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Il gelicidio: la pioggia che congela al suolo

Un fenomeno molto pericoloso per pedoni ed automobilisti.

In primo piano - 24 Novembre 2010, ore 11.06


E ' noto come "gelicidio", ma viene chiamato anche "vetrone" o "galaverna" in alcune regioni, pur avendo nulla a che fare con il classico deposito di brina sugli alberi. Ma cos' è effettivamente questo fenomeno e dove si manifesta con maggior frequenza? Il gelicidio presuppone diversi passi, il primo tra i quali è l'afflusso al livello del suolo di aria molto fredda dalle latitudini artiche che permetta il raggiungimento per diversi giorni di temperature abbondantemente al di sotto dello zero.

Tale status permette al suolo di gelare fino a qualche centimetro di profondità. A seguire, il secondo passo implica il subentro di una perturbazione, accompagnata dal correnti più miti in quota; il tipico fronte caldo. In tali condizioni, lo scorrimento dell'aria mite e umida subentrante al di sopra del cuscino di aria gelata, determina con maggior frequenza le classiche nevicate da "addolcimento". In alcuni casi però, i fiocchi di neve nella loro caduta, possono attarversare alle quote intermedie una lama di aria con temperature anche di poco superiori allo zero; questo in virtù dello scorrimento di aria mite descritto poc'anzi. Ebbene la neve fonde e diventa pioggia ma nella sua ulteriore caduta verso la pianura si ritrova poi nuovamente immersa in ambiente nuovamente sotto lo zero.

Questo in virtù del fatto che nei bassi strati è ancora presente il cuscino di aria gelida e inerte. Cosa accade allora? Naturalmente la pioggia non si può ritrasformare in neve ma le gocce diventano piccoli pezzi di ghiaccio sopraffuso dall'aspetto trasparente.

Questi ultimi, depositandosi al suolo, gelano immediatamente ricoprendo tutto con una insidiosissima patina di ghiaccio vetrato, spessa a volte anche alcuni centimetri, a seconda della durata e dell'intensità del fenomeno. Dove avviene con maggior frequenza questo fenomeno? In Italia la pianura Padana è la zona più favorita, poichè il circondario montuoso facilita la protezione del catino gelido nei bassi strati e lo scorrimento mite al di sopra delle cime montuose, generalmente quelle dell'Appennino ligure, dalla cui direzione prendono a sorvolare le correnti più miti in quota. Alcuni episodi sono stati registrati anche nell'alta Toscana, in particolare nella zona del Mugello, ma risultano molto più rari rispetto al settore padano.

Fenomeni analoghi possono avvenire anche nelle vallate alpine e dell'Appennino settentrionale. Anche sulle grandi pianure dell'Europa centrale e settentrionale, nonchè sulle Plains canadesi e del nord degli Stati Uniti il gelicidio risulta un fenomeno piuttosto frequente nel corso della stagione fredda, soprattutto nei mesi di dicembre e gennaio.


Autore : Luca Angelini, adattamento Alessio Grosso

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