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Il freddo previsto per fine mese riuscirà ad imporsi sull'Europa?

Dalle analisi delle proiezioni emesse questa mattina dai principali centri di calcolo emerge un quadro generale ancora poco chiaro circa il reale raffreddamento in arrivo su alcune regioni italiane. Se, infatti, i principali modelli europei ed americani sono concordi su una poderosa azione di blocco meridiana in formazione in aperto Atlantico, ben diversa appare l’entità dell’irruzione fredda delineata ed in attesa di scendere dalle latitudini artiche.

In primo piano - 21 Gennaio 2004, ore 14.49

In queste ore un nucleo di aria molto fredda è in procinto di attraversare la penisola balcanica dove, fino a tutta la giornata di domenica prossima, la circolazione ciclonica annessa al suo transito sarà in grado di elargire deboli precipitazioni nevose accompagnate da una sensibile diminuzione della temperatura. L’influenza che tale massa fredda avrà sull’Italia sarà del tutto marginale, in particolare per le regioni del Nord che, riparate dalla catena alpina, vedranno gli effetti del suo transito solo con una modesta diminuzione delle temperature. Saranno invece le regioni adriatiche, ed in modo particolare Molise, Puglia e Basilicata, ad essere maggiormente interessate dalla suddetta circolazione: su queste regioni, infatti, sebbene con fenomeni di breve durata, le isoterme basse alla quota isobarica di 850 hPa (-10 °C venerdì 23 sulle regioni del medio e basso Adriatico) ed una ventilazione sostenuta dai quadranti orientali accentueranno notevolmente la sensazione di freddo. Possiamo quindi affermare che, con il prevalere e con l’influenza sempre più massiccia di una circolazione vorticosa a carattere freddo sull’Europa orientale, è venuto meno l’intenso flusso zonale che ha interessato il settore centro-meridionale del nostro continente fino allo scorso week-end e, sebbene in aperto Atlantico le ondulazioni delle correnti occidentali nell’alta troposfera siano ancora contenute, queste, una volta penetrate nel cuore dell’Europa, tendono sensibilmente a flettersi per diventare sede di sacche di aria molto fredde adeguatamente rimpinguate dai flussi meridiani artici in discesa dal Mar Bianco. Tale configurazione barica, ad ogni modo, sarà la responsabile delle evoluzioni future che cominceranno a delinearsi già dalle prossime 48-72 ore sullo scacchiere europeo. Se osserviamo, infatti, l’andamento generale delle correnti planetarie per i prossimi due o tre giorni sul nostro emisfero, potremo notare come la circolazione fredda dei Balcani appena descritta tenderà a rendere notevolmente instabile l’assetto della corrente a getto anche sul vicino Atlantico, dove la circolazione atmosferica diventerà nettamente più blanda rispetto ai giorni scorsi ed il gradiente barico tra la depressione d’Islanda e l’anticiclone subtropicale presente ad ovest della Spagna abbasserà i propri valori. L’effetto a catena che sarà innescato da questo processo non tarderebbe comunque ad arrivare. Anche se l’evoluzione descritta dai modelli sarà come sempre soggetta a correzioni nel corso dei prossimi aggiornamenti, posso con buona probabilità di successo già da questo momento prevedere che la staticità abbastanza evidente della circolazione atlantica delle prossime ore sarà presto sostituita da un’energica rimonta dei geopotenziali lungo i meridiani, con annessa formazione di un anticiclone di blocco che dalle coste occidentali africane muoverà fin vero l’artico groenlandese. Quest’azione sarà determinante nel far scendere, nella giornata di lunedì 26, una circolazione ciclonica sulle coste occidentali europee e sulla Francia, con a seguito i primi sbuffi di aria artica che nel frattempo avranno raggiunto l’Inghilterra, con isoterme comprese tra i 5 ed i 10 gradi sottozero a circa 1500 metri di quota. Tale circolazione si approfondirebbe fino a raggiungere al suo interno valori di pressione molto bassi, di circa 985 hPa, con associata ventilazione intensa e fredda che potrebbe interessare il centro-nord della penisola consecutivamente dal 27 al 30 gennaio. Anche se quanto ho appena descritto meriterà in futuro le dovute conferme del caso, secondo il mio parere tale circolazione in prospettiva sarebbe ad oggi abbastanza attendibile, in quanto maturerebbe in seguito ad un’evoluzione generale dell’atmosfera che prende spunto da una marcata situazione di blocco all’unico disturbo che potrebbe cancellarne definitivamente gli effetti, ovvero le miti correnti occidentali. A questo, punto, infatti, sarebbe come se il vecchio continente si trovasse sotto l’influenza di un sistema isolato a carattere freddo, a sé stante ed in grado di auto rigenerarsi e di approfondirsi, senza temere eventi sinistri che ne destabilizzerebbero la propria legge di conservazione. Tutto ruoterebbe, quindi, attorno alla figura anticiclonica in formazione nelle prossime 72 ore al largo del nostro continente e da qui, con buona probabilità, gli scenari futuri potrebbe apparire ai nostri occhi come una semplicissima evoluzione lineare di una situazione di blocco il cui unico compito sarebbe quello di pilotare le fredde correnti artiche verso latitudini mediterranee. Ma all’eccezionalità dell’estensione e della dinamicità dell’ampia sacca depressionaria in probabile formazione per fine mese (questa si estenderà dalla Scandinavia alle coste occidentali spagnole, all’Italia ed ai paesi dell’est) non corrisponderebbe un analogo dirompente, serio ed eccezionale raffreddamento come si convenga ad una poderosa irruzione di aria artica gravante attorno a tale ampia circolazione vorticosa. Secondo le proiezioni dei modelli emessi dai centri americani ed europei, infatti, potrebbe apparire differente l’entità del raffreddamento. In sintesi – e qui concludo – mi sento per il momento di assicurare quasi con assoluta certezza l’evoluzione barica della situazione da qui ai prossimi quattro o cinque giorni, nonché la discesa di aria fredda in arrivo dalle latitudini settentrionali e l’eventuale periodo perturbato freddo attivo a scala europea che si delineerebbe una volta attivatosi il blocco atlantico. Ad oggi, però, ancora nessuna certezza sull’entità del raffreddamento e delle eventuali nevicate in pianura, relativamente alla nostra penisola, a causa dell’incongruenza dei modelli sul campo termico e, soprattutto per alcuni, dalla meraviglia nell’osservare attorno ad una così vasta ed organizzata circolazione ciclonica a carattere freddo, isoterme alla quota di 850 hPa veramente sottotono, quasi a dimostrazione di un inverno che il nostro continente, per il momento, non ha mai conosciuto se non in rare ed episodiche eccezioni.

Autore : Andrea Corigliano

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