmente sia nell'ambiente sia nella neve naturale, quanto la loro quantità e la loro velocità di propagazione: al momento sembra che lo snomax funga da «brodo di coltura» per i batteri, che quindi si riprodurrebbero molto più in fretta del normale, col rischio di una pesante contaminazione ambientale". Terminata l'analisi sullo snomax senza per la verità aver spaventato troppo i lettori la Zipoli ha comunque condannato la neve artificiale: "è molto più pesante di quella naturale: da 400 a 500 chili al metro cubo, mentre quella naturale è fra i 100 e i 200. Questo perché il cristallo della neve artificiale, avendo forma sferica, chiude meglio gli interstizi fra le particelle e lascia passare poca aria: si riduce la capacità di isolamento e quindi il freddo raggiunge il suolo molto più in fretta, ghiacciando la superficie del manto erboso e mettendo in forse la sua ricrescita nella stagione estiva; inoltre, l'innevamento prolungato fino a stagione inoltrata comporta un ritardo di circa 20 giorni per l'inizio dell'attività vegetativa". Tutte considerazioni che ci appaiono di buon senso ma che non possono onestamente fermare il business dello sci che indubbiamente aiuta la montagna a sopravvivere. Siamo anche personalmente d'accordo con la Zipoli, direi da sempre, sul fatto che senza neve naturale si può e si dovrebbe camminare ma i comuni devono pur far quadrare i conti e i soldi dello sci li aiuteranno a far crescere la propria stazione turistica anche in estate. La Zipoli invece poi esagera un po': "i pendii vengono esposti ad erosione accelerata, aggravata dall'aumento dello scorrimento superficiale delle precipitazioni che non possono infiltrarsi nel terreno a causa dell'impermeabilizzazione svolta dagli strati ghiacciati: le conseguenze in termini di dissesto idrogeologico sono ben note". Sugli sprechi d'acqua possiamo essere d'accordo solo in parte perchè comunque una parte del prezioso liquido tornerà nel terreno e dunque nei fiumi, magari un po' inquinata da qualche additivo ma ci tornerà. Sul discorso dell'innalzamento del limite delle nevicate invece non vediamo grossi peggioramenti dalla fine degli anni 90 ad oggi, anzi è tornato a nevicare con insistenza e frequenza anche alle quote più basse. La Zipoli poi conclude in modo troppo drastico: "in ogni caso, come per ogni palliativo, la situazione è destinata a durare pochi anni: gli impianti per la neve artificiale producono un pesante impatto ambientale e quando anche la neve artificiale si scioglie, le pendici montane appaiono ogni anno più marroni e più secche". Condivisibile invece quasi in toto questo concetto: "E' giunto il momento di adattare le nostre abitudini al clima che cambia: sviluppo (turistico) sostenibile vuol dire che si scia se c'è neve, e se non c'è si fanno passeggiate". E' appena il caso di aggiungere però che senza cannoni per le località turistiche che non hanno investito sulla valorizzazione del paesaggio, dei sentieri, sull'offerta culturale, sarebbero tempi duri.

Autore : Alessio Grosso

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