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Il medico risponde: e se il raffreddore non passa?

Il pericolo non si chiama freddo ma anche e soprattutto "ambienti chiusi".

In primo piano - 11 Ottobre 2002, ore 10.57

Arriva la stagione fredda e il raffreddore è dietro l'angolo. Se i suoi effetti dopo 10-12 giorni non passano cosa si può fare? Rivolgiamo questa domanda alla Dott. Vittoria Zani, consulente di MeteoLive. Dott. Zani: in questa stagione, in particolare la frequentazione di ambienti chiusi, caldo umidi (es. mezzi pubblici, uffici, scuole, piscine, ecc) favorisce la diffusione delle infezioni delle prime vie respiratorie, in particolare del raffreddore. Se dopo 10-12 giorni i fastidiosi sintomi, a tutti noti, non si risolvono è possibile una evoluzione in un quadro di sinusite acuta. Redazione: Di cosa si tratta? Dott. Zani: i seni paranasali sono delle cavità piene di aria poste intorno al naso, inserite nelle ossa del capo e comunicanti con le cavità nasali. Il suono della nostra voce dipende anche da loro: sono la cassa armonica responsabile del nostro timbro vocale. Se i batteri colonizzano i seni paranasali (nel 10-15% possono essere virus) si parla di sinusite acuta. Redazione: quando succede? Dott. Zani: spesso è conseguente ad una infezione virale delle prime vie aeree, in particolare ad un raffreddore. Può far seguito però anche ad una infezione dentale o ad una rinite allergica, in questo ultimo caso il tempo di impollinazione definisce il periodo a rischio. Redazione: ricordiamo i sintomi? Dott. Zani: la comparsa di dolore in particolare alla radice del naso e sulla fronte (seni frontali) oppure all'altezza delle guance (seni mascellari) , ostruzione nasale e febbre sono indicativi. Redazione: cosa fare? Dott.Zani: se in particolare in questa stagione il raffreddore dopo 10-12 giorni non passa, oppure si osserva febbre e i sintomi descritti è opportuno rivolgersi al proprio medico di fiducia. La diagnosi può essere confermata con una radiografia dei seni paranasali, oppure con la transilluminazione; si tratta di una semplice valutazione: in una stanza buia si introduce nella bocca del paziente una piccola fonte di luce che illumina il capo. Dall'interno la luce filtra e si può fare una prima valutazione, rapida e indicativa. Ad esempio se la luce filtra meno nel seno mascellare sinistro è possibile ipotizzare un suo coinvolgimento. La terapia farmacologica consiste in un trattamento antibiotico per 10 giorni con amoxicillina o con una cefalosporina di terza generazione, a discrezione del proprio medico curante. Redazione: Si può prevenire? Dott.Zani: in particolare un trattamento antibiotico efficace è importante sin dal primo episodio, perché evita il rischio di recidive. Mi spiego meglio. La mucosa che tappezza i seni è rivestita da un epitelio ciliato che costantemente tiene pulita la cavità. Una infezione non curata può danneggiare la mucosa e favorire una nuova colonizzazione batterica. Pertanto proteggiamo in tempo questa difesa naturale che silenziosamente opera per la nostra salute.

Autore : Redazione

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