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Il nuovo ambientalismo? Era meglio quello vecchio

Nuove spinte e rinnovate forze rianimano le correnti ambientaliste contemporanee; più mature e meno ingenue si fanno largo tra le masse sempre più manipolabili e in difficoltà.

In primo piano - 28 Febbraio 2009, ore 08.45

Dopo il fallimento ideologico e strumentale del Protocollo di Kyoto, ossia il riconoscimento della sua inapplicabilità nel mondo contemporaneo, il filone ambientalista si è lacerato al suo interno, disperdendo gran parte delle sue energie in migliaia di contrasti e battaglie locali. Altre emergenze infatti, ben più coinvolgenti per l’opinione pubblica, alimentano le fiamme del catastrofismo: dalla crisi economica a quella alimentare ed energetica. Le lotte e le manifestazioni per il bosco di, o per la farfalla di, o contro la fabbrica di, impallidiscono a confronto con le rivolte di stampo religioso, contro gli atti di violenza o di terrorismo, a favore dei disoccupati o dei clandestini; ma soprattutto alla luce di una lotta quotidiana contro il carovita, l’emergenza educativa e i disordini sociali. Il filone ambientalista ha giocoforza messo in atto profonde, ma anche subdole, trasformazioni. L’ambientalismo moderno non è più quello rivoluzionario e controcorrente, quello dei NO a tutti i costi, quello delle occupazioni o degli scontri fisici, quello del feticismo biologico e dell’idolatria della natura. Non è più quello infantile e primordiale, spontaneo e reazionario ai soprusi e ai silenzi di chi ha contribuito ad inquinare il mondo e a renderlo peggiore, anche da un punto di vista sociale ed economico. L’ambientalismo moderno è più maturo, consapevole, preparato, partecipe della vita civile, politica ed economica, soprattutto nei paesi ricchi. Non brancola nell’incoscienza, accecato dalla rabbia e guidato solo dall’istinto della sopravvivenza. I tempi di Lovelock e della sua Gaia, quelli di Sir Huxley e del suo WWF sono ormai acqua passata, lontani quasi due generazioni. Gli ambientalisti contemporanei sono entrati nel dibattito sociale, poi economico e quindi politico. Si sono fatti strada in molteplici questioni, usando talvolta provocazioni, ma sempre più spirito di mediazione. Si sono talmente intricati nelle questioni economiche, energetiche, scientifiche, sociali ed etiche, da manifestare profonde contraddizioni. Alla fine la spaccatura è stata inevitabile, l’esplosione incontenibile. Mentre migliaia di cocci e schegge impazzite continuato la loro impari battaglia ai confini del mondo vissuto (vedi le proteste contro le baleniere o quelle contro i turisti degli atolli e gli operai delle piattaforme petrolifere), il nucleo centrale si è riorganizzato intorno ai tavoli del potere. Tra uno slogan e una manifestazione, uno spot e una kermesse, hanno avvicinato e coinvolto moltitudini di persone ormai disorientate, sempre più spesso rassegnate e incredule sullo sfacelo del mondo e della società. Gente facilmente manipolabile da chi ha fatto della dialettica politica la sua arma vincente. Ecco il nuovo ambientalismo: quello che dice anche “SI”, quello che media con il potere, quello che crede di esercitarlo, mentre si fa da questo manipolare. Il “guanto” verde che avvolge la mano sporca di chi rovina il mondo. Il nuovo ambientalismo si gonfia di presunte verità e sputa sentenze e vaticini, previsioni nefaste e catastrofiste, solo per giustificare questa o quella scelta, questa o quella linea di azione, anche di natura sociale ed economica. I mass media fanno il resto amplificando in qualità e quantità i messaggi e le direttive, i dati e le previsioni. Un leitmotiv su tutti, chiave di lettura unica è il progressivo e irrefrenabile surriscaldamento globale, alias effetto serra, alias cambiamento climatico, alias mutamento del clima; tanti epiteti per una sola schiacciante realtà. L’aumento repentino delle temperature è un fatto ormai inequivocabile, ci dicono, causato dall’uomo che a sua volta causa di pressoché tutti i suoi mali contemporanei. Tali presunte verità vengono raggruppate in confezioni monotematiche, come ad esempio il senso di caldo e aridità; la percezione distorta delle catastrofi e dei disastri naturali e meteorologici; l’estinzione delle specie e la perdita degli habitat naturali; la crisi economica ed energetica. Vengono poi somministrate tramite monodosi giornalistiche e pubblicitarie all’opinione pubblica: “cambia il tuo frigorifero vecchio e obsoleto! Potrai risparmiare fino al 15% di energia elettrica e contribuirai a diminuire le emissioni di gas serra”; o anche: “Hai ancora una lampadina ad incandescenza? Cosa aspetti, l’effetto serra ti chiede di cambiare”; oppure: “ Perché non chiudi il rubinetto quando ti insaponi le mani? Risparmierai acqua potabile che mezzo mondo non ha per colpa dei cambiamenti climatici!”; e ancora: “ Compra un auto a GPL, o ibrida, o una di quelle che si spengono al semaforo rosso; risparmi e rispetti l’ambiente!”