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Il Foehn a 360 gradi, ecco i segreti del suo caliente respiro

Perchè una corrente d'aria che scavalca una montagna si riscalda in modo così violento? da cosa dipende la velocità del vento? Questo e altri interrogativi svelati da Meteolive.

In primo piano - 11 Marzo 2009, ore 12.08

Il Favonio, traduzione letterale del termine latino da intendersi come "vento che favorisce la gemmazione" è un fenomeno noto e studiato fin dall'antichità. Solo agli inizi dell'800 però la scienza iniziò seriamente a studiarlo e da quel giorno nacquero diverse teorie. Perchè questo vento che proviene, anzi che "cade" letteramente dalle montagne diventa così caldo? Ai primordi qualcuno la butto là in questo modo: "il Foehn è un vento che porta aria dall'equatore". Non ci volle molto a smentire questa affermazione più folcloristica che scientifica. Subentrò la teoria del riscaldamento dovuto all'attrito meccanico prodotto dallo scorrere del fluido aria sulla rugosità delle montagne. Arrivò allora la matematica asmentire anche questa supposizione: se consideriamo che il Foehn produce un riscaldamento anche di 10°C in pochissimo tempo, i giochi energetici prodotti dall'attrito perdono rapidamente di significato: sarebbero sufficienti a riscaldare solo... il primo metro d'aria sopra il suolo! Seguì poi la cosiddetta teoria "termodinamica", teoria che in parte è effettivamente coinvolta nel processo ma che da sola non è assolutamente sufficiente per raggiungere riscaldamenti dell'ordine dei nostri canonici 10°C. Questa teoria soppesa gli scambi di energia dovuti alla condensazione che spesso, ma non sempre, avviene contemporaneamente lungo il versante sopravvento della nostra catena montuosa. In sostanza l'energia ceduta all'aria a causa del calore latente di condensazione delle nubi e delle precipitazioni riuscirebbe, secondo questa teoria, a mantenersi inalterato durante la sua discesa verso il versante sottovento. La teoria però cozza subito con la fisica: il processo infatti è denominato "adiabatico" ossia con scambi di calore con l'esterno nulli o minimi. E allora come avviene questo furioso riscaldamento che spesso riesce addirittura a scatenare i nostri mal di testa? Ci arrivò nel 1901 il grannde meteorologo austriaco Julius Von Hann. La sua tesi però venne miseramente accantonata proprio dal mondo scientifico il quale gli preferì la teoria termodinamica, ancora oggi molto in voga. Hann affermava che il riscaldamento di questo vento è dovuto a vari fattori, primo: l'altezza della catena montuosa dalla quale "cade" il flusso. Da questo dipende anche l'intensità del vento. Maggiore è l'altezza della catena montuosa e maggiore sarà la quantità d'aria che si accumulerà contro il versante sopravvento e maggiore sarà il dislivello di pressione tra i due versanti montuosi. Secondo: il riscaldamento dipende dall'andamento della temperatura con la quota. Come sappiamo la temperatura scende con la quota ma a volte in quota l'aria è più fredda, altre volte è meno fredda il che, in altre parole, significa che a volte la temperatura salendo di quota scende di più, altre volte di meno. In sostanza dunque, meno velocemente scenderà la temperatura salendo di quota e maggiore sarà il riscaldamento prodotto dal Foehn. Questo spiega anche perchè d'inverno il Foehn riscalda l'aria in modo molto evidente, mentre d'estate il riscaldamento è minimo se non nullo. D'inverno quasi sempre il vento infatti rimuove inversioni termiche intrappolate nei bassi strati (la temperatura addirittura sale con la quota), in estate invece può subentrare in quota aria molto più fredda di quella che trovasi al suolo. Tutto, si fa per dire, qui. Grazie Hann!

Autore : Luca Angelini

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