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Il nemico numero uno dei temporali: L'INVERSIONE TERMICA IN QUOTA

Spesso, in estate, assistiamo alla nascita di giganteschi cumuli sui rilievi già dal mattino. Tutto farebbe presagire allo scoppio di un temporale nel pomeriggio, che invece non avviene. Cerchiamo di capire come mai.

In primo piano - 25 Giugno 2010, ore 09.49

Da questa immagine, ripresa dalla Capanna Regina Margherita  (4550 metri) questa mattina, si nota un palese sfondamento dello strato di invesione, posto sui 3000 metri circa. Questo ha dato origine ai rovesci o brevi temporali che hanno interessato segnatamente il Biellese e parte dell'alto Piemonte. Notate le sommità dei cumuli che raggiungono altezze tali da consentire il ghiacciamento della loro sommità.

 

 

La mattinata è umida, fosca, già calda. L'attività cumuliforme sui contrafforti montuosi parte molto presto. In un primo tempo si tratta di batufoli nuvolosi anche belli a vedersi, che nulla hanno a che fare con i temporali.

In tarda mattinata la nuvolosità si gonfia ulteriormente. Le cime delle montagne scompaiono. Anche il sole sulla nostra verticale viene messo a dura prova dagli addensamenti, ormai sconfinanti verso le zone circostanti.

Nel primo pomeriggio il temporale sembra imminente. Tutto è pronto per lo "scoppio". A tratti cadono anche goccioloni di pioggia, ma successivamente avviene "il miracolo".

Le sommità dei cumuli, invece di compiere il guizzo finale che comporterebbe il loro ghiacciamento, tendono a stratificarsi! Le protuberanze si "smussano" e tutta la struttura degenera in un ammasso informe, che lascia trasparire il sereno del cielo.

Subito capiamo che qualcosa non torna! Come mai i cumuli ad un certo punto si sono stratificati invece di crescere ulteriormente in altezza?

Il caso sopra descritto è un classico esempio di inversione termica in quota.

Non sempre la temperatura cala in maniera uniforme con l'altezza. In pianura padana le inversioni termiche sono molto frequenti nel periodo invernale. Al suolo spesso si generano estese brinate, mentre poche centinaia di metri più in alto la temperatura è positiva.

In estate le inversioni al suolo sono più difficili, per via del sole che scalda il terreno. Non mancano però le inversioni termiche in quota. La temperatura può scendere in maniera uniforme fino ad una certa altezza, dopo di che la sua discesa si arresta. Arrivati nello strato di inversione (dove l'aria è più calda e più secca), la temperatura può addirittura aumentare di qualche grado, prima di ridiscendere una volta superato questo strato.

La massa d'aria più calda e secca presente ad una certa quota funge da "tappo". In poche parole, all'interno di essa, le condizioni di instabilità che determinano la costruzione delle nubi, vengono meno!

Ecco allora lo spianamento della sommità dei cumuli proprio in prossimità dello strato di inversione, in quanto al suo interno, non sussistono più le condizioni termodinamiche in grado di far progredire la nube verso l'alto...e se la nube non progredisce verso l'alto, il temporale non si forma.

Succede sempre così? Non proprio. Se la spinta calda e umida dal basso è molto forte, questo strato intermedio può essere sfondato. Si parla allora di "sfondamento dell'inversione". Ciò è testimoniato dalla presenza di un "cappuccio" sulla sommità di un cumulo in evidente progressione verso l'alto (PILEUS).

Quando si ha lo sfondamento, la massa umida in risalta riesce ad oltrepassare lo strato di aria più calda e secca, ripresentandosi con le stesse caratteristiche qualche centinaio di metri più in alto, dove la temperatura dell'aria torna a scendere. Il temporale in questo caso si può formare, sempre che non vi siano ulteriori strati invertiti (molto difficile!).

Ecco un video che mostra un classico caso di inversione in quota in prossimità della città di Milano. Come vedete, il cumulo cresce fino ad un certo punto e poi la sua sommità si spiana, come se qualcosa ostacolasse la sua salita.

 


Autore : Paolo Bonino

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