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Il tornado di Taranto: perchè tanta violenza? Quanto sono frequenti in Italia fenomeni del genere?

Episodio grave e fortunatamente non troppo frequente sull'Italia, nato dalla congiuntura favorevole tra la situazione sinottica in atto e una forzante locale derivante dalla conformazione costiera. Determinante lo sviluppo di una linea di confluenza prefrontale innescatasi sullo Ionio a partire dai monti della Calabria.

In primo piano - 29 Novembre 2012, ore 09.10

 Qualcuno penserà alla maledizione dell'ILVA, noi invece, con un approccio più scientifico, siamo andati a sezionare nei minimi particolari quell'impressionante imbuto tornadico e la massa temporalesca che l'ha generato, cercando di capire come sia potuto accadere un evento del genere. Prima di tutto: quanto frequenti sono fenomeni di questo tipo in Italia? Fortunatamente non troppo, dell'ordine di un episodio di questa violenza (F2-F3) ogni 3-4 anni.

La stagione nella quale avvengono con maggiore frequenza tornado di natura supercellulare è l'estate (preso principalmente il nord), seguita a breve distanza dall'autunno (interessato quasi esclusivamente il centro-sud + Liguria e coste venete).

Ora veniamo ai fatti: cosa ha scatenato quel mostro? Per comprenderlo dobbiamo focalizzare e mettere in sequenza alcune manovre avvenute su diverse scale meteorologiche. Dal punto di vista sinottico (scala 100-1000km) notiamo l'incedere di uno strappo di vento ad alta quota (intorno a 9.000 metri) derivato dal ramo ascendente del Getto Polare che attraversava i cieli del golfo di Taranto con venti fino a 65 nodi, 120 km/h. Un valore rilevante ma assolutamente non eccezionale.

Importante invece il fatto che questo strappo di vento portasse con sè aria decisamente fredda e secca infiltratasi da un notevole sprofondamento della tropopausa subito a monte (sui cieli del basso Tirreno), fin verso i 650hPa (circa 3600 metri di quota). Questa aria secca, quindi densa e pesante, si trovava a intercettare da sud-ovest un flusso decisamente più caldo e umido, quindi meno denso e più leggero, che dal nord Africa procedeva al livello di 850hPa (in questo caso circa 1280 metri di quota) con forti venti di Scirocco (sud-est) e lungo diverse linee di confluenza. E' evidente che la colonna d'aria veniva distorta da uno shear positivo in direzione di 90°. In più l'aria pesante si veniva a trovare senza più l'appoggio sotto i piedi e innescava lo sviluppo del cluster temporalesco (vedi immagine Meteosat qui sotto).

C'è inoltre da osservare che la scintilla di tutto scoccava ben lontano da Taranto, addirittura sulla Sila. Qui per motivi orografici, l'aria calda, umida e carica di instabilità latente in seno al flusso prefrontale (il fronte freddo al suolo era ancora in pieno mar Tirreno), trovava una via di sfogo verso l'alto sfruttando l'effetto trampolino per sollevarsi in blocco senza dispendio di energia, energia che infatti è servita per costruire un imponente ammasso temporalesco che si è poi proiettato verso il golfo di Taranto sotto la guida delle correnti in media troposfera. Non è tutto.

Temporali si sono avuti su diverse zone della Calabria ionica e sul Salento, ma perchè solo a Taranto quel disastro? Qui emergono i motivi locali legati alla conformazione del territorio. Passiamo dunque ad analizzare i processi alla mesoscala (scala sub-regionale). Il vento di Scirocco che arrivava dal mare, già distorto per quanto detto sopra, subiva una ulteriore rotazione antioraria proprio davanti alla città di Taranto che, come sappiamo, è posta dinnanzi ad un'ampia insenatura con l'isola di San Pietro nel mezzo. 

Ebbene questa ulteriore distorsione del campo di vento sotto quella massa temporalesca e con quella congiuntura sinottica, ha dato valore aggiunto al cluster di cumulonembi del tipo "V-shaped" (a forma di "V") in arrivo dalla Calabria. In testa al grappolo si sviluppava così una torre temporalesca più imponente delle altre che sul golfo di Taranto iniziava a ruotare in senso antiorario: una supercella. L'aria secca del Getto ha presto finito per impattare la sommità della torre nuvolosa e una parte di essa ha iniziato a precipitare dall'alto verso il basso, lungo la parete occidentale del cumulonembo, aprendo la via al funnel, l'imbuto del tornado, proprio su una delle zone più popolate della costa ionica.

Quello che è seguito è purtroppo storia di cronaca nera.

 


Autore : Luca Angelini

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