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Il clima in Europa nell'ultimo mezzo secolo, ecco cosa è cambiato veramente (terza parte)

Analizziamo cosa accadeva negli anni '80. Il periodo è stato caratterizzato dal clamoroso passaggio di consegne tra quel tipo di clima considerato "normale" a quello attuale definito "malato"

In primo piano - 29 Agosto 2008, ore 10.32

Gli anni '80 hanno segnato lo storico passaggio tra quella che può essere considerata la vecchia gestione del clima, quella che costituisce (a torto) la base, il metro di misura di un tempo "normale" e la nuova gestione, quella incentrata sul Global Warming che contempla (sempre a torto), un clima "malato". Proprio in questi anni infatti tutte le teorie che fino ad allora avevano dipinto le emissioni umane di anidride carbonica quali responsabili della fase di raffreddamento occorsa negli anni precedenti, furono messe in discussione. Il dibattito fu talmente vivace che uscì addirittura dall'ambito scientifico e approdò sui tavoli della politica, perdendo così la genuinità e l'autenticità che l'aveva fino ad allora contraddistinto. Ma insomma l'anidride carbonica di origine antropica le fa calare o le fa aumentare queste temperature? Da qui partì la lunga discussione tutt'ora in corso e che in vent'anni ha ribaltato causa ed effetto, dicendo tanto ma azzeccando (per fortuna) poco in termini catastrofistici. Se analizziamo nel dettaglio cosa accadde in quegli anni possiamo notare una fascia anticiclonica che dalle isole Aleutine si porta spesso a ridosso dell'Alaska, lungo le coste settentrionali canadesi e sul mare del Labrador. Questo determinava una ondulazione particolare della corrente a getto in uscita dal nord America verso l'Europa, la quale pescava ancora umidità dall'Atlantico (gli autunni infatti sono stati abbastanza piovosi) ma che iniziava ad essere insidiata dall'aumento della pressione sui settori meridionali del Mediterraneo. Gli anticicloni insomma si fanno sentire in maniera un po' più accentuata rispetto agli anni '70. Questo innalzamento della fascia anticiclonica subtropicale, ancora contenuta in verità, è stata probabilmente favorita anche dai più forti episodi di El Nino del decennio, quelli dell'82 e 83 con ripercussioni sulle rispettive estati europee. La Nina, subentrata nei due anni successivi, ha invece contribuito ad alimentare l'inverno del secolo, quello dell'85 e il suo simile dell'86, seppur con lo zampino delle manovre in stratosfera. L'indice dei venti stratosferici infatti (indice QBO, oscillazione quasi biennale) ha subìto proprio a cavallo di questi due anni una netta discesa in campo negativo, con una ventilazione orientale che andò a favorire la risalita "a goccia" fin sulle regioni polari dei flussi caldi provenienti dagli anticicloni subtropicali. Questo determinò la frammentazione e la distruzione del vortice polare invernale con l'invasione in massa dell'aria freddissima verso le latitudini temperate. Gli inverni '84-85 e '85-86 furono non per nulla tra i più freddi del secolo. Alla fine del decennio capovolgimento di fronte. L'inverno chiude definitivamente i rubinetti del freddo e subentra l'azione invadente degli anticicloni subtropicali. I "non inverni" dell'87-88, '89-90 e '90-91 ne furono una riprova. Il Nino rimette lo zampino e riscalda le estati '87 e '88, mentre la Nina dell'anno successivo si fece sentire con un'inverno particolarmente asciutto. L'ipotesi del raffreddamento dovuto all'anidride carbonica lasciò così sempre più spazio alla nuova moda, quella che iniziava a divulgare la teoria del riscaldamento globale, presa di rimbalzo dal periodo in atto. Nessuno però allora conosceva l'azione indotta da un importante indice atlantico e denominato AMO (oscillazione multidecennale delle temperature atlantiche). Esso, dopo circa 20 anni, si portò progressivamente verso l'alto (seppur ancora in terreno negativo) e, lavorando in sinergia con il Nino e con altri indici oceanici come l'oscillazione multidecennale delle temperature del Pacifico (PDO, in terreno positivo), consegnò l'Europa nelle mani di un anticiclone subtropicale che ha poi caratterizzato gran parte degli anni '90 e del 2000.

Autore : Luca Angelini

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