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Il nord-ovest e la pioggia, aprile suggella un'alleanza ritrovata

Negli ultimi anni il problema della siccità su queste regioni si è fatto spesso di concreta attualità. Le piogge ritrovate di quest'ultimo periodo sono una vera boccata d'ossigeno per la fertilità di quel particolarissimo angolo d'Italia dove il prelievo d'acqua è tra i più elevati d'Europa

In primo piano - 15 Aprile 2008, ore 10.38

Fino alla scorsa settimana la persistenza delle correnti settentrionali aveva gettato un'ombra di preoccupazione sulle sorti idriche delle regioni nord-occidentali. Il costante riparo offerto dalle Alpi a questo tipo di circolazione aveva destato qualche perplessità riguardo all'arrivo delle preziose precipitazioni primaverili attese per riequilibrare un bilancio idrico tanto delicato. Dobbiamo infatti considerare che la richiesta d'acqua da parte di un tessuto altamente urbanizzato quale quello che si stende sulla pianura Padana, uno dei più densi d'Europa, è in costante aumento e la diminuzione delle piogge avvenuta negli ultimi anni, se sommata ad ulteriori ammanchi futuri, potrebbe prima o poi portare a problemi di approvvigionamento. Il che rappresenterebbe naturalmente un serio problema. Aprile, mese piovoso almeno tanto quanto il suo speculare autunnale di novembre, sta portando a compimento quanto la Natura ha disposto per i suoi equilibri. Sul nord ha ricominciato a piovere, sulle Alpi ha ricominciato a nevicare e ad alta quota il manto bianco si sta depositando sopra agli accumuli invernali costituendo una buona riserva d'acqua in vista dell'estate. E le estati degli ultimi anni, come ben sappiamo, non hanno fatto molti sconti con la dovuta eccezione di quella anomala del 2002. Dobbiamo però considerare la terribile estate successiva targata 2003 la quale ne ha cancellato subito i benefici a livello di riserve di falda. L'estate del secolo ha addirittura messo a dura prova le riserve accumulate negli anni passati, considerati di "normalità" climatica. La Natura alla continua ricerca degli equilibri non ha ancora tuttavia ripristinato appieno quanto perso, stante la causa numero uno di questo ultimo decennio cosi poco piovoso: l'indice AMO (Atlantic Multidecadal Oscilllation). Proprio la fase positiva di questo indice oceanico, che prevede la risalita di acque calde dalle latitudini tropicali verso le coste occidentali europee, è stata all'origine dei ripetuti blocchi anticiclonici che si sono divertiti a deviare le piovose perturbazioni atlantiche verso la Scandinavia. L'AMO al momento risulta ancora positiva. Nonostante una piccola ulteriore crescita dei valori registrata da gennaio ad oggi, l'indice nel suo complesso, è previsto in graduale discesa. L'apice della sua frequenza trentennale infatti è stato toccato qualche anno fa. Per il futuro ci dovremo dunque attendere un lento rientro da questa fase spesso siccitosa al nord-ovest, tuttavia la strada è ancora lunga e gli effetti dovranno inoltre passare attraverso il parere degli altri indici sui quali si snodano le vicende della nostra travagliata atmosfera.

Autore : Luca Angelini

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