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Il nostro Paese tra alluvioni e siccità

Si passa da un estremo all'altro. Nella macchina climatica questo è assolutamente normale, mentre per noi sembra una bizzarria.

In primo piano - 5 Ottobre 2007, ore 09.30

Vi ricordate l’autunno del 2002, quando buona parte del nord Italia finì sott’acqua a causa di piogge torrenziali? Vi ricordate l’alluvione in Lombardia, i 241mm di pioggia che in dodici ore caddero su Genova e la città di Pordenone ridotta ad un enorme lago? Sicuramente si. In quel periodo sembrava che la pioggia non smettesse mai di cadere dal cielo e tutti invocavano un po’ di sole e l’arrivo di un’alta pressione che garantisse un po’ di stabilità. Sempre nel 2002, anche l'estate è stata costellata da nubifragi, grandinate e temperature al di sotto della norma. Addirittura nel mese di luglio si presentò sul Mediterraneo una depressione dalle caratteristiche autunnali che ci tenne compagnia per parecchi giorni a suon di temporali. A partire dal mese di gennaio 2003 tutto come per magia si placa e il nord Italia entra in un regime di siccità. Per oltre tre mesi piove e nevica con il contagocce sul nord e sulla Toscana, mentre neve, pioggia, vento e gelo decidono di accanirsi sulle regioni del medio Adriatico e soprattutto al sud. Su molte regioni del settentrione si grida alla siccità, dopo che nemmeno quattro mesi prima si sperava che smettesse di piovere. Dopo un inverno senza pioggia, anche la primavera sembra seguire gli stessi schemi, con le perturbazioni che non riescono a dare accumuli piovosi sufficienti su molte zone del nostro Paese; la pioggia che solo l’autunno precedente veniva quasi maledetta, in quel momento diventava indispensabile per la terra e per tutto. Ma che cosa sta capitando allora? Il clima è un’entità molto complessa, mutevole, difficile da interpretare, un’ entità non ancora ben conosciuta in tutti i suoi dettagli e soprattutto molto dinamica. Alcuni studiosi sostengono, invece, che la regola fondamentale che governa tutto il clima sia quella della persistenza. La natura sembra seguire percorsi già effettuati per garantirsi un minore dispendio di energia, essendo un’entità fondamentalmente pigra. Altri scienziati sostengono che la regola fondamentale per capire il meccanismo del clima sul nostro Pianeta sia invece la “regola della compensazione”: se si verifica un eccesso in un verso, quasi sicuramente se ne verificherà uno nel verso opposto, per mantenere l’equilibrio. Naturalmente il tempo che intercorre tra un ciclo e l’altro può essere anche relativamente lungo, anche decenni. Questi due concetti, che in qualche modo sono tra di loro compenetranti, spiegano almeno in parte il perché dei fenomeni che avvengono sul nostro Pianeta. La compensazione immediata dunque NON esiste, diversamente i cicli per poterla compiere sono molto lunghi e al loro interno prevale la persistenza. Dunque siamo punto e a capo. Il problema è che se le oscillazioni pioggia-siccità, oppure freddo e caldo non sono molto marcate, ovvero piove quanto basta e fa secco quanto basta, allora nessuno si allarma. Noi riteniamo che, se per qualche motivo, queste oscillazioni si amplificano, ad una oscillazione amplificata ( troppa pioggia) potrebbe (ma non necessariamente) seguire un’oscillazione contraria altrettanto amplificata (siccità); in questo caso si ha una maggiore incisività dei fenomeni nell’uno e nell’altro senso, con conseguenti allarmismi. Tuttavia, come già accennato, il clima presenta ancora molti lati oscuri. Nessuno è in grado di dare una spiegazione globale del suo comportamento. Molti passi avanti sono stati fatti in questi ultimi anni, ma la strada per raggiungere la sua totale comprensione è ancora piuttosto lunga.

Autore : Paolo Bonino, adattamento Alessio Grosso

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