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Il Global Warming rallenta...anche sui media

Le temperature non salgono come paventato e tra gli scienziati ora c’è chi prevede addirittura una tendenza al ribasso; il risultato è un sospetto e vistoso calo del riscaldamento globale… almeno sui mass-media.

In primo piano - 21 Ottobre 2010, ore 08.09

 
 
 Sarà che la banchisa artica non si è sciolta come previsto, che i ghiacciai non arretrano ovunque, che l’Antartide va contro tendenza e divora chilometri e chilometri di oceano, che il sole singhiozza invece di respirare, che le estati sono come prima e gli inverni meglio di prima, che gli uragani non hanno più ottenuto il visto per gli USA e l’inquinamento, quello vero, non va più a braccetto con la CO2; ma da qualche tempo a questa parte il Global Warming non è più di moda tra gli exploit di Tg e giornali.
 
Appena un anno fa, complice l’avvicinarsi del vertice di Copenaghen, i catastrofisti hanno dato il meglio di sé, con titoli ad effetto e reportages ad hoc. Si leggevano titoli come: Clima, un anno per evitare il disastro; oppure: Copenaghen, 'ultima chiamata' per salvare il clima; o ancora: Clima, pianeta vicino alla crisi. Ma già negli anni precedenti le previsioni apocalittiche avevano riempito le prime pagine dei giornali e i titoli principali di molti Tg.
 
Alcuni si concentravano in periodi strategici, come summit o conferenze; ad esempio quella di Bali nel dicembre 2007: Bali, la Terra sta bruciando! O il vertice di Kyoto del 1997: E’ emergenza clima. Altri approfittavano di periodi climaticamente, ma temporaneamente, anomali; ad esempio il gennaio 2007: Così il caldo anomalo uccide; Clima, l' allarme della task force Onu: temperature e mari fuori controllo.
 
In altre occasioni si cavalcava l’onda di fenomeni estremi e particolarmente temuti, come uragani (ad esempio dopo Katrina nel 2005 - Tempeste 2 volte più potenti, effetto serra primo sospetto; Ci attende un secolo di eventi climatici più intensi e devastanti) e tornado (Nel settembre 2004: Anche nel Mediterraneo trombe d' aria più violente), ondate di calore (2003, anno record per il pianeta, sarà il più caldo della storia) ecc.
 
Ma le notizie si rincorrono in modo talvolta incongruente per non dire contraddittorio. A distanza di qualche anno infatti, si legge: nel 2005 - Europa, il doppio volto del clima ghiacciai sciolti e inverni più rigidi; poi nel 2006 - La Terra è sempre più calda, altri due gradi e sarà il disastro. Previsioni degne di un oroscopo popolavano i giornali anche negli anni scorsi; ad esempio nel 2002 - Tra deserti e terre sommerse, così l'Italia tra cinquant'anni; poi nel 2004 - Fra cent'anni mezzo mondo sott'acqua.
 
Indietro nel tempo il tono dei titoli non cambia, e tra scenari apocalittici e previsioni catastrofiche non se n’esce, se non con gli occhi stralunati. Ad esempio nel 1995 si leggeva: Mari, supercaldo ecco gli scenari della grande paura. Nel 1990: Il mondo del duemila, incubo da inferno, oppure: Allarme ONU sull’effetto serra, la terra sarà un grande forno. Nel 1989: E mezzo mondo sarà sott’acqua. Nel 1988: E il Sahara sarà tra noi. 25 giugno 1988: USA, caldo da incubo; e l’intero pianeta può fare la stessa fine. Era appena iniziata l’era mediatica del “riscaldamento globale”.
 
Prendendo come esempio una testata giornalistica, che ovviamente tratteremo in modo anonimo, si può costruire un grafico con la frequenza di articoli contenenti notizie sul Global Warming (o effetto serra, riscaldamento globale, o anche solo cambiamenti climatici).
 
Quello che balza subito all’occhio è la spaventosa escalation di notizie e articoli sull’argomento; aspetto che ci ha costretti ad usare una scala logaritmica per “appiattire” un po’ la curva. Un altro elemento interessante è il fatto che i picchi siano all’apparenza svincolati dai periodi più sospetti, come il 2003 o il 1998; in realtà sono stati usati altri sinonimi come: aumento termico, caldo anomalo, ecc.
 
L’Effetto serra è il titolo più quotato, almeno fino al 2007; ma sicuramente il primo ad essere utilizzato, con il picco della fine degli anni ’80 e il primo rapporto dell’ONU sui riscaldamento globale del 1990. Quest’ultimo viaggia in sintonia e correlazione stretta proprio con l’effetto serra. Solo più recentemente si è affiancato l’anglosassone: Global Warming.      
 
Da notare ancora che dal 2007 i titoli contenenti i “cambiamenti climatici” superano in quantità gli altri; probabilmente perché i termini collegati al calore e al riscaldamento hanno sempre meno appeal, mentre l’idea che il clima semplicemente stia cambiando, appare più “onesto”.
 
Infine l’ultima e più importante osservazione: dopo il picco del 2007, gli articoli contenenti argomenti relativi a tutte e 4 le categorie citate, sono tutti in progressivo e netto calo. Che il clima stia cambiando? Quello mediatico sicuramente si.
 
 

Autore : Dott. Giuseppe Tito

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