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Il global warming provoca ondate di gelo? Teorie campate in aria

Qualunque cosa accada, sembra ormai esclusivamente colpa del global warming.

In primo piano - 29 Dicembre 2010, ore 09.33

Come sempre siamo nel campo delle ipotesi ma c'è chi spaccia tutto per verità. Il grande freddo che attanaglia da giorni gran parte del nostro emisfero sarebbe causa del global warming? 

Se nel mondo di chi sostiene ancora oggi le tesi catastrofiste il mare è in tempesta, in quello scientifico esente da faziosità si sta studiando per comprendere quali elementi stanno effettivamente incidendo su questo clima che mostra di essere irrequieto in tutti i sensi. 

L'attività solare che, dopo un minimo decennale durato praticamente quattro anni non ne vuole sapere di riprendere quota, è sotto osservazione. Diversi elementi coadiuvati da riscontri scientifici depositati, fanno pensare che sia proprio la lunga fase di stanca della nostra stella a incidere sulle vicende atmosferiche.

Bilancio radiativo fortemente alterato rispetto agli ultimi decenni, notoriamente caratterizzati da un sole su di giri. Possibili interferenze sulla formazione complessiva della copertura nuvolosa medio-bassa, quella che viene regolata dalla teoria dei raggi cosmici e che incide sulla temperatura dei bassi strati. Diversa impostazione e posizionamento delle correnti a getto per alterata collocazione delle fasce climatiche rispetto agli anni 90.

La circolazione subpolare che tende a spingersi maggiormente verso le medie latitudini a scapito della banda anticiclonica subtropicale che, dopo anni di ingerenze verso il Mediterraeo, è arretrata in modo significativo. Le temperature degli oceani soprattutto nel cuore climatico del Pianeta, ossia la zona ENSO del Pacifico, che sembra incline a fasi di Nina (acque fredde) più significative e durature rispetto a quelle di Nino (acque calde).

Sono solo alcune delle basi scientifiche al vaglio dei climatologi. Dal punto di vista dell'uomo comune basti notare che, al di là della semplicistica e anacronistica soluzione del global warming, le forzanti ci sono eccome. Tutto questo inoltre darebbe un senso alla situazione contingente, caratterizzata da severe, estese e durature ondate di gelo invernale lungo il nostro emisfero.

C'è però chi, davanti a tutto questo che aria fritta proprio non è, ci vede ancora il riscaldamento globale. Lo fa adducendo una teoria che non poggia su alcuna base nè matematica nè fisica e che tirerebbe in ballo le anomalie delle temperature superficiali dell'oceano Artico, quali responsabili della cronica debolezza del vortice polare, spesso trafitto da anticicloni anomali.

Il discorso potrebbe reggere su una precaria impalcatura di facciata qualora non venisse approfondito. E' risaputo che la banchisa artica non gode di ottima salute, tuttavia occorre sapere che durante l'inverno la superficie glaciale artica colma i suoi "buchi" con ghiaccio nuovo. In questo modo oltre il Circolo Polare Artico le anomalie oceaniche vengono soffocate dalla nuova copertura.

Da un punto di vista più squisitamente fisico-matematico inoltre non esistono elementi che leghino le anomalie delle temperature superficiali oceaniche con la vorticità, dunque l'equazione anomalia caldo = anticiclone non sta in piedi, neanche arrampicandosi sui vetri.

Guardiamo piuttosto al ciclo della Nao, che dopo un trend positivo, sembra aver intrapreso la strada della negatività, e soprattutto alle scarse performances dell'indice AO, legato all'attività del vortice polare, quello si, decisamente fuori forma, probabilmente a causa del sole dormiente, non tanto del poco ghiaccio.

Paradossalmente infatti, proprio quelli che oggi chiamano in causa la dispersione delle masse gelide dal Polo verso le basse latitudini, fino a ieri ci volevano far credere che il freddo d'inverno si sarebbe arenato a livello dell'Europa centrale, considerando ormai lo scarso contributo di freddo presente nelle masse d'aria in discesa dal Polo. I fatti continuano a smentirli.
 


Autore : Luca Angelini e Alessio Grosso

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