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Il richiamo della montagna

Solo chi è vissuto per lungo tempo in montagna può capire cosa significa "dialogare" con i monti.

In primo piano - 23 Marzo 2009, ore 08.46

"Addio monti sorgenti dall'acque ed elevati al cielo, cime ineguali note a chi è cresciuto tra voi", così il congedo di Lucia dalle sue montagne nei Promessi Sposi. Quanti tra voi, lasciandosi dietro le montagne in macchina dopo un periodo di vacanza o una giornata di sci non hanno pensato la stessa cosa? Non illudetevi, non sono poi tanti: molti giovani vedono purtroppo la montagna come il cucuzzolo innevato dal quale gettarsi per le loro folli discese in snow-board; sfoggiano le loro tute colorate, ostentano le ultime novità dell'hi-tech in fatto di sci e scarponi, passano poi le serate nelle discoteche ad alta quota e scambiano la montagna per un oggetto da usare per soddisfare i loro piaceri. Lo stile è quello di "Vacanze di Natale" di Boldi-De Sica. Al ritorno a casa non rimarrà nulla di quello che hanno visto, solo il ricordo di qualche volo "spaziale", "terribile", "galattico" sulle piste e di qualche approccio sentimentale in discoteca. E questa lo chiamate "richiamo della montagna"? Chiedete ad un giovane: "perchè vai a sciare?" Vi risponderà con la solita spocchia: "per cuccare". Il genitore gli chiederà: "che monti hai visto? Faceva freddo? C'era molta neve?". Il massimo che potrà pretendere sarà: "c'era un sacco di neve, una figata". No, cari ragazzi, la montagna non è questo: la montagna è avvicinarsi con rispetto alla natura che ci circonda, trovarsi una bella baita immersa nel bianco e osservare in silenzio tutto quanto accade. Ascoltare il rumore delle neve che si scioglie sotto i raggi del sole, farsi cullare dal vento che scuote le abetaie, annusare gli odori del bosco, osservare da lontano caprioli, stambecchi e scoiattoli e rimirare lo spettacolo delle nuvole che accarezzano le cime. Se nevica poi meglio ancora: i rumori si attenuano, la neve vi abbraccia e i fiocchi scendono in mille forme armoniose ed è bello seguire le loro evoluzioni nella discesa verso il suolo. D'estate la montagna offre altrettanta poesia: il rumore dei rametti spezzati sotto i piedi mentre camminate nel sottobosco, il fascino di una radura, l'eco di un tuono che rimbalza nelle vallate, il piacere di salutare con un sorriso le persone che incontri. E poi visitare la gente del luogo, informarsi, bere con qualche anziano un bel bicchiere di vino rosso e farsi svelare i segreti della località che vi ospita. Solo così potrete dire che l'escursione in montagna è stata proficua, altrimenti è come non essere mai partiti. La montagna è elevazione, non volate mai bassi...

Autore : Alessio Grosso

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