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Il TEMPO di PRIMAVERA: tra confusione, gioia, speranza e sofferenza, ecco perché...

La primavera nell'immaginario collettivo.

In primo piano - 18 Marzo 2016, ore 10.54

Dovremmo essere tutti allegri ed euforici in primavera, la luce che aumenta, la voglia di uscire, di sostare ai tavolini di un bar per gustare un gelato all'aria aperta, di portare i bimbi al parco, di fare una bella gita al mare o al lago.

Sembrano luoghi comuni ma in fondo è la vita che fanno milioni di personeCiò che non si dice magari è che ciascuno ha qualche triste ricordo legato a questo periodo dell'anno.

C'è chi associa la fioritura di un particolare albero ad un lutto in famiglia, chi lo collega al cortisone per combattere fastidiose e croniche forme allergiche, chi in questo periodo ha perduto il raccolto per colpa di una grandinata o di una gelata tardiva...potremmo continuare a lungo, ma lo scopo dell'articolo non è certo quello di denigrare questa stagione o di rattristarvi, piuttosto quello di capire se le primavere del passato fossero molto diverse da quelle di oggi.

Solo mezzo secolo fa nelle case d'inverno faceva un gran freddo, non esistevano i moderni sistemi di riscaldamento, quindi l'arrivo della primavera era visto con entusiasmo ancora maggiore. Qualcuno ricorda il caldo di quel marzo, la Santa Messa di Pasqua con i pantaloncini corti, ma dimentica che la Pasqua non cade sempre nello stesso periodo, qualche volta è bassa e qualche volta è alta, dunque è normale che (soprattutto) quando sia capitata a fine aprile possa anche aver regalato giornate quasi estive.
C'è invece chi ricorda una nevicata tardiva in maggio e lo rimarca di fronte agli amici durante un mese di maggio magari più caldo della norma. In questo modo fa sembrare che nel maggio del passato nevicasse spesso o facesse sempre molto più freddo di oggi. Si tratta ovviamente di ingannevoli sensazioni umane, accettabili e perdonabili in fondo. Non è invece ammissibile accettare l'idea che il clima odierno sia impazzito rispetto a quello dei nostri nonni.

Gli eventi estremi non sono mai mancati nel passato, nessuno sa davvero se siano diventati più frequenti, piuttosto è sicuro che la popolazione mondiale sia aumentata esponenzialmente, è certo che si scelga di costruire edifici laddove la natura non lo consentirebbe, è certo che ci sono ormai telecamere in ogni angolo del Pianeta a documentare tutto quello che sta accadendo con una dovizie di particolari impensabile solo 30 anni fa.

Un simile bombardamento mediatico fatto di tornado, bufere di neve, terremoti, uragani ed alluvioni che ci giungono da ogni angolo della Terra, ci hanno fatto credere che la natura si stia rivoltando contro di noi, invece fa solo quello che ha sempre fatto, solo che sulla sua strada trova le opere dell'uomo quintiplicate rispetto al passato e se ne sbarazza inconsapevolmente, come avviene da sempre

Tutti hanno ormai collegato la parola clima all'aggettivo malato e proprio la primavera, presentataci a scuola in maniera tanto romantica e bucolica, quanto patetica, sembra averci tradito. Non è la stagione del sole tiepido costante, degli uccellini che cinguettano, delle dolci brezzoline e dei prati in fiore, ma una stagione ribelle che passa da temperature vicine allo zero ai 30 gradi in pochi giorni.

Così è nato il proverbio: "non c'è più la mezza stagione", che più infelice e falso non potrebbe essere, ma guai a contraddire chi lo utilizza, non vi ascolterebbe.

E' così radicato e così pronto all'uso in ascensore da non tollerare obiezioni. Sappiate però, ve lo sussurriamo nell'orecchio, che la primavera è stagione vibrante, dinamica, capricciosa ed irregolare per natura, perchè stagione di transizione, una regola alla quale non si è QUASI mai sottratta.

E' comunque corretto dire che, in linea con la fase di riscaldamento globale del clima che stiamo sperimentando, anche la primavera abbia risentito di questo rialzo delle temperature e che le fasi con valori più alti del normale prevalgano su quelle in cui la stagione sembrerebbe strizzare un occhio al freddo.

Per il resto prendiamola così, con tutto il suo altalenare di situazioni, e pensiamo alle vacanze che verranno, trascorriamo serate a programmarle, a scegliere le mete di un viaggio magari lontano, misterioso, intrigante e sogniamo, godendo della luce ritrovata, che è pur sempre un segnale di speranza per i giorni che verranno.

 

 

 


Autore : Alessio Grosso

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