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Il CLIMA DELLE ALPI, le situazioni con correnti meridionali (TERZA PARTE)

Le correnti meridionali apportano i maggiori accumuli precipitativi sull'intero arco delle Alpi. Ma cosa accade se le masse d'aria che raggiungono la catena montuosa da sud hanno origini diverse?

In primo piano - 21 Febbraio 2008, ore 10.48

Le precipitazioni più abbondanti che impegnano i nostri versanti alpini si verificano con le classiche situazioni di sbarramento prodotte da venti sud-orientali. Tali correnti vengono sospinte a ridosso della barriera montuosa generalmente a partire dalle quote medio-basse in seno ad una corrente che è nota con il nome di "Low Level Jet", ossia corrente a getto di bassa quota che soffia solitamente con direzione sciroccale intorno ai 1500 metri di quota. Questo spessore d'aria però può giungere con caratteristiche diverse a seconda dell'origine della massa d'aria stessa. La presenza o meno di una inversione termica sulla pianura Padana risulta inoltre determinante nell'inquadrare correttamente una eventuale allerta alluvionale piuttosto che una normale previsione di precipitazioni moderate o addirittura sporadiche. Descriviamo sommariamente i due casi estremi che si possono verificare. 1) CORRENTI DA SUD-EST PROVENIENTI DAL NORD-AFRICA SENZA INVERSIONE TERMICA IN VAL PADANA: aria molto calda e secca parte dai deserti nord-africani sospinta da circolazioni depressionarie solitamente poste sui nostri mari occidentali. L'aria in origine risulta piuttosto instabile a causa del forte riscaldamento al quale è sottoposta dal sole. Il transito sulle più fredde acque del Mediterraneo la stabilizza poichè la raffredda ad iniziare dal basso ma essa non perde la sua instabilità iniziale. La nostra corrente seguita infatti a trasportare la questa instabilità in modo latente fintantochè non sia costretta a superare una barriera montuosa, nel nostro caso le Alpi, caricandosi nel frattempo dell'umidità attinta dal mare. Il sollevamento forzato libera l'instabilità latente e causa la formazione di imponenti cellule temporalesche sparse affondate nel tessuto nuvoloso. Le piogge si fanno localmente intense e possono concentrarsi su determinate zone, soprattutto sulle quelle pedemontane o di pianura adiacenti, determinando episodi di notevole intensità a volte anche alluvionali (esempio alluvioni del Piemonte del 1994 e del 2000). 2) CORRENTI MERIDIONALI DA SUD-EST PROVENIENTI DAL MEDITERRANEO CON INVERSIONE TERMICA IN VAL PADANA: ci troviamo in condizioni di flusso meridionale bloccato alle basse quote, con i venti che contornano i rilievi alpini con direzione nord-orientale (vento di barriera). In quota il flusso meridionale prosegue la sua corsa scavalcando la cresta alpina. Il sollevamento orografico cui è sottoposta la nostra massa d'aria in quota non riceve adeguati rifornimenti di umidità dal basso e quindi non risulta sufficiente per favorire abbondanti precipitazioni. Si verificano in questo caso condizioni di estesa nuvolosità associata a piogge intermittenti al più di moderata intensità ma a volte la precipitazione può anche non cadere. In determinati casi si può verificare però una situazione particolare: a causa della diversa direzione dei flussi alle varie quote (shear favorevole) si possono formare isolate celle convettive foriere di isolati rovesci anche a sfondo temporalesco. I fenomeni sono più episodici rispetto al caso precedente e si differenziano da esso per la diversa origine: nel primo caso l'origine delle celle convettive è termodinamica, nel secondo è meccanica.

Autore : Luca Angelini

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