. Qua e là si legge: “Pescatori in crisi per il riscaldamento del Mediterraneo; sempre meno pesci e solo tropicali!”; “Domani blocco del traffico; ma solo per gli euro 0!”; “Con la raccolta fondi del concerto di Tizio, piantati 10.000 alberi nei giardini di mezza Italia; contro l’inquinamento urbano e l’effetto serra!”; “Per fare questo libro, non è stato abbattuto nessun albero!”; “Energia del vento, energia pulita; per contrastare il riscaldamento del pianeta!”; “M’illumino di meno!”; “Puliamo il mondo!“ ecc. ecc. Intanto continuiamo a sporcarci dentro, ad ingurgitare diossina, a respirare benzene, a surriscaldare quando fa freddo e a raffreddare quando fa caldo, a usare l’auto quando piove e abbronzanti quando c’è il sole, a imbottirci di medicinali, a comprare elettrodomestici inutili e a sostituire rapidamente ciò che è ancora lungamente utilizzabile, a sprecare, sprecare e sprecare! Riflettiamo. Credete forse che tutto ciò sia davvero in sintonia con la salvaguardia del pianeta? Credete davvero che sia questa la linea da seguire per migliorare le condizioni nostre e di quelle del resto del mondo? Esiste davvero questo nemico pubblico chiamato surriscaldamento globale o effetto serra? E poi è davvero un nemico, il nemico numero uno? Personalmente ho sempre nutrito dubbi su questo tipo di consigli, scelte, direttive, così radicali e selettive, per non dire esclusive. Basta dire naturale, sostenibile, ecologico, rinnovabile, biologico, ecocompatibile, biodegradabile per essere OK, alla moda direi. Per pulirsi la coscienza basta vuotare il cestino della raccolta differenziata in un orrido cassonetto ricolmo di veleni. Basta andare al lavoro in bicicletta o fare jogging al mattino, mentre moltitudini di camini, marmitte e tubi di scappamento colorano di veleni l’aria delle nostre città. Davvero salveremo il pianeta e l’umanità in questo modo? Cosa fanno i nuovi ambientalisti; parlano di cambiare subito, ma fanno previsioni a 50 anni; condannano a morte l’innocua CO2 e poi ammiccano al nucleare, alle fonti alternative (quasi mai pulite), ma nello stesso tempo sono possibilisti all’estrazione di petrolio in un Parco Nazionale (Basilicata). Per lo sviluppo e le grandi opere si sottomettono solo alla VAS (valutazione ambientale strategica o alla VIA (valutazione di impatto ambientale); parlano di ferrovie e poi consigliano le auto ibride; per la fame nel mondo, contro la siccità e le malattie, l’estinzione delle specie accusano i cambiamenti climatici, ma poi si prostituiscono agli OGM. Non c’è catastrofe poi, che non sia riconducibile all’effetto serra; pertanto sostengono colpevoli amministrazioni all’apparenza volenterose di intervenire e di cambiare, ma sempre più spesso impossibilitate a farlo dalla miriade di emergenze quotidiane e ben più tangibili. Non è picchiettando il volante che si cambia direzione; non chi ha programmato una destinazione può farci cambiare rotta. Attenzione al lavaggio del cervello, anche se fatto con l’acqua potabile delle chiare, fresche e buone intenzioni. Attenzione ai lupi travestiti da agnelli, che gridano all’ottimismo sguazzando nel peggioramento della qualità della vita degli altri; a quelli che incitano a suonare e a ballare, mentre la titanica nave affonda. Informatevi, leggete, studiate, approfondite, chiedete agli anziani, coinvolgete chi ha esperienza, consigliatevi con chi vi ha preceduto, consultate chi non ha interessi, perché spesso ha ragione, sempre più spesso non ha i mezzi per farsi sentire, e ancora di più viene ridotto al silenzio, tacciato di ignoranza e incongruenza, di doppiogioco e ambiguità. Chi è in minoranza non è detto che abbia torto! E lasciatecelo dire; chi davvero fa scienza non ha tempo da sprecare per i proclami e gli slogan, per le piazze mediatiche e non, per convincere gli ottusi e i faciloni, di quella verità che ogni giorno indaga e scorre sotto i suoi occhi.

Autore : Dott.Giuseppe Tito

